La macchina nuova

Serie: Diario di due amori sbagliati


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Mail, dal curatore

Torno, mi lavo, mi vesto e scendo per andare al lavoro. Mi fermo al bar e, appollaiato su uno sgabello, gusto un cornetto alla marmellata di albicocca e bevo un succo di frutta alla pera, intanto sfoglio il giornale. La colazione mi piace gustarla con calma.

Un colpo al ginocchio mi sbilancia mentre sto per portare il bicchiere alla bocca, il piede scivola, perdo l’appoggio, sbando e il succo alla pera finisce sui miei pantaloni.

-Merda! – sibilo irato.

– Scusa, scusa- dice una morettina a suo modo attraente in compagnia di una bionda slavata fuori concorso che invece si fa una grassa risata.

– Cazzo ridi! Guarda cosa mi ha combinato! – esclamo. La morettina lesta, prende dei tovaglioli di carta dal banco e fa per pulirmi.

D’istinto mi tiro indietro, sbatto contro il bancone e ne verso dell’altro.

-Ma che caz…- impreco, ma non finisco la frase. Adesso sì che ridono senza controllo.

– Sono mortificata…ho fatto proprio un bel danno – dice con finta innocenza soffocando una risatina la morettina. Non ci sto a farmi prendere anche in giro.

– Perché non vai a farti fottere. – sbotto guardandola con aria cattiva – e porta con te la tua amica – aggiungo – e tu non ridere – grido al ragazzo del bar che si volta per non farsi vedere.

La morettina adesso mi guarda con occhi cattivi, fruga nella borsa, ne cava una banconota da dieci e la sbatte sul banco.

-Questi sono per la lavanderia – Dice e fa per andare, poi ci pensa, si volta, mi guarda schifata, rimette le mani nella borsa, ne cava altri dieci e con aria di sufficienza mi soffia sul viso:

– E questi sono per il succo, e, visto che ci sei, ingozzati con qualche altro cornetto!

Rosso di rabbia vorrei replicare ma le parole mi restano in gola. Con un paio di drink avrei potuto farcela, ma è prima mattina. Chiudo gli occhi, faccio un bel respiro per respingere l’afflusso di rabbia al cervello per non aggredirla e le volto le spalle. Arrivano il succo ed il cornetto, bevo d’un fiato, gusto con calma il cornetto, poi afferro il resto e i dieci euro rimasti sul banco, li sventolo in aria e attraverso la sala e mostro il dito medio alle due prima di uscire.

Fuori accendo una siga, mi appoggio al furgone e fumo. Avrei potuto giocarmela meglio la dentro, mi viene da pensare, ma non ho tempo per rammaricarmi, mi chiama mia moglie al telefono.

– Che c’è? – le chiedo, lei non chiama mai. Con il suo solito tono annoiato mi chiede:

– Hai comprato una macchina nuova?

La Porsche! Ecco perché ha chiamato, ha saputo della Porsche. Alla mia vecchia auto, una Volvo 740, aveva bruciato la testata; deciso a prendere un’Audi, ero entrato in concessionaria e mentre aspettavo mi sono incantai davanti a una Porsche 911 grigio fumo, con cappotte nera. Il venditore, una volpe, mi convinse a comprarla e in un attimo mi ritrovai a staccare un assegno oltre richiedere un finanziamento in tre anni.

– L’ho presa da poco. Come lo sai? – le rispondo. Non me lo dice, ma continua con ironia:

– Costerà, ma come si dice: dove c’è gusto non c’è perdenza…. –

Che la donna sia attratta da un uomo, anche non di bell’aspetto, se è alla guida di una bella macchina è scientificamente provato. La donna seleziona l’uomo basandosi inconsciamente su due criteri imprescindibili: la salute e la posizione sociale. L’automobile, è uno status symbol, e quindi un elemento chiave per innescare il meccanismo. Ho i soldi, indipendenza, salute… sono solo e … adesso ho anche il Porsche, perciò potrei attirare le donne più diverse: Cameriere di bar, studentesse universitarie, impiegate, persino la vigilessa che mi aveva multato. Senza parlare delle clienti in negozio e quelle che la sera del venerdì ti chiedono di fare un giretto. Mia moglie pensa questo, la sua telefonata è un richiamo. Dice: io sono qui, e ci sono anche i tuoi figli, sei mio marito, il padre dei miei figli, non dimenticarlo. Ma il suo è solo ribadire un possesso acquisito col matrimonio.

De Saint -Exupery diceva nel “Piccolo principe” che “Amare significa desiderare il meglio per l’altro”, permettergli di essere felice, anche se il suo cammino è diverso dal proprio”. Questo è l’amore che io provo per lei e i ragazzi, ho lasciato che andassero via perché desideravo che stessero bene, lei no, non ha pensato a me.

Chiudo la comunicazione e penso al da farsi, o meglio, sul come fare il da farsi, ma il telefono squilla di nuovo.

-Matteo? – Mio figlio, il primo.

– Ciao papà, come ti va?

– Bene. Hai parlato con la mamma? –

– No perché è successo qualcosa?

– Problemi a scuola?

– Papà sono all’università non alle medie! Senti, ti ho chiamato perché devo iscrivermi a un corso molto importante ma è costoso, costa duemila euro; la mamma ha detto di chiederli a te, me lo puoi pagare? – La solita richiesta di denaro.

-Che corso è?

-E’ un corso sulle donazioni.

– Non so come fai, io non riuscirei mai a studiare quella roba.

– Sì, lo so, ho la testa piena di codicilli, ma mi piace.

-Ti serve qualcos’altro? dico per te.

-Beh, se puoi.

– Ti mando un paio di cento in più. Tuo fratello?

– È di là, lo vuoi? Sta studiando…

-Non fa niente lascialo stare…. Rimandami l’iban e la cifra, ciao.

Questo è il mio rapporto con i figli: Bancomat.

11

Lara mi spinge verso Grazia. Emma che bacia un ragazzo.

In ufficio Lara e mi chiede di Grazia. La domanda mi spiazza, come fa a sapere di lei?

– La conosci? lavorava con me tempo fa, prima che tu arrivassi -.

– E venuta qua qualche volta, ma non vi siete mai incontrati, non ha mai voluto che tu lo sapessi…

– Sapessi cosa? – Domando sulla difensiva pensando alla figlia di Grazia.

– Che era venuta no? Perché ti scaldi? – Alzo le spalle e faccio una smorfia col muso senza rispondere.

– So cosa c’è stato fra voi! –

– Non so cosa ti ha raccontato. La sua era una infatuazione da adolescente; sono passati sei anni da allora… e ha una figlia! lei ha la sua vita, io la mia!

– Tu non ce l’hai mica una vita!

– Ce l’ho! Ho una moglie e due figli!

– Che se ne sono andati!

– E’ stato per i ragazzi!

– Già. Quelli che non ti chiamano nemmeno la domenica a pranzo!

– Non hai il diritto di parlarmi così. – le rispondo, lascio l’ufficio e me ne vado in deposito.

Un’ora dopo, insieme a uno dei miei dipendenti, sono sul furgone in direzione di Lecco. Dal finestrino osservo la cresta dei monti e scendo con lo sguardo fino al punto in cui il versante si addolcisce per finire giù improvviso verso il lago e mi vengono in mente “I promessi sposi”

“Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi …”, e con la mente ritorno ai giorni di scuola, a Napoli, alle gite a Capri, a Ischia, ai bagni nel mare di Mergellina e mi viene il magone.

Torniamo tardi la sera, Mi faccio depositare sotto casa e lascio il furgone al ragazzo. In cucina sgranocchio qualcosa e mi metto a fare un poco di zapping alla tivù.

C’è “il grande fratello”, un pugno di giovani chiusi in una casa che mettono in mostra la loro intimità, spengo, mi alzo e metto la testa nel frigo. C’è un pacco di sottilette iniziato e nient’altro: devo fare la spesa. Nella credenza ho una bottiglia di Brandy ancora intatta e dei biscotti. Arraffo l’una e l’altro, prendo un bicchiere e mi accomodo. Verso un bicchiere e ci inzuppo un biscotto, poi un altro. Poi prendo il tabacco e le cartine e rollo un cannone con calma e l’accendo, inspiro ed espiro per qualche secondo sperando di placare l’ansia che ho dentro, poi esco la fuori. Sono tanti i pensieri che mi vengono in mente, sento cose che non riesco ad esprimere, non ho nessuno a cui dirle. La luna piena si staglia nel cielo stellato, l’acqua del fiume mormora piano, un uccello fischia il suo richiamo d’amore notturno. Lara ha ragione: la mia vita va avanti senza che io vi partecipi. (Devo segnarmela questa! Giusto il tempo di cercare la penna e mi scordo di quello che ho appena pensato). Devo fare qualcosa, ma cosa? Ripenso alle parole di Lara e decido che sì, quella di Grazia è una opportunità che devo cogliere, non è più una bambina. Domani la vado a cercare.

Alle cinque lascio il lavoro e mi avvio, ma quando sto per entrare nell’area di servizio, penso alla figlia, non me la sento e tiro dritto. A Milano entro in un bar frequentato da single, ci sono ragazze che fanno di tutto. Adocchio una tipa che fuma appoggiata alla porta d’ingresso che sembra una statua di marmo, quasi quasi tento l’approccio.

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