
LA MENTE
Serie: CUSPIDE
- Episodio 1: LA SCOPERTA DI BAUER
- Episodio 2: LA MENTE
STAGIONE 1
Bauer era un uomo senza aspirazioni.
Talmente vuoto da risultare spesso invisibile, disse Reinhold, la sua apparente discrezione era dettata più dalla vacuità che dal riserbo, ma a lui, Reinhold, piaceva proprio per quello, perché era un buon ascoltatore, ripeteva spesso, la vita lo aveva costretto ad esserlo, e forse a Bauer quella condizione nemmeno piaceva, tuttavia la scoperta doveva essere attribuibile unicamente a quell’ascolto forzato cui l’esistenza lo aveva condannato, ascolto che la quasi totalità degli esseri umani non era più in grado di imporsi, presa com’era dalle esigenze del vivere, diceva Reinhold, e fu proprio per questo che il mio amico si risolse ad abitare per sei mesi consecutivi la baita di Bauer, più precisamente la cosiddetta cuspide, arrivando alla fine a non abbandonare quasi mai il piccolo stambugio, se non per espletare i bisogni elementari, e poi più nemmeno quelli.
L’unico contatto col mondo, in quei centottanta giorni di clausura, fu soltanto la presenza evanescente della signora Weber, la locandiera del vicino villaggio di Baad, che settimanalmente riforniva la capanna nel Kleinwalsertal di viveri; era stata lei a trovare il corpo di Bauer, appeso a una trave della soffitta, e da allora non si era più avventurata all’interno della capanna, anche quando sapeva che qualche ricercatore aveva preso a occuparla per un pur esiguo tempo; da allora, la Weber, si limitava solo a portare la sporta con i viveri, lasciandola abbandonata dinnanzi all’ingresso per poi dileguarsi all’istante, giusto come da disposizioni della sorella di Bauer, incurante della sorte di chiunque abitasse quelle mura. Solo una volta venne vista da Reinhold: fu a causa di una pura curiosità, disse, perché anche lei faceva parte, suo malgrado, del grande disegno che aveva portato Bauer a incappare nel meccanismo della scoperta, ma ben presto Reinhold si accorse che anche quella donna, così sciatta e insulsa, non avrebbe potuto ispirare nulla al suo defunto amico. Tutto, nella ex vita di Bauer, pareva averlo costretto a un’inesorabile chiusura, diceva Reinhold ripetendo le parole di Bauer, come se l’intera scenografia del suo esistere fosse stata allestita con sadica scrupolosità in modo da circondarlo di un’assenza pressoché assoluta e costante di stimoli e di figure stimolanti, così da isolarlo in una banalità tale da obbligarlo a dirigere verso l’interno, piuttosto che verso l’esterno, ogni suo sforzo contemplativo, quasi che il mondo intero non fosse altro, per lui e solo per lui, che un enorme specchio concavo elevatogli a muro intorno, una barriera riflettente che gli impediva di entrare in contatto con le vite altrui e di conseguenza, diceva Bauer a Reinhold, e così Reinhold a me, con la propria.
Un grigiore, quello di Bauer, che invadeva qualunque campo del suo essere, e che sembrava tradito solo da quello strambo progetto di una casa nel Kleinwalsertal, seguita dall’ancor più stramba trovata di trafiggere la casa con un abbaino a forma di cuspide, sconvolgendo la geometria di una comune baita con un elemento architettonico che pareva piovuto dal cielo come un meteorite di cristallo, quello che per tutti era stato solo un imbarazzante refuso di spazio, la risultanza degli erronei calcoli di Bauer nell’improvvisarsi architetto della sua baita nel Kleinwalsertal: una camera vuota, illogica, impossibilitata a contenere il benché minimo arredo a causa della sua allucinante inclinazione, delle sue pareti diagonali, ridotte a ripide fughe in un unico vertice.
Ecco perché Reinhold era convinto che lì, nella piccola stanza vuota a tetraedro, dentro a quell’angusto spazio chiuso, con uno spigolo per soffitto, imbrigliato fra tre pareti triangolari e un pavimento obliquo, anch’esso triangolare, dovesse celarsi la chiave della scoperta di Bauer.
Bauer, diceva Reinhold, non era per nulla affascinato da dottrine di occultismo o di esoterismo, eppure sembrava che quella stanza provenisse direttamente da qualche oscuro trattato di geometria magica; col tempo, però, Reinhold arrivò a pensare che se mai vi fosse stato esoterismo nella pianificazione della cuspide, questo non poteva che venire dallo stesso luogo in cui sarebbe poi nata la matematica deviata di Bauer, l’altrove velato che per qualche ragione Bauer era riuscito casualmente a intercettare, impazzendo, senza però prima omettere di lasciare all’umanità una breve, laconica formula, illeggibile senza le dovute precauzioni, illeggibile non perché incomprensibile ma, al contrario, talmente rivelatrice da squarciare in un lampo la psiche di chiunque vi si fosse approcciato, distruggendola all’istante.
Questo fu infatti il destino del povero notaio Winkler alla lettura solitaria del testamento di Bauer, e ad egli seguirono inesorabili tutti coloro che lessero quella formula, fino a che qualcuno non comprese la pericolosità della scoperta di Bauer e decise di studiarla per riflesso, poco alla volta, scomponendo il messaggio del testamento dapprima in singole parole, poi in coppie di grafemi, smistando così i frammenti delle due semplici e fatali proposizioni ad almeno trenta università del mondo, così disse Reinhold l’ultima volta che gli feci visita al Frankenalb, otto mesi fa, poco prima che anche io mi prendessi l’impegno di indagare l’origine della follia che quasi aveva portato via il mio amico; prima che anche io mi avventurassi nella cuspide, isolandomi dal mondo, penetrando così nella mente di Bauer, o meglio, nella materializzazione geometrica della mente di Bauer, il tetraedro nella capanna nel Kleinwalsertal, con le due pareti convergenti composte solo da coppie di vetrate oltre cui una natura muta di alberi innevati assiste immobile il mio contemplarla.
Reinhold aveva ragione: la stanza non sembra appartenere a questo mondo.
Non so se sono io, se è l’asfissiante isolamento di otto mesi fra queste mura, costretto all’insolita forma di uno spazio a quattro facce, anziché sei, così alieno a quello in cui solitamente sono abituato a muovermi, fra queste superfici dall’inclinazione inconsueta, dove il pavimento a triangolo termina obliquo, anch’esso invetriato, nel vertice davanti a me, all’altezza dei miei occhi, nell’esatta convergenza delle due pareti a triangolo in quell’unico, straniante punto, così da non lasciar certezza nemmeno sul reale piano d’appoggio, tanto che a volte sono costretto a puntellare la schiena contro al muro alle mie spalle, quello in cui è incardinata la porta d’ingresso alla cuspide, l’unico piano non inclinato del tetraedro.
Qui, coricato ma in piedi, osservo lo spazio vertiginoso al centro del solido platonico, la proiezione del vuoto esistenziale di Bauer nella proiezione del cervello di Bauer, e inevitabilmente ripenso a Bauer, come non ho fatto altro negli ultimi otto mesi, e come tuttavia non ho potuto realmente fare mai, per nemmeno un istante, non essendo io Bauer, ma potendo solo continuare a pensare a Bauer con la mente di un uomo che non è Bauer, pensarne il pensiero, dato che quando si pensa qualcuno, chiunque esso sia, si pensa in realtà soltanto sé stessi, l’idea che ci si è fatta di qualcuno, e mai quel qualcuno, e allora persevero nell’idea di Bauer sperando d’incappare casualmente nello stesso effimero campo di coscienza in cui incappò Bauer stando rinchiuso qui dentro, rievocandolo con la medesima catena di circostanze, seppur con percorsi mentali diversi, confidando di cogliere la stessa evidenza che nessuno aveva ancora colto, comprendendone la fonte ed espandendola, anche a costo di disintegrarmi.
Inevitabilmente ripenso a Bauer, nella mia impossibilità di pensarlo, e penso che nessuno sospettasse che la sua ossessione per i numeri sarebbe sfociata nella scoperta di qualcosa che avrebbe letteralmente trasceso il numero, travalicando persino il concetto di computazione, arrivando al risultato inaudito e terrificante di costringere l’umanità a soppiantare quella scienza antica come l’uomo chiamata “matematica” con questa sua nuova mostruosa evidenza, perché una volta che un’evidenza è palese non la si può più ignorare, e più è palese più soffoca le altre evidenze con la sua abbagliante nitidezza, come una follia manifesta, come un pensiero mortifero e suicida impossibile da sopprimere una volta venuto alla luce, se non soltanto raggirabile e procrastinabile; il mio timore è che la scoperta di Bauer non sia scindibile dalla sua pazzia, e che anzi quest’ultima non fu conseguenza ma tuttalpiù causa della scoperta stessa, così che ora, indagarne la natura, applicarla a livello planetario, non consista in altro che nel diffondere la pazzia di Bauer, pazzia che così genialmente – genialmente per meriti propri e non per meriti di Bauer – ha trovato modo di emanciparsi dalla carnalità e dalla mentalità mediocre del matematico, ritagliandosi un posto d’onore nella Storia a venire, pazzia socialmente trasmissibile assurta a contagio intellettuale, là dove l’intelletto è da considerarsi il vero organo sessuale dell’animale uomo, il solo apparato riproduttivo della cosiddetta umanità, il cui seme abbiamo imparato a identificare con la tecnica e la scienza, scienza e tecnica ora dimostratesi contaminabili da malattie veneree come questa “scoperta di Bauer”, eppure Bauer ha segnato un punto di non ritorno: l’intelletto umano, per sua natura ingordo e superbo, adora tutto ciò che lo spinge al limite, che ne stimola l’ipertrofia, come se fosse uno stomaco di voracità illimitata, ecco perché questa scoperta, la scoperta di Bauer, non potrà far altro che ampliarsi sempre più, condannandoci tutti al destino di Bauer, perché la sola forza nell’universo a non avere limiti non è la ragionevolezza, ma la follia.
Serie: CUSPIDE
- Episodio 1: LA SCOPERTA DI BAUER
- Episodio 2: LA MENTE
Se la sfera, nella geometria sacra, è considerata perfetta, come consideriamo l’assurda stanza ‘non pensata’ da Bauer? ‘Imperfetta’ è certamente e assolutamente riduttivo. C’è dietro molto, e molto altro. Ho notato che in una tua risposta a un commento, citi Cortazar, come già mi avevi detto essere fra i tuoi ‘ispiratori’. Pensavo a ‘Rayuela’, in particolare e a quanto a lui piacesse ‘giocare’. Credo che piaccia anche a te ‘giocare’ con i tuoi lettori, senza limiti, fino a portarli alla follia. Complimenti.
Magnifico, magistrale, lo dico senza paura di risultare eccessivo. Ti prende e ti trascina verso il basso nel modo in cui si srotola quasi senza pause sino alla fine, senza concedere tempo di riprendere fiato. Una delle cose più coinvolgenti che abbia letto ultimamente.
Questo tuo commento, Roberto, è per me un grandissimo motivo di orgoglio. Quando sento i complimenti vivi di qualcuno che stimo tanto e da cui sento di avere molto da imparare, non posso che considerare il mio lavoro perfettamente riuscito. Grazie ancora!
“osservo lo spazio vertiginoso al centro del solido platonico, la proiezione del vuoto esistenziale di Bauer nella proiezione del cervello di Bauer, e inevitabilmente ripenso a Bauer,”
Ecco nuovamente quel gioco in cui sei tanto abile. Abile anche nel creare un’enorme confusione nel mio cervello semplice di chi, a volte, ha persino paura ad alzare gli occhi al buio cielo estivo perché terrorizzata dalle immaginarie geometrie stellari.
Grazie ancora, Cristiana! Questo commento sarebbe stato perfetto proprio dentro al mio racconto😂
E adesso passo ad altro che mi è venuto il mal di testa 🙂
(per finta, naturalmente!) Vediamo dove ci porti
Grazie ancora, Cristiana! Prometto che in futuro le mie produzioni saranno meno attorcigliate😆 Non lo garantisco, però, per il prossimo racconto😅
“stambugio”
Dì la verità, il racconto lo hai scritto anche per poter usare questo termine…
😂 Giuro che quello mi è sfuggito… volevo tenerlo per il prossimo racconto!
” la sola forza nell’universo a non avere limiti non è la ragionevolezza, ma la follia.”
So di aver già citato questa splendida canzone ma qui per me ci sta… Knowledge is a deadly friend
If no one sets the rules
The fate of all mankind I see
Is in the hands of fools
Erano dei mostri in tutto😁
“anche a costo di disintegrarmi.”
Ok qui lo sapevi che sarebbe arrivato l’applauso. Grandissimo. 👏 👏 👏
“da squarciare in un lampo la psiche di chiunque vi si fosse approcciato, distruggendola all’istante”
Ah! Hai ripreso uno dei leitmotiv che tanto mi hanno impressionato nella mia gioventù, al punto che di recente mi bussava alla testa un’idea per un raccontino. Temo che la metterò da parte per ora: dopo questa manifestazione, un nuovo “take” richiede un certo ripensamento.👏 👏 👏 👏
Beh: sono comunque già impaziente di leggerlo! Ormai ho visto che io e te abbiamo molte tematiche comuni, e due modi di trattarle molto differenti, quindi le tue opere sono sempre tra le più stimolanti per me😉
“come se l’intera scenografia del suo esistere fosse stata allestita con sadica scrupolosità”
Chiaro come il sole nel descrivere un mistero fitto e oscuro…
“una camera vuota, illogica, impossibilitata a contenere il benché minimo arredo a causa della sua allucinante inclinazione, delle sue pareti diagonali, ridotte a ripide fughe in un unico vertice.”
Potentissima, evocativa e brillantemente esatta descrizione. 👏
Nella prosa contemporanea Saramago, ad esempio, ha spesso usato una strategia di scrittura che mi sembra vicina a quella che hai scelto in questo testo. Forse è un tentativo di rendere in prosa alcuni aspetti paradossali della matematica (che però non è pane per i miei denti). In ogni caso, come ogni sperimentazione autentica, le va reso onore. Alcune suggestioni mi hanno fatto pensare a Escher.
Ciao Francesca! Grazie per aver letto il racconto! In effetti ho trovato funzionale questo stile di scrittura per rendere meglio il senso di smarrimento del protagonista, quasi come se la realtà in cui si muove fosse molto più labirintica rispetto a quella effettiva. Anche io sono una schiappa in matematica😆 ecco perché non ho voluto assolutamente approfondire la grande “scoperta” di Bauer. Grazie ancora!
Ciao Francesca, mi scuso con entrambi per questa intromissione. In effetti Escher c’entra tanto con il racconto, secondo me. Mi è tornato in mente il bel saggio di Douglas Hofstadter, “Godel, Escher, Bach: Una eterna ghirlanda dorata” che compara e combina il filosofo matematico, l’artista ed il musicista per la loro potentissima matematica “eversiva”.
Hai ragione, Giancarlo: Francesca, come spesso accade, ha azzeccato il punto della storia. In effetti è come se mi fossi ispirato a lui senza però essermene reso conto. Le letture incrociate di Freud e di Bernhard mi stanno stimolando parecchio😂. Tra l’altro avevo proprio pensato di inserire Godel nella storia, qualche sua idea, ma avrei dovuto passare settimane a fare ricerche… e ho rinunciato
Mi è molto piaciuto il modo in cui ti sei volutamente soffermato nel descrivere, sempre in questo peculiare stile asfissiante e ridondante, la casa e, in particolare, la stanza nell’attico, dalla forma quasi esoterica, la quale, addirittura, viene vista come il simbolo degli strani studi di Bauer.
Molto affascinante e coinvolgente.
Direi che è un esperimento molto ben riuscito!
Grazie ancora! Alla fine ho cercato di dare alla storia una svolta più borgesiana, forse anche un pizzico lovecraftiana😁
Oltre a questa seconda parte mi sono andata a leggere il tuo profilo e ora, arrivata senza fiato al termine di questo secondo episodio, non so che dire. Non capisco bene a cosa sono di fronte: una prova di bravura – scrivi molto bene – ovvero uno scritto che tieni sotto controllo, oppure una “fuoruscita incontrollata”di tutto ciò che, con tutto quello che fai, ti porti dentro? Dovrò leggere di più, di te.
Grazie mille, Francesca, per il tuo bellissimo commento! Questi miei racconti sono entrambe le cose: esercizi e “sfoghi”. Chiaramente poi ho certe tematiche che mi stanno parecchio a cuore e al di fuori delle quali non sarei in grado di avventurarmi, a differenza di tanti bravi autori che qui riescono a destreggiarsi ottimamente in moltissimi generi e in infiniti argomenti. I miei punti di riferimento restano sempre quegli scrittori più ambigui e impegnati nell’indagare la natura del reale: Borges, Cortázar, Buzzati, Bontempelli, Pirandello…
” 😃 ❤️ 😂 👏 “
👏 👏 👏
“Inevitabilmente ripenso a Bauer, nella mia impossibilità di pensarlo, e pens”
👏 👏 👏
Innanzitutto grazie, a n.d.p.autore e a Giancarlo: non conoscevo Bernhard e ora mi sono procurata Estinzione che mi riempirà la domenica.
Ho letto La scoperta d’un fiato: l’abilità dell’autore nel far sì che il lettore si senta continuamente in colpa, per non avere afferrato una verità che sembra a portata di mano, è quanto meno perversa.E quindi, una vera delizia.
Ho sbagliato, questo commento si riferiva a La scoperta di Bauer. Ora leggo La mente.
Ciao Francesca, grazie per aver letto il racconto! Bernhard è uno scrittore molto complesso, che utilizza il flusso di coscienza in modo peculiare. A volte può risultare di un pessimismo cosmico, ma credo che proprio in quel libro (se non sbaglio il confidente del protagonista, il lettore incarnato nella storia, è l’italiano Gambetti) arriva a prendere in giro se stesso per quel suo famoso pessimismo. Un pessimismo che fa il giro, fino ad assumere una vena quasi umoristica, soprattutto per il tono sempre astioso dell’autore. Buona lettura!
Grazie mille! Intanto sto leggendo con attenzione il tuo secondo episodio, poi mi faccio viva.