La libertà che guida il popolo – Eugène Delacroix

Serie: Oltre il dipinto


Gli spari in lontananza, il fumo che terso riempiva l’ambiente. Era spaesata. Rimaneva ancora per terra cercando in qualche modo di farsi da parte e poter, da un punto di vista piú fortunato, capire dove si trovasse. Alcune campane risuonarono con gravi e forti rimbombi in lontananza, riuscí a vedere la facciata gotica della chiesa e le vetrate colorate che lasciavano entrare la luce del sole all’interno della cattedrale. Non riuscì a scorgere i gargoyle, ma sapeva perfettamente che edificio si stagliasse all’orizzonte.

Era Notre Dame.

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La rivoluzione degli anni '30 è appena scoppiata, Notre Dame si staglia all'orizzonte. (la canzone tradotta in francese è presente nel musical Les Miserables di Victor Hugo)

Si trovava a Parigi, nel bel mezzo della rivoluzione ottocentesca degli anni ‘30, la Senna scorreva frenetica a pochi passi da lei, ma il rumore del fiume era sovrastato dalle voci, le grida e gli spari della calca che a pochi centimetri da lei accendeva la rivoluzione.

Il ragazzino con il cappellino che le aveva gridato addosso era già lontano, nascosto tra la moltitudine di persone che si ammassavano l’una sopra l’altra; vide gente in divisa cercare di calmare la ressa con baionette e manganelli, non ci fu verso.

La rivoluzione continuava.

Si alzò in piedi scrollandosi di dosso la polvere che le si era accumulata sui vestiti e saltando, non solo frammenti di legno, ma addirittura cadaveri cercò di raggiungere uno spazio meno pieno, dove fosse possibile respirare una boccata d’aria. I piedi facevano slalom tra i cadaveri, i frammenti di case, e il fumo che, data la rivoluzione industriale, copriva buona parte del cielo non la lasciava respirare.

Allons-y, allons-y (Andiamo, andiamo)- qualcuno la strattonò, era un uomo: vestiva con una camicia piuttosto sgualcita e semi aperta a maniche lunghe, la baionetta stretta saldamente tra le mani, portava al collo una borsa che ad ogni passo risuonava per le monete o l’oro contenute all’interno. Le fece un cenno e come per Matteo sentì una confidenza strana pizzicarle le mani fino ad intrecciarle con le sue. La ragazza lo seguì, correndogli dietro data la frenesia del momento. Si ritrovò ai margini di una folla, troppa gente accalcata addosso ad un’unica figura di spicco, una donna che vestiva una tunica bianca lasciata cadere morbida sul suo corpo formoso portava la bandiera tricolore francese stretta in una mano sventolando con forza il pezzo di stoffa in modo tale che tutti potessero scorgere un simbolo di unità in tutto quel caos; nell’altra però, in contrasto con il motto liberté, egalité, fraternité, teneva un fucile saldo a sé. 

Uno spiraglio di luce in tutto quel fumo ricadde sul suo corpo illuminandolo dall’alto, la donna componeva la punta della piramide che si era formata; sembrava uscita dalla Grecia antica, poteva benissimo per la ragazza essere comparsa come lei dall’era dei grandi filosofi, decontestualizzata da quello che era il clima rivoluzionario ottocentesco.

La ragazza fece per avvicinarsi a lei ma colpita dall’aura di luce, in un secondo la situazione scivolò dalle sue mani o meglio dalle mani del ragazzino accanto alla donna, in una rapida pennellata i grilletti delle pistole presero a funzionare, del sangue schizzò da tutte le parti e ad uno ad uno, come in un domino, alcuni uomini caddero per terra. La ragazza scivolò su uno di loro rimanendo a terra, le sue mani strisciarono sulla ghiaia sfregiando la pelle delicata dei suoi palmi; un uomo in divisa le passò accanto e la prese per il colletto della camicia, i suoi piedi ormai completamenti neri e graffiati dal terreno si muovevano liberamente un metro sopra il suolo, la sua faccia esprimeva la sua preoccupazione, ma l’uomo in divisa se la caricò sulle spalle e iniziò a correre. 

– Entends-tu les gens chanter? Chanter une chanson d’hommes en colère? C’est la musique d’un peuple qui ne sera plus esclave – qualcuno stava cantando sotto voce, era un ritmo cadenzato e mano a mano il tempo passava più la canzone prendeva ritmo e volume, sembrava un sirtaki; più persone presero parte alla sinfonia formando un coro di voci arrabbiate con il regime. Vide correre in direzione opposta alla sua un flusso di gente di tutte le classi sociali, dai più poveri ai più benestanti, correvano e cantavano con in mano una coccarda tricolore.

L’uomo la lasciò ai piedi di Notre Dame e scappò cantando mimetizzandosi tra la calca, la ragazza entrò nella cattedrale sperando di trovare una spiegazione o un aiuto, l’unica cosa che trovò fu la luce.

Stessa luce, un suono di disperazione uscì dalla sua bocca, non riusciva mai a chiedere spiegazione o arrivare ad una soluzione concreta di quello che stava succedendo.

Lo chignon restò uguale, un paio di orecchini dorati a cuoricino si erano materializzati, decorando le sue piccole orecchie.

Ai piedi un paio di scarpette da punta fasciavano i suoi piedi, un tutù bianco si era sostituito alla camicia e al paio di pantaloncini e la sua vita era attorniata da un nastro azzurro cielo.

Quando i suoi occhi si adattarono al nuovo paesaggio, la ragazza aveva già captato una locandina attaccata a quello che sembrava un palazzo regale.

Opéra national de Paris

Giselle

1er décembre 1902

Serie: Oltre il dipinto


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni