La miglior crema del plenilunio

In quella mattina uggiosa l’odore di pioggia appena passata e di pietre umide si mischiava con zenzero, cannella e cacao.

Nell’angolo della strada la finestra della bottega era socchiusa. I bambini sbirciavano, alzandosi sulle punte dei piedi, ma senza successo. Il tintinnio metallico dei pentolini, più efficace di qualsiasi cartello, annunciava il giorno di riapertura.

«Il forno è aperto, signore e signori.»

Un cuculo si esibì con il suo pezzo migliore, appollaiato sul noce dietro la casa, sperando in una manciata di briciole di ricompensa. Un uomo entrò impettito, annunciato dalla campanella dorata all’ingresso.

Si presentò, con una certa enfasi: «Porto un proclama ufficiale della guardia cittadina.»

China sul largo caminetto che si ergeva dal pavimento, una signora mescolava qualcosa sul fuoco. Non prestò attenzione all’ospite: la cucina aveva bisogno di cure. Ma lui non lo sapeva: si schiarì la voce più volte, tamburellando le dita sul mobiletto delle spezie.

Il vecchio paiolo ribollì un rigurgito pigro di crema e noce moscata, rimesso al suo posto dal mestolo di legno. Dal quadro appeso accanto al pendolo un signore scrutava il negozio con piccoli occhi scuri.

Il visitatore fremette di impazienza.

«Ho detto che porto…»

«Ho sentito.»

La voce rispose con la calma stizzita di chi aveva una cosa in più a cui pensare. Lento e preciso, il mestolo continuava il suo corso, facendosi largo nel denso mare di crema gialla.

Il fuoco scoppiettò tra i ciocchi di legno.

«Beh?» la signora ruppe il silenzio «che cosa desidera?»

L’uomo si diede un tono, drizzando la schiena.

«Questo è un avviso ufficiale.» sfilò dalla tasca un foglio arrotolato, fingendo di leggerne un contenuto che sapeva già a memoria. «La guardia della città di Afo diffida la prosecuzione della sua nefanda attività, condannandola alla…»

Dalla brace provenne uno sbuffo di fumo.

«Mi passeresti quel sacchetto? Quello lì, a destra dello stramonio.»

Il fiato dell’uomo si fermò a mezza via tra l’ugola e le labbra, soffocando le ultime parole. Girò gli occhi a destra e a manca.

«La pianta è proprio sopra il mobiletto.»

Un sacchettino un po’ logoro giaceva nascosto da un vaso. Lo prese senza pensare, poggiandolo a un passo dalla signora.

«Ti ringrazio.»

Lo zenzero, dispettoso, fece un salto dal paiolo, pungendogli le narici. Una scossa attraversò l’uomo; scrollò gli arti, le palpebre sbatterono per un paio di secondi.

Una grossa bolla d’aria increspò pigramente la superficie zuccherata della crema. Ora ai piedi della signora giaceva il sacchettino vuoto, ma il visitatore non era stato abbastanza attento da vedere che ingrediente lei aveva aggiunto.

«Questa crema sta venendo un capolavoro.»

Il suono rapido e metallico della spada sguainata diede la misura della pazienza dell’ospite: troppo poca; e la cucina aveva bisogno di tempo.

Lui, sull’attenti con l’arma tesa davanti a sé, sembrava avere una certa fretta.

«La città di Afo la diffida dalla prosecuzione della sua nefanda attività, condannandola alla cessazione di lei, o della propria esistenza.»

La frase gli uscì tutta d’un fiato, imparata a memoria come una filastrocca senza senso. Il corpetto della divisa era improvvisamente troppo stretto, la giacca troppo pesante; piccole goccioline di sudore si insinuavano sotto la camicia, solleticando la pelle.

Una lingua di fuoco si allungò dal caminetto, sfiorando appena il bordo del paiolo.

«Sì, certamente è la migliore crema di questo plenilunio.»

Uno sbuffo di vento indiscreto sollevò le tende di pizzo, insinuandosi dalla finestra socchiusa. Le foglie di stramonio sobbalzarono leggiadre, smuovendo i fiori della verbena. Un petalo si sollevò, volando via; le stoviglie impilate dentro una vetrinetta cigolarono appena.

La spada tremò tra le mani del gendarme. La schiena della signora, ricurva sul camino, sobbalzava a ritmo del mestolo.

L’uomo aprì la bocca, sorpreso dal tremore delle proprie labbra.

«L-la città di Afo…»

Il fuoco scoppiettò.

«Ti piacciono i biscotti, vero? Tua madre mette un pizzico di cacao nel pan di zenzero, si amalgama bene con i chiodi di garofano.»

«Mia…» le parole morivano in gola prima di essere pronunciate. Un alito di vento chiuse il vetro della finestra.

Un altro sacchetto venne aperto sul paiolo, liberando nella crema polvere di zafferano. Com’era stata rapida la signora! L’uomo non l’aveva nemmeno vista muoversi.

Le fiamme rosicchiarono l’ultimo ciocco.

«Certo, è faticoso. Non ho più l’età. Temo di stare invecchiando ormai, avrei bisogno di energia.»

La crema sobbollì.

«Mi prenderesti dell’altra legna? Va bene un ciocco qualunque, purché sia tu a portarmelo.»

Ai piedi del mobiletto delle spezie c’era una cassetta, strabordante a sazietà di legna. L’uomo prese un paio di pezzi premendoli contro il grembo, l’arma ancora ben stretta nella mano. Si accostò alla signora; non avrebbe voluto, ma lei aveva chiesto il suo aiuto.

«Ti ringrazio molto. Ci sono tanti giovani buoni ad Afo, di questi tempi.»

La legna cadde a terra. La spada la accompagnò, tintinnando scomposta accanto alla signora china sul fuoco.

«Davvero un buon giovane.»

La fiamma divampò nel caminetto, addensando la crema al punto giusto.

«Ecco. Molto meglio»

Solerte, il vento aprì di nuovo la finestra. Sollevò per sbaglio un petalo rosso di valeriana; uno dei bambini appollaiati fuori sgranò gli occhi per lo stupore.

Il fuoco schioccò la lingua.

«Il forno è aperto, signore e signori.»

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Un racconto ricco di profumi che fanno venire l’acquolina in bocca. E di magia per fantasticare. Mi ha ricordato il film “Chocolat” con Juliette Binoche, dove il sindaco che si opponeva tanto a quell’ attività finiva per cedere tuffandosi in un mucchio di golosità al cioccolato. Mi piacerebbe leggere ancora di questa “crema del plenilunio”, per sapere come potrebbe continuare la storia.

  2. Ciao Ester, ho sentito i profumi del forno assieme ai brividi di tensione. Ho adorato come la protagonista abbia ignorato completamente il proclama e abbia continuato a pensare alla sua crema, sicuramente buona, ma che sinceramente eviterei di assaggiare se fossi in quel bambino! Davvero un bel racconto.