La liberazione

Serie: Il maledetto cacciatore di fantasmi - with Lorenzo R. Gennari


Eugenio redivivo per la seconda volta trova la forza per affrontare l'affittuaria. [questo capitolo ha delle battute sul nazismo. Non sono nazista, non sottovaluto gli eventi della seconda guerra mondiale, sfrutto solo l'informazione per esasperare l'antagonista e renderla odiosa.]

– Per Di*! – esclamò la povera donna – Quale ebreo bast***o osa essere ancora vivo? – Eugenio, al sentirsi chiamare ebreo cercò di articolare qualche parola, riuscendo, invero, a pronunziare solo mugugni indescrivibilmente ripugnanti.

– Fermo dove sei? O userò il tuo corpo per fare saponette! –

Con due portentosi pugni, dopo tanto percuotere, riuscì a spalancare le ante. Una luce sublime e brutale si abbatté sulle sue avvizzite retine, strepitando per il dolore avanzò passo dopo passo con le mani protese in un inquietante supplica d’aiuto. La povera signora, con il fucile tremante in mano, provò ad aiutarlo, flettendo il dito sul grilletto.

– F-fermo o sparo! – Eugenio rispose con un mugugno piuttosto convincente – Torna nell’inferno da cui ti hanno risparmiato! Maledetto pezzo di m*rda! –

Eugenio replicò sagacemente con altri mugugni, qualcosa, incastratosi nella sua gola, gli impediva di articolare un qualunque suono che sia anche lontanamente umano. Avrebbe voluto dire alla anziana donna di abbassare l’arma, poiché la morte sarebbe dolorosamente sopraggiunta ma poi revocata in poco tempo rendendo i suoi sforzi vani; ma la sua lingua impastata articolava frasi molto più ancestrali, impedendo una qualsiasi comunicazione tra i due.

Avendo constatato che la comunicazione verbale non era efficace, provò con il linguaggio corporeo ergendosi in tutta la sua goffaggine, ma la sua figura incurvata pareva quella della diversamente dritta e famosa torre pisana.

La spaventata Maria scattò il grilletto. Si udì un inceppamento ed una nube di fumo esplose in faccia ad Eugenio, il quale sentì il pizzicorio alle narici per via della polvere. Un dolorosissimo starnuto scagliò quel proiettile incastrato in gola, sul pavimento. La violenza data dal colpo era stranamente amplificata, forse una combinazione della polvere da sparo unita alla scintilla data dalla frizione dei peli del naso, aveva scatenato l’esplosione dalle sue narici.

Lo scoppio provocò l’inevitabile. L’ingiustamente sventurata donna sentì il cuore saltare nel petto e quando il fumo si diradò, le piccole gocce nasali ai suoi piedi le provocarono un infarto del miocardio, facendola accasciare a terra.

Una tragedia nella tragedia: tutto dato da poche gocce rosse inconsapevolmente gettate dal naso di Eugenio (che la dolce Maria aveva scambiato per proprie) e la credenza di aver davanti un morto tornato a vendicarsi dall’oltretomba, furono troppo per la nostra delicata padrona; che ora giaceva nel luogo dove poco prima usava riposare… La ricorderemo con amore. Finalmente, dopo centotrent’anni di onesto servizio militare, morì, dimostrando che la morte arriva per tutti, anche se in ritardo ed anche se si ha sempre tentato di fare del bene, pur con tutte le difficoltà del caso.

Eugenio si premette le narici del naso, non riuscendo a credere alla propria fortuna. Con una nuova forza e sicurezza nel cuore, si avviò verso l’agognata uscita, felice come un dannato che esce dall’Inferno.

Si trascinò lungo l’atrio/cucina/salotto, sradicò la catena della sofferenza e della segregazione dal portone d’ingresso e quando pensava di fuggire da quell’incubo… gli sguardi impietosi della legge lo trapassarono: forniti di manette, armati fino ai denti e, probabilmente, chiamati dai passanti.

Eugenio si pentì, in quel momento, di essere resuscitato.

Poi, uno scroscio di applausi lo annegarono di gloria. I poliziotti, con le lacrime agli occhi per la commozione, cominciarono a stringergli la mano sparando in aria per la felicità. In un attimo il nostro antieroe si ritrovò sollevato in trionfo dalla folla, applaudito e osannato per il suo contributo alla comunità e portato di peso alla sua umile dimora. Uno di loro, annunciò la liberazione dello stabile a tutto il quartiere con il megafono. L’edificio era in festa, così come tutto il sobborgo: cori di acclamazioni, applausi, pianti di isterica felicità e pacchi di riso Scoppi sul loro nuovo eroe venivano sparati come testate termonucleari. I giornalisti facevano a gara per accalappiarsi il servizio, e alcune bandiere rosse comuniste sventolavano dalle finestre, mentre l’omonima canzone veniva cantata dai balconi degli stabili vicini .

– Lunga vita a Eugenio! Fan***o alla ciabattina! –

Ebbene si, nonostante la dedizione che l’anziana e arzilla signora aveva messo nel suo stabile per renderlo tale; nonostante i sacrifici compiuti per il loro bene, nonostante il sangue versato, le bugie pronunciate, i voti fatti e infranti… nonostante la pietà reincarnatasi in questa donna straordinaria per salvare le nostre umil’vite… nonostante tutto ciò i condòmini esultavano ingratamente, come durante la crocifissione di nostro signore, in questo caso “nostra signora”.

– Alleati per la libertà! – esclamò una donna afro-italiana con dieci bambini sulle spalle.

– Acclamate il Re del Peso Forma! – replicò un altro prendendolo sulle spalle e trascinandolo lungo le scale, seguiti dalla folla che a squarciagola continuò a replicare: “Il Re del Peso Forma!”. La felice, seppur ingiusta e immeritata processione, proseguì lungo tutte le scale fino al sesto piano. Eugenio, sentendosi il nuovo re del condominio, prese a salutare, sorridere e dispensare sbaciucchi e benedizioni a tutti i figli degli stranieri. Per la felicità fecero scoppiare dei botti. Persino i corvi cominciarono a gracchiare dalla gioia filtrando dalle finestre e piovere liquidi candidi sul corpo della povera, povera Maria. Gli stabili vicini pensarono che fosse in atto un attentato terroristico.

Quando venne adagiato nel suo appartamento si sentì ancora superbo come un bradipo dopo aver espulso i suoi pareri alla terra, senza essere ucciso dai predatori. Il corteo lo acclamava a gran voce, tanto che fu costretto a ordinargli di tacere per non attirare i paparazzi. Nonostante questo, non si fermarono per tre giorni di fila.

In quel momento pensai “Ah! Se la carissima e divina Maria potesse vederli ed assistere a questo scempio”; e, come se il destino mi avesse sentito, Eugenio si accorse che la Morte era sempre dietro l’angolo. In questo caso, seduta sul divano in salotto, accanto al fantasma familiare e rasserenante dell’anziana Maria.

– Eugenio! – esclamò il delegato della Morte con seducente voce cavernosa – Mi dispiace ma, come ho detto, c’è sovraffollamento nell’aldilà e non sapendo dove metterla, te la affido finché non si libera un posto! Ok? Ciao –

Continua...

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