La maschera del cervo

Da qualche parte della Gallia, prima dell’arrivo dei romani

Era brutto.

Indossava un cranio di cervo, tanto grande che gli celava tutta la testa. Attraverso le orbite dell’osso si intravedevano i suoi occhi, luminosi di minaccia e di lussuria. «Lo devo fare» disse.

Aua non gli voleva dare ascolto. «No» balbettò. Erano tutti e due sull’isolotto di un lago.

«Sì, invece». Il druido le strappò le vesti, si leccò le labbra al vederla nuda.

Aua aveva un bel corpo color latte, ma aveva anche paura. «No, ti prego».

Il druido si masturbò. Il pene era in erezione, violaceo, sembrava una spada di carne. «Questo è uno stupro rituale, ricordatelo». La schiaffeggiò.

Aua sentì il sapore del proprio sangue.

«Arrenditi all’evidenza: sei stata scelta dal villaggio» continuò lui.

Un villaggio di vigliacchi, avrebbe voluto correggerlo Aua, ma non ci riuscì.

Il druido la aggredì: dopo averla ammansita con nuovi schiaffi e anche pugni, la penetrò.

Aua sentì tutto lo schifo su di sé, dentro di sé. Intorno, menhir e dolmen erano muti testimoni del suo strazio. Dopo, cos’avrebbe fatto? Il villaggio l’avrebbe benedetta perché lei aveva avuto il seme, ma erano degli ignoranti, non sapevano come si stava sentendo lei.

Lo stupratore le sussurrò in un orecchio, mentre il muso del cranio le graffiava la tempia: «Questo è un onore, per te, devi esserne fiera».

Invece no, il druido l’aveva scelta perché voleva lei, sciocchezze come la religione e il rispetto verso le divinità del bosco e degli elementi erano per l’appunto sciocchezze. Aua avrebbe voluto reagire, ma non aveva più energie.

Dopo che il druido esplose in lei, Aua si sentì disperare. Ondate di disgusto l’assalivano, non avrebbe mai più avuto pace. «No…».

«Sì» si affrettò a contraddirla il druido. Si tirò in piedi, alzò le braccia: «Il rito è stato compiuto con…».

Aua non lo lasciò finire. Forte della sua tempra, scattò in piedi e gli strappò il cranio di cervo dalla testa.

«Che fai?» le si rivolse, i capelli stopposi che sferzavano l’aria umida.

Aua brandì il cranio per le corna e senza badare al male che la sconvolgeva lo usò per colpire il druido. Una volta, due, tre in testa, gliela fracassò, la giusta vendetta.

Aua, trionfante, lasciò cadere l’osso dell’animale. La morte del druido: era sempre parte del rito. «Ho vinto».

Il villaggio sulle sponde del lago la udì, l’acclamò, ma lei voleva soltanto ripulirsi.

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Discussioni

  1. “La morte del druido: era sempre parte del rito. «Ho vinto».Il villaggio sulle sponde del lago la udì, l’acclamò, ma lei voleva soltanto ripulirsi.”
    Quella sensazione, che anche quando ci ribelliamo, lottiamo, vinciamo, alla fine non cambia nulla. Perché era tutto previsto. Fa tutto parte del rito.
    Hai mai avuto anche tu quella sensazione?