LA LUNA PIENA

Serie: La mia ombra


Fosse stata una nottata priva di pensieri, me ne sarei probabilmente andato in giro a bere qualcosa con gli amici anziché rinchiudermi in camera a dannarmi l’anima di sabato sera. Anche perché, quella sera, c’era la luna piena ed io… adoravo la luna piena. La adoravo ben oltre il suo senso del romanticismo o di quello mitologico noto per i mannari, la osservavo di fatti, anche in quel momento seduto sulla sedia della mia camera, con più bramosia di un Sayan, e quindi andavo oltre anche il senso dell’infanzia. Quello che mi lega ad essa ad essa di fatti, è più riconducibile al senso dell’essere, poiché seppur si eleva luminosa in un celo dominato dalle tenebre e dall’oscurità, essa, continua a splendere.

Insomma, è un po’ la metafora perfetta della vita adolescenziale. Una lunga strada buia, illuminata a tratti da una luce che ingantisce le ombre.

E fù proprio prensando a quest’ultime, muovendo lo sguardo su quelle dei lampioni, dei portici e delle case, che potevo osservare oltre la finestra della mia stanza, che notai sulla strada, lo scorgersi dell’ombra di un passante, che pareva avvicinarsi sempre più alla mia abitazione.

Il campanello suona e il suo suono si ripete ancora, sino a che, come comandato da un inconscio non mio, mi appresto a scendere le scale, al suo terzo bussare, per poi porre la mia mano sulla maniglia.

Apro la porta.

L’uomo che oltrepassa la porta, ha una corporatura robusta, quasi grassa. Due grossi baffi bianchi cadono dal suo naso sino ai bordi superiori delle labbra. Indossa un cappello a Borsalino affiancato da una piuma bianca. un paio di occhiali rotondi ed un completo interamente bianco, dal jillet alle scarpe.

Mentre lui entra, nella più totale spensieratezza, nonostante io sappia di essere lì in quel momento, non riesco a comprendere cosa stiano facendo il mio corpo e la mia mente; mi sembra di non controllarli più. Non mi sento me stesso, non capisco cosa mi abbia spinto a fare un gesto del genere, mi sento come stregato da una forza superiore.

L’uomo intanto, mentre si accomoda sul divano poco dopo l’ingresso, si appresta a parlarmi..

Afferma con tono serio, quasi imperativo, accendendosi un sigaro all’interno dell’abitacolo mentre il mio corpo, come eseguendo un ordine implicito ma mai ricevuto, si appresta a portargli un posacenere. Soltanto allora, dopo questo gesto, provando vergogna, oltre che inconsapevolezza, mi sembra di riprendere il controllo del mio corpo e così anche la parola.

dissi lui con un tono stordito e offuscato, come se mi fossi appena svegliato.

affermò con tono pacato tirando fuori dal tascino della bianca giacca un piccolo pezzettino di carta… . La mancina intanto sposta il sigaro dalle labbra lasciando fuoriuscire da quest’ultime una densa nube di fumo grigio, che si disperse di lì a poco, innalzandosi verso il soffitto.

Continuerebbe l’uomo invitandomi, con un cenno della mano destra e del capo, a sedermi di fianco a lui e, come non controllando nuovamente me stesso, obbedì.

Al termine delle sue parole, le mie labbra, si mossero in automatico, non per mia volontà, rivelando all’uomo di quello strano incontro.

Terminato il racconto, l’uomo, scostando leggermente la manica sinistra della giacca, osserva l’orologio.

Direbbe apprestandosi ad uscire dall’appartamento mentre io, lo seguivo, senza potermi opporre, come privato di qualsiasi volontà.

Serie: La mia ombra


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Discussioni

  1. Un tocco di classe il cappello borsa lino. Da al personaggio una certa eleganza accentuando è il mistero. Chi è quest’uomo così ben vestito e curato, e sopratutto cosa vuole da Kevin? Lo scopriremo!

  2. Confermo la sensazione avuta nel leggere il primo racconto. La brevità non guasta, accende ancor più l’appetito del lettore: cosa accadrà? Ti attendo alla prossima 🙂