La milizia privata

1943

«All’armi, all’armi, siam fascisti!».

Gli uomini di Cristiano ripetevano lo slogan, intanto saltavano a bordo degli autocarri.

Cristiano era felice di disporre tutti quegli uomini: la sua milizia privata.

Non appena anche l’ultimo miliziano fu a bordo, Cristiano, l’orbace sulle ventitré, non si affrettò ad andare alla sua macchina di rappresentanza, l’autista che lo aspettava. Al contrario lo fece lemme lemme, sfilando davanti ai camerati.

Una volta là, salì sul sedile posteriore e fece un cenno all’autista: «Avanti».

L’uomo alla guida obbedì.

Cristiano, di nobili origini, fascista, era un signore della guerra e aveva la sua storia, storia che era intrinseca a quella degli ultimi vent’anni d’Italia. Era orgoglioso di essere italiano, soprattutto perché si impossessava con la violenza di quel che desiderava, dalle donne ai tesori degli ebrei agli appezzamenti di terreno.

Nel momento in cui l’auto su cui si trovava giunse in vista del fronte, i soldati tedeschi lo bloccarono:

«Voi chi sareste?» li accolse un sottufficiale delle Waffen-SS.

Cristiano non disse nulla, fu l’autista a favorire le autorizzazioni ai germanici.

Il sottufficiale verificò, poi scosse la testa: «Ci sono delle inesattezze. Timbri sbagliati, alcuni mancano, le firme sono dove dovrebbero stare».

Cristiano lo guardò sconcertato, allora esplose: «Come osi, barbaro! Tu non sai chi sono io».

«So chi siete, siete un idiota. E ora filate via, sono qui da un mese e già ne ho abbastanza di voi italiani». Sputò a terra. «Vi ho visti come combattevate in Africa».

Cristiano non poté tollerare quel comportamento. «Sono qui per combattere gli Alleati, e tu mi stai ostacolando». Scese dall’automobile, schiaffeggiò il tedesco.

I miliziani esultarono, i tedeschi lo fissarono come se avesse appena compiuto una follia.

Il sottufficiale, rosso in faccia, lo guardò, poi strinse i pugni. «Vattene, piccolo italiano inutile, o sarà peggio per tutti voi». Dardeggiò i miliziani.

Cristiano non si lasciò intimidire: «All’armi, all’armi, siam fascisti!».

I miliziani smontarono dagli autocarri, con inni patriottici si disposero.

Uno dei tedeschi fece fuoco con l’MP40, non ad altezza uomo, ciononostante i miliziani dell’esercito privato di Cristiano scapparono.

Cristiano batté le palpebre. «Ma… possibile?!».

Perfino l’autista era scappato.

Che follia.

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Discussioni

  1. Racconto scritto bene come sempre, con un realismo notevole. Chissà se un episodio così si è veramente verificato. Mi piacerebbe sapere quale fosse il vero comportamento delle truppe tedesche a quel tempo. Gli italiani erano noti per essere mal equipaggiati, ma non credevo anche poco coraggiosi.