La mia città, il vecchio va’

Serie: Di sicuro non è un libro


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Ho cantato la bossa piemontese, e ora la tarantella sicula.

Ritorno. E’ sempre Catania. Fa caldo si sente che c’è meno spazio. E fa meno freddo. Senti il mare a due passi dall’aereo, lo vedi. E già senti che qua già deve essere caldo.

Giornata calma a casa. Musica, e un effetto ritardante dovuto al cambio di mondo.

E’ bello, molto rilassante. 

Il divano, il mio divano, quello delle mie sere blu. Il mio computer, le mie cose da scrivere, la musica nuova. 

E’ bella casa: me la voglio godere, oggi.

Tante vecchie voci. Le voci del mio mondo risento. Gli amici, i parenti. Il vecchio mondo, quello della maggior parte dei giorni. 

Ma voglio godermi casa.

Quante aspettative per il capodanno. Quante cose vorresti fare per Capodanno?

Oggi non voglio fare niente. Ieri notte solita, molto insonne. Oggi lavoro, sveglia presto. L’ultimo giorno dell’anno, ultimo giorno di lavoro. Mi sveglio presto, per non fare tardi. Fa freddo, stranamente, o , almeno, io pensavo avesse fatto caldo.

Oggi rivedo lei, rivedo i suoi occhi, rivedo i suoi ricci, risento la sua voce acuta, dolce, la amo dalla prima.

Bella giornata. Passata con lei, tra il lavoro naturalmente. Non una parola proferita da me verso di lei, se non di amicizia o di naturale incrocio.

Ma è finita. Era l’ultima volta. Non ho detto niente. Avrei potuto ma non l’ho fatto. Mi mancherà.

E’ sera, torno a casa. Passo da Andrea c’è anche Mauro. Andrea ha comprato la chitarra nuova. L’aria è strana. In effetti sembra strano, dopo tanto tempo passato insieme, tutti e tre. E dopo tanto tempo, invece, passato senza fare quasi niente insieme. Sembra di trovarsi lì per caso. E’ l’ultimo dell’anno, tutti sono organizzati per festeggiare. Io no. A parte un mezzo impegno con un amico recente e con il Reverendo. Vado a casa. Ho una bustina d’erba che ancora ringrazio. Un paio di birre a casa messe in frigo. Mangio un pezzo di scacciata con le patate. E apro la prima birra. Guardo la tele. Ho voglia di casa anche oggi. Aspetto le chiamate di chi mi voglia fare festeggiare. Tante persone nella mente ma nessuna intorno. Come ora, mentre scrivo. La preparo, la accendo. Tutto si muove, tutto si libera, tutti vanno via. Sbatto tutti fuori dalla testa. Ho voglia di casa. Guardo in tele non ricordo cosa, ricordo la sensazione di pace, dormo. E iniziato un nuovo anno. Mentre dormo, non l’ho sentito neanche arrivare. Mentre alcuni cercano di entrare in contatto con me. Mentre le bombe di ipocrita felicità, alcune volte, illuminano gli animi e concorrono con le stelle che silenziose nessuno guarda. Tutti festeggiano, io in pace dormo. Auguri mondo, io mi auguro la buonanotte. Buonanotte a chi non dorme. E’ il mio primo capodanno da solo in casa.

Io, Maria e tutto è andato via. 

200e

Mercoledì 2 gennaio ore 19.41


Batte.

Batte il cuore batte.

Batte come il tempo,

batte come il vento 

batte come un grande lamento.

Finisce l’anno, finisce il tempo,

finisce il vento, finisce in un momento.

Poco basta,

è bollita la pasta,

e senti come parte di nuovo

quel secondo…

Respira, c’è aria,

c’è attesa, c’è voglia,

e tutto si ferma.

Se dovessi descrivere questo anno,

penso a lunghe immersioni,

tutte quelle lunghe immersioni 

che mi sono dato,

che ho nuotato,

in te, in noi e dentro me stesso.

E non c’era niente altro.

Solo tempo perverso,

e solo tempo perso.

Tempo di scrivere, amore, amare

leggere, ascoltare, solo film, solo parole che non sono vere.

Il resto a parte me, te e me, e te non c’è…

Non è da ricordare, non è da scrivere,

e non sarebbe nemmeno da leggere…

Penso a una cosa.

Penso a Syd Barret, 

e a quello che sarebbe potuta essere la sua musica…

Penso a perché è andato,

perché ha mollato,

non possono essere solo le droghe,

o la pazzia.

E io come lui,

se andassi,

il problema è proprio questo,

c’è chi ha abbandonato

una crociera gratuita per il mondo

perché forse aveva solo voglia di scendere,

e c’è chi è incatenato in un vascello

da guerra, a remare e sparare,

se chi vuole scendere non può scendere,

e chi voleva scendere l’ha fatto

pur sapendo che era comunque meglio stare sopra,

che l’oblio.,

chi vuole scendere forse cerca solo 

una barca diversa dove salire,

vorrei tuffarmi. 

Vorrei annebbiare senza respiro,

essere vicino alla morte,

e per una volta avere la voglia

di risalire,

di essere finalmente dove e come vorrei essere,

senza avere sempre una maschera da indossare,

inutile agli occhi di tutti, 

invece che esempio per pochi,

che tanto non nasci Syd Barret 

o non diventi Gilmour.

E allora a che serve essere in mezzo

e non in fondo se non puoi essere in alto?

A che serve arrivare secondi o terzi 

quando non si può arrivare primi,

e si può diventare tranquillamente ultimi?

Preferirei altrimenti costruire 

la mia di barca e andare a pesca di pescecani,

e non avere la forza e morire—

ma avrei deciso io dove andare

e cosa pescare.

Invece di affannarmi per un pesce

che tanto non mi piace.

Questo anno è andato

e a parte te, me, e te e me,

non ha senso ricordare altro.

Se non quella altra faccia della luna,

che ho visto nelle rare notti tranquille,

quella faccia che aveva il terreno sbucherellato

dalle mie parole, dalle parole di altri,

dalle immagini di molti,

dalle immagini, le mie, le tue,

le mie e tue,

immagini di un’altra faccia della luna,

dove avere quello che si vuole,

non tutto, ma almeno il tempo rimane un sogno.

 

Buon Duemila-E

Continua...

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