La mia città, il vecchio va
Serie: Di sicuro non è un libro
- Episodio 1: Di sicuro non è un libro
- Episodio 2: La Voglia di fare
- Episodio 3: Contenitori: il mio.
- Episodio 4: Falsi leader
- Episodio 5: Apro la testa a te
- Episodio 6: Amo i ricci
- Episodio 7: L’altra città
- Episodio 8: La mia città, il vecchio va’
- Episodio 9: Cominci Nuovo
- Episodio 10: Cominci nuovo, senza dolore parte 1
- Episodio 1: La mia città, il vecchio va
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Ritorno. È sempre Catania.
Fa caldo, si sente che c’è meno spazio. E fa meno freddo.
Senti il mare a due passi dall’aereo, lo vedi. E già senti che qua già deve essere caldo. Giornata calma, a casa. Musica, e un effetto ritardante dovuto al cambio di mondo. È bello, molto rilassante. Il divano, il mio divano. Quello delle mie sere blu. Il mio computer, le mie cose da scrivere, la musica nuova. È bella casa. Me la voglio godere, oggi.
Tante vecchie voci. Le voci del mio mondo, risento. Gli amici, i parenti. Il vecchio mondo, quello della maggior parte dei giorni. Ma voglio godermi casa.
Quante aspettative per il capodanno. Quante cose vorresti fare per Capodanno?
Oggi non voglio fare niente. Ieri notte solita, molto insonne. Oggi lavoro, sveglia presto. L’ultimo giorno dell’anno, ultimo giorno di lavoro. Mi sveglio presto, per non fare tardi. Fa freddo, stranamente, o , almeno, io pensavo avrebbe fatto caldo.
Oggi la rivedo, rivedo i suoi occhi, risento la sua voce acuta, dolce, la amo dalla prima.
Bella giornata. Passata con lei, tra il lavoro naturalmente. Non una parola proferita da me verso di lei, se non di amicizia o di naturale incrocio.
Ma è finita. Era l’ultima volta. Non ho detto niente. Avrei potuto ma non l’ho fatto. Mi mancherà.
E’ sera torno a casa. Passo da Andrea c’è anche Mauro. Andrea ha comprato la chitarra nuova. L’aria è strana. In effetti sembra strano dopo tanto tempo passato insieme tutti e tre, dopo tanto tempo, invece, passato senza fare quasi niente insieme. Sembra di trovarsi lì per caso. E’ l’ultimo dell’anno tutti sono organizzati per festeggiare. Io no. A parte un mezzo impegno con un amico recente e con il reverendo. Vado a casa. Ho una bustina d’erba che ancora ringrazio. Un paio di birre a casa messe in frigo. Mangio un pezzo di scacciata con le patate. E apro la prima birra. Guardo la tele. Ho voglia di casa anche oggi. Aspetto le chiamate di chi mi voglia fare festeggiare. Tante persone nella mente ma nessuna intorno. Come ora mentre scrivo. La preparo, la accendo. Tutto si muove, tutto si libera, tutti vanno via. Sbatto tutti fuori dalla testa. Ho voglia di casa. Guardo la tele, non ricordo cosa, ricordo la sensazione di pace, dormo. E iniziato un nuovo anno. Mentre dormo non l’ho sentito neanche arrivare. Mentre alcuni cercano di entrare in contatto con me. Mentre le bombe di ipocrita felicità, alcune volte, illuminano gli animi e concorrono con le stelle che silenziose nessuno guarda. Tutti festeggiano, io in pace dormo. Auguri mondo, io mi auguro la buonanotte. Buonanotte a chi non dorme. È il mio primo capodanno da solo in casa.
Io, Maria e tutto è andato via.
Catania
Mia Natale, mia Musa,
mia culla.
Tanto ti amo, come più di chiunque altro.
E tanto odio tanti tuoi figli,
che ogni giorno ti violentano.
Sole pieno, teatro vivente,
non vorrei mai lasciarti in mano a questi disgraziati.
Chiese, conventi, spiriti, artisti
attori, cantanti, canzoni.
Pagine e pagine scritte parlan di te,
e il tuo seno gioisce sempre.
Agata ti protegge, ma tanti tuoi incesti,
han generato agatini bastardi che
del tuo sangue fan banchetto,
mentre il tuo volto santo e bianco,
vede i ladroni portare via un altro pezzo.
Mai ti lascerei nelle loro mani.
Mani di villani, mani di mafia, mani da tagliare.
Mulciber ti sovrasta, il blu ti abbraccia,
a ‘rina è rossa e da sempre da mangiare a tutti.
Potremmo noi tuoi figli esser ricchi più di tanti sceicchi.
Ucciderei con tanto amore, questi escrementi
che ogni die, s’arman per portare lo scettro di ignoranza.
Io forse andrò, ma lascio qui il cuore.
Lo lascio a te donna colta, Agata ambrata,
conservalo bene, che se ci sarà la guerra,
so dove prender il coraggio.
Picchia quanto puoi nel frattempo,
i tuoi bastardi, che han merito di esser bastonati
come stupidi asini.
Io parlerò di te, come Diamante,
e come Diamante tu sarai ammirata.
Dai la forza a chi è come me,
a chi ogni giorno spacca il badile sulla schiena,
per sentir più dolore del male che ti fan i bastardi tuoi.
Accarezza loro, ti avranno sempre in amore.
Quando tornerò, vedi di non truccarti troppo,
i tuoi colori son più belli del cemento.
Tante lacrime potrei gettare per te,
ma le terrò a far pietra, ovunque sarò.
Farò pietra più dura do Liotru,
più nera dei frutti di Jebel, che mai riusciranno a coprirti.
Tu si a me speranza,
a Chiana e a Plaja sarannu i me cattulini.
Ca intra lu cori, comu quattri impicati n’ta l’anima.
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