La mia nuova vita

Serie: LA STANZA DEL PIANO DI SOPRA

Trasferita da poco in una casa a due piani in quel di Cagliari, nella splendida isola la Sardegna, ignara delle sue usanze, sconosciuta tra sconosciuti.

Avevo vinto un concorso per un posto di manager in uno studio, così dopo aver preso due diplomi, una laurea e fatto tutti i tipi di lavori mi fossero capitati, finalmente il sogno del posto fisso.

Tramite internet ho contattato una signora, Maria Dolores Melinas che mi disse che per problemi di salute era costretta a lasciare la sua casa per entrare in una casa di cura per anziani, così mi affittò la sua casa a due piani.

Raggiunta questa casa era più bella della foto che mi aveva mandato, immersa nel verde tra alberi e piante, nel piano superiore da fuori si vedono tre finestre chiuse, una tra l’altro sprangata con dei legni e ricoperta da una pianta rampicante.

Dietro la casa vi era un pozzo e un orto abbandonato, accanto un vecchio ripostiglio e appoggiata alla porta del ripostiglio una bicicletta abbandonata, già pensavo di farla sistemare e usarla.

La signora Maria Dolore Melinas era vedova da 20 anni e aveva avuto due figli maschi che purtroppo sono morti in tenera età, Lucas con un incidente stradale e Gabriel dopo essersi sposato con Evelyn ha avuto un figlio down che morì a tre anni e dal forte dolore cominciò lunghe liti con Evelyn fino ad arrivare a suicidarsi.

Aveva sofferto tanto poveretta, viva da sola in quella casa, la nuora Evelyn si era risposata e trasferita in un’altra città, ma la sentiva spesso al telefono, lei le diceva sempre: ” cara qui tutto al solito io sono ancora viva, questa casa sempre più grande”.

Un giorno stava pulendo la scala che porta al piano superiore quando scivolò e si ruppe il femore operata era costretta a stare a letto a vita, così si trasferì in una casa di cura per anziani.

I vicini mi raccontarono che dopo la morte dei figli non era più salita nelle stanze del piano di sopra e che le aveva chiuse, ma nessuno sapeva cosa nascondesse.

Mi piaceva tanto quella casa, era spaziosa soleggiata e nei miei giorni liberi curavo quel verde abbandonato.

Il lavoro era stancante, ero l’ultima arrivata quindi mi sfruttavano, un giorno mi misero pure a fare fotocopie per tutto lo stabile.

In poco tempo avevo conosciuto l’intera città, avevo fatto amicizia col panettiere e la commessa del supermercato.

La città era piena di miti e leggende, di racconti straordinari, quante me ne avevano dette della signora Melinas.

Un giorno lei mi chiamò dicendo guarda ho bisogno di più soldi per delle medicine, non voglio gravare tutto su di te aumentandoti l’affitto ma avrai un inquilina, lei è una ragazza madre lavora come insegnante verrà lì a giorni.

D’accordo le risposi ero felice veramente di avere compagnia, da pochi giorni la notte sentivo strani rumori provenire dal piano di sopra, pensai magari qualche topolino e così ho acquistato delle trappole e le ho messe giù e nelle scale all’inizio e alla fine di esse.

I rumori continuavano, ma io non trovavo nessun topo nè vivo nè morto.

Un pomeriggio rientro stanca da lavoro e trovo la porta di casa aperta, spaventata non volevo entrare così andai dai vicini, erano una coppia di sposini , tornati dal viaggio di nozze, abbiamo fatto amicizia una sera che pioveva e se ne andò via la luce, io non avevo luce d’emergenza e neanche candele e loro me ne diedero una.

Mi dissero d’aver visto arrivare una macchina dalla quale scese una donna con in braccio una bambina di pochi anni, occhio e croce due anni non di più.

Allora tranquilla rientrai in casa, avevo dimenticato ciò che la signora Melinas mi aveva detto per telefono giorni fa.

Una volta dentro chiamai la mia nuova coinquilina, sono Stella sono la sua coinquilina.

Mi corse incontro e si presentò era una bella donna di media statura, bionda, occhi marroni, fisico da modella, non sembrava avesse avuto una bambina.

“Ciao cara Stella io sono Aurora ho 36 anni, insegno in un asilo, ho una bambina di due anni che si chiama Chiara, purtroppo suo padre è stato bravo nel lasciarmi mentre ero incinta dicendomi che non era di sicuro sua, dopo tante lacrime mi sono ripromessa che nessun uomo mi avrebbe fatto più piangere, e adesso mi hanno trasferito qui dove voglio rifarmi una vita, per me e per Chiara.”

Avevo le lacrime agli occhi ascoltando le sue parole, già pensavo che saremmo diventate grandi amiche.

Contenta di averti qui Aurora, io sono Stella lavoro in uno studio come manager ma essendo l’ultima arrivata a volte mi fanno fare pure la segretaria, sono qui già da un anno, vengo dalla Sicilia, da Catania, ho 34 anni.

Mi manca la mia Sicilia, i suoi profumi, le arancine, i cannoli alla ricotta, la cassata siciliana, la pizza, il pane, le focacce, le torte al cioccolato, alla crema e alla ricotta. A la ricotta poi, come mi piaceva mangiarla con la pasta.

Bello il rapporto con i paesani, qui ho incontrato persone educate e amichevoli, ma non hanno lo stesso spirito dei miei siciliani.

Bello avere qualcuno con cui dividere la tavola e la casa, ultimamente mi sentivo sola.

Sei la benvenuta e se hai bisogno da oggi hai un’amica in più.

Da giorni a lavoro volevano promuovere quattro tra gli ultimi arrivati, io ero tra quei quattro e stavo attenta a non farmi beccare la mattina perché ero solita ritardare.

                                                

Serie: LA STANZA DEL PIANO DI SOPRA
  • Episodio 1: La mia nuova vita
  • Episodio 2: Imprevisti di vita
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