La linea del tempo
Serie: A piedi controcorrente - Cronache semiserie di un fuggitivo pandemico -
- Episodio 1: Il primo passo è il più scemo
- Episodio 2: Animali in gabbia e pellegrini smarriti
- Episodio 3: Il cielo dietro gli abeti
- Episodio 4: Venti Centimetri di Cielo
- Episodio 5: Il portone socchiuso
- Episodio 6: Risveglio e nuove luci
- Episodio 7: Gli Dei contro di me (spoiler: ho vinto io)
- Episodio 8: Il cancello che non porta a niente
- Episodio 9: L’incrocio Nero
- Episodio 10: La Città nella Bolla
- Episodio 1: Il Cavaliere Zoppicante
- Episodio 2: Il Pazzo nel Corridoio
- Episodio 3: Dodici ore
- Episodio 4: Stallo
- Episodio 5: Alla ricerca della risposta
- Episodio 6: Test Drive
- Episodio 7: Quasi di corsa
- Episodio 8: Il bar aperto
- Episodio 9: Un petit peu
- Episodio 10: Il raglio della fiducia
- Episodio 1: Non sei stanco
- Episodio 2: Qualche dubbio
- Episodio 3: Dove vai?
- Episodio 4: La linea del tempo
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Tenni il telefono in mano e, dopo aver riattaccato, continuai a guardare il nome di Marco sullo schermo finché diventò una pagina nera.
Dove sei?
Quella domanda, e soprattutto la testa di cazzo che me l’aveva fatta, mi fecero fare un piccolo rewind mentale. Lo schermo nero aiutava: avevo qualcosa da riempire visivamente.
Le immagini, però, si accavallavano ai momenti vissuti. Strizzai gli occhi per mettere a fuoco, ma niente. Decisi di chiuderli per provare a entrare in uno stato spirituale superiore. Finalmente riuscii a sentire qualcosa: un suono, poi una voce talmente sottile da rendere incomprensibili le parole.
Cosa vuoi dirmi? pensai.
La risposta non tardò ad arrivare:
«Coglione, hai fatto tutta la strada seguendo una mappa sul cellulare. Apri la cazzo di app e segui il percorso!»
Aprii gli occhi e vidi la faccia del coglione riflessa sullo schermo. A quel punto non sapevo se stavo parlando con il cellulare o con me stesso. Tra una voce arrivata da un mondo quasi mistico e un coglione riflesso, preferii dare retta al cellulare.
Aprii l’app.
Ora ci siamo, pensai, e cercai subito il riflesso della mia faccia per dirgli qualcosa, ma non riuscii più a vederlo.
Le immagini e i colori della mappa invasero la schermata nera e l’occhio mi cadde su una linea blu che si accavallava a una grigia.
Con il dito sullo schermo provai a seguire la prima linea, che, a rigor di logica, doveva essere quella della strada già fatta.
Che fantasia queste app, pensai.
Seguii il percorso: la linea arrivò al primo pallino blu, Tavarnelle Val di Pesa.
Da lì, quel fiume blu scorreva fino a Gambassi Terme e indicava un tempo di percorrenza di appena venti minuti.
Il viaggio in macchina con mio cognato mi aveva aiutato a ottenere quel tempo, niente record.
Sorrisi al pensiero di mio cognato, che prima di partire mi aveva dato una spinta talmente forte, accompagnata da quel «Vai Dani, vai», che non solo mi fece andare: mi fece quasi volare. E dovetti fare non solo il primo passo, come si dice di solito, ma almeno una decina, per frenare.
Pazzo scatenato.
Quel sorriso lo sentivo stampato sulla faccia e non se ne andava.
Quel fiume diventò una linea del tempo.
Man mano che lo seguivo sullo schermo, le macchie verdi, grigie e marroni intorno al percorso si trasformavano in boschi, radure, vigne. Era come rifare la strada a piedi, solo che, invece di usare le gambe, mi bastava un dito.
Guardai il dito per un attimo. Volevo quasi complimentarmi con lui mentre continuavo a scorrere, ma non feci in tempo.
San Miniato.
Secondo pallino. E il vecchio napoletano.
Il sorriso si fece più amaro e cercai di zoomare nella speranza di rivedere quello sguardo, ma iniziai a sentire di nuovo quella vocina e quel suono.
Stavolta, però, li riconobbi e tornai alla visione normale della mappa, prima di farmi dare nuovamente del coglione.
Notai che quella tappa era durata molto di più, e mi sorpresi nel vedere la differenza tra chilometri fatti e tempo impiegato.
Oggettivamente fuori dal normale.
Mi guardai intorno fiero, ma l’unico essere in grado di darmi soddisfazione fu un gatto sul ciglio della strada, fermo a guardarmi.
«Capito quanta strada ho fatto?»
Lui drizzò il pelo, emise un soffio e schizzò nell’erba alta.
«Invidioso.»
Scossi la testa e guardai il dito.
«Nemmeno tu avresti fatto meglio.»
Non so se il dito se la prese, ma fino al pallino di Altopascio mi sembrò più lento del solito.
In compenso, però, i tempi di marcia rimasero nella sovrumana norma della tappa precedente.
Vedendo quel nome sulla mappa, mi passò per la testa qualcosa. Alzai lo sguardo al cielo, feci un sospiro, chiusi gli occhi e dissi sottovoce:
«Spero che non ti sia offeso per come ho trattato la tua sottoposta. Alla fine credo che in qualche modo ci siamo capiti.»
Riaprii un occhio e tenni chiuso l’altro. Non so se aspettassi una risposta, ma mi sembrò che mancasse qualcosa alle mie scuse. Così lo richiusi e continuai:
«Ah, e soprattutto per come ho osato sfidarti. Alla fine lo facevo per rendere più entusiasmante il viaggio. Giusto. Non serviva. Aspetta, forse c’è qualcos’altro… giusto! E anche per il fatto del crocifisso. Mi annoiavo.»
Riaprii gli occhi e abbassai lo sguardo verso la mappa. La guardai senza scorrere e pensai:
Ho fatto bene. Non si sa mai. Bravo Dani.
Mi diedi una pacca sulla spalla e continuai fino a Lucca.
Appena la inquadrai, mi voltai verso il ginocchio.
«I tempi sovrumani sono durati poco, vero? E ne hai pagato le conseguenze.»
Sorrisi e pensai per qualche istante a Luigi e Maria.
Ripresi a seguire la linea sul cellulare, ma stavolta non si collegava a nessun pallino. Restava lì, tra il blu che si fermava e il grigio che continuava.
Il nome di Sophie passò da qualche parte, insieme allo spiazzo e alla tenda, ma non si fermò.
O forse fui io a non lasciarlo fermare.
Con due dita allargai la visuale.
La linea era sospesa tra Lucca e Marina di Massa.
Marina di Massa, pensai.
Feci zoom sullo schermo: il pallino della tappa si fermava a pochi chilometri dal mare.
Il Mare.
Preso da non so cosa, misi il telefono in tasca senza pensare che avevo ancora agganciato alla mano un bastoncino da trekking. Nel movimento, si impuntò a terra e quasi mi fece girare il polso in direzioni che nemmeno lui sapeva di poter raggiungere.
Lo guardai e, dopo un breve controllo andato a buon fine, mi avviai verso quel quarto cartello.
Ma nella mia testa ero già lì.
E quasi lo vedevo.
Prima di ripartire mi fermai un istante. Presi di nuovo il cellulare dalla tasca e iniziai a scrivere un messaggio:
So dove sono. Dove vado? Te lo dico quando torno.
Serie: A piedi controcorrente - Cronache semiserie di un fuggitivo pandemico -
- Episodio 1: Non sei stanco
- Episodio 2: Qualche dubbio
- Episodio 3: Dove vai?
- Episodio 4: La linea del tempo
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