La guerra in urdu

«Cosa credevi, che si scherzasse? Datti una mossa».

Amriz obbedì alle parole del sergente. Strinse il Kalashnikov e continuò a marciare.

Intorno, i monti dell’Afghanistan erano polverosi, aridi, temibili: sembravano i denti di un gigante, e loro, gli operatori delle forze speciali, dei microbi.

Ma si sarebbero battuti fino alla fine.

Raggiunsero una postazione in cima a un rilievo. Il sergente si mise al binocolo.

«Notizie dei sovietici?» domandò Amriz.

«Non si vede nulla» gli rispose un commilitone.

«Invece sta arrivando qualcuno» interruppe tutto il sergente.

In effetti, in lontananza, si vedevano degli autocarri in avvicinamento.

Amriz guardò a sua volta con il binocolo. «Sono governativi afgani».

Il sergente sbuffò. «Quelli».

Era vero, i governativi afgani non erano mai stati combattivi: di fronte ai mujaheddin scappavano. E allora di fronte alle forze speciali pachistane cosa avrebbero fatto?

Amriz si gettò a sedere. «Stiamo a guardare».

«Già». Il resto del plotone aveva voglia di relax.

Poteva finire tutto lì, ma erano pur sempre in territorio afgano.

«Ci sono i sovietici» annunciò il sergente.

L’intero plotone si preparò alla guerra. Anche se erano vestiti da straccioni, l’indole combattiva dei pashtun l’avevano ancora in corpo e quando a qualche centinaio di metri i russi si unirono agli afgani, Amriz preparò il Kalashnikov.

Russi e afgani partirono all’attacco.

Amriz prese la mira e attese l’ordine di fare fuoco.

Ma l’ordine non arrivava.

«Il sergente è morto!».

Amriz non ci poté credere, ma era vero: il sergente era riverso a terra, una pozza di sangue al posto del cranio. Doveva essere stato un colpo di Dragunov, qualche membro del KGB era appostato nei dintorni.

I sovietici e i loro alleati si fecero sotto e i pachistani li accolsero con delle scariche di fucileria.

Morti, feriti, rovine, ma i comunisti non demorsero: gettarono le loro F1.

Amriz ne prese una e la rigettò da dove l’avevano lanciata, solo che le altre esplosero.

Fu un uragano di fuoco e rabbia, quello.

Ci furono morti e feriti di nuovo, ma stavolta tra i pachistani. Dov’erano finiti i mujaheddin che erano venuti ad aiutare? Che razza di “guerrieri sacri”.

Arrivarono i russi e Amriz ne trafisse uno con la baionetta, poi allontanò tutti gli altri. «Morite, vi faccio a pezzi io, state lontani!» gridava un urdu e in russo e anche in dari.

I comunisti risero, poi si ritirarono.

Perché l’hanno fatto? Cosa sta succedendo?

In lontananza stava arrivando un Mil Mi-24 e Amriz non aveva uno Stinger, solo uno stupido Kalashnikov.

Fuggì prima che la cima del rilievo si trasformasse nella sommità di un vulcano.

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