La lista della spesa
Serie: Le cose che non si dicono
- Episodio 1: La lista della spesa
STAGIONE 1
Sandro le aveva detto che mancava solo il pane. Solo quello.
Quando Marta entrò con quattro buste, lui era sul divano con il telecomando in mano e fece il conto come sempre in silenzio: il peso, il numero dei sacchetti, quel modo che aveva lei di posarli in fretta sul pavimento, quasi a farli sparire.
«Avevo detto solo il pane.»
Marta chiuse la porta con il piede. «Anch’io sono contenta di vederti.»
«Ciao. Il pane?»
«Non cominciare.»
«Non ho ancora cominciato.»
«Hai quella faccia.»
«Che faccia?»
«La faccia da scontrino.»
Sandro guardò le buste. «Quella mi viene quando vedo quattro sacchetti per un filone.»
Marta si tolse il cappotto appendendolo allo schienale della sedia.
«C’erano i pomodori in offerta.»
«Non ci servono i pomodori.»
«A nessuno servono i pomodori finché qualcuno non fa il sugo.»
«Marta, siamo in due.»
«Appunto.»
Lei infilò una mano nella prima busta e cominciò a svuotarla sul tavolo. Tonno. Detersivo. Una confezione di biscotti che lui non mangiava, se non di notte. Una pianta di basilico con le foglie già piegate, destinata a morire entro due settimane, perché in quella casa il basilico veniva a morire.
«Il basilico no», disse Sandro.
«Non guardarlo così. Si offende.»
«È già mezzo morto.»
«Anche tu alle sette di sera non sei un fiore.»
Lui stava per rispondere, poi sorrise appena. Pensò a sua madre. Anche lei tornava dal mercato con qualcosa in più. Una volta, in pieno luglio, aveva comprato un ombrello. Suo padre aveva detto: «Non ci serve». Lei aveva risposto: «Era in offerta». Quell’ombrello era durato vent’anni. Era sopravvissuto a suo padre. Forse stava ancora in cantina.
Marta aprì la seconda busta.
«Hai preso anche il tonno.»
«Era in offerta.»
«Certo.»
«Non fare il superiore. Poi sei il primo che lo mangia col cucchiaio.»
«Io non mangio il tonno col cucchiaio.»
«No. Tu lo assaggi. In piedi. Davanti al frigo. Finché sparisce.»
Sandro indicò le buste.
«Marta.»
Lei non lo guardò. «Che c’è?»
«Il pane.»
Aprì l’ultima busta.
Restò ferma.
Sul tavolo c’erano tonno, detersivo, biscotti, pomodori, basilico. Il pane no.
Sandro aveva già pronta la frase giusta. Una di quelle brevi, cattive, perfette. La tenne in bocca un secondo, poi la lasciò lì.
Prese le chiavi.
«Vado io. Il forno è ancora aperto.»
Marta richiuse piano la busta vuota. «Prendine due.»
Lui era già sulla porta. «Due?»
«Domani vengono i tuoi.»
«Mia madre non mangia pane.»
«Tua madre dice che non mangia pane. Poi fa la scarpetta pure al piatto di tuo padre.»
Sandro rimase con la mano sulla maniglia.
«Fai il sugo?»
«Se questi pomodori sopravvivono alla tua disapprovazione.»
«Mia madre te lo giudicherà .»
«Tua madre giudica anche l’acqua.»
«Questo è vero.»
Marta abbassò gli occhi sul basilico. «Tranquillo lo faccio buono.»
Sandro annuì.
«Due pani» disse.
Scese. Il fornaio stava già abbassando la serranda. Lo conosceva: gli diede due pani ancora caldi.
Risalendo, Sandro si fermò sul pianerottolo. Il pane gli scaldava le mani.
Rimase lì trenta secondi ad ascoltare la moglie che canticchiava un motivo dell’ultimo Sanremo.
Poi rientrò.
 
Serie: Le cose che non si dicono
- Episodio 1: La lista della spesa
“Per sempre sì” di Sal Da Vinci, nonostante tutto? Nonostante la suocera che giudica anche l’ acqua e il marito che non capisce la saggia mania delle donne di acquistare prodotti in offerta anche quando non servono subito e nonostante le frasi cattive trattenute. Un quadretto ben tratteggiato, con varie ombreggiature, di una coppia un po’ disamorata, nella sua routine quotidiana.Lei però non ha perso ancora del tutto il suo romanticismo e la voglia di cantare una canzone melodica. Questo é solo il principio di una serie. Mi chiedo se sarà davvero sempre sì.
Ciao Antonio, bellissimo racconto, semplice solo in apparenza. Mi è piaciuto molto il modo in cui una scena quotidiana, quasi banale, riesce a diventare tenera senza mai essere stucchevole. Dialoghi naturali, ironia leggera e quel finale con il pane caldo tra le mani che dice più di tante spiegazioni. Mi ha fatto passare decisamente meglio la pausa a lavoro. Grazie.