La moneta

Serie: L'Ultimo Desiderio


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Every riceve una lettera da Eradia, la terza regina madre del regno di Askor. Fra le righe, apprende con soddisfazione che la controparte è disponibile a condividere i frutti della vena d’oro pacificamente.

Trovare un precettore per Leia si era rivelata un’impresa paragonabile allo stanare un drago dalla sua grotta. Every non riusciva a capacitarsene. Aveva pensato che il titolo di insegnante avrebbe allettato gli intellettuali che risiedevano nell’ala ovest, in virtù della possibilità di entrare a far parte della sua corte interna. Invero c’erano state un paio di persone che si erano presentate, ma, dopo aver scambiato un’occhiata di traverso con Leia, erano fuggite a gambe levate. Every aveva accantonato la tentazione di investigare sulla questione; se il piccolo riconosceva il volto di un aspirante precettore, difficilmente era per averlo incrociato a un ricevimento di corte. Se il suo sospetto si fosse rivelato certezza, Every avrebbe disposto il loro allontanamento come aveva fatto con Tito. Il buon senso, tuttavia, gli consigliava di non inimicarsi più del dovuto suo fratello e la seconda regina. Era a conoscenza del fatto che entrambi i dotti frequentavano i loro salotti.

Il bambino sembrava altrettanto restio ad affidarsi a un maestro. Preferiva leggere e istruirsi da solo, attingendo a quanto offriva la biblioteca dello Scrigno. Amava le materie umanistiche: storia, geografia, araldica, idiomi stranieri, letteratura. Imparava a una velocità tale da lasciare Every sbalordito; avrebbe detto che, più che apprendere quelle nozioni, Leia le riportasse alla memoria.

In quel momento si stavano affrontando su una questione che Every riteneva fondamentale. Leia se ne stava seduto di fronte a lui, li separava la scrivania, con lo sguardo alto e inflessibile sul suo.

«Matematica.»

«Non mi serve. So fare i conti a mente.»

«Ottantasei once o sei libbre? Se ti chiedo di portarmi il sacco più pesante, quale scegli?»

Leia gli scoccò un’occhiata chiaramente offesa.

«Sei libbre. I pesi li so. Il resto non serve a niente.»

Every si trattenne a stento dal mettersi le mani nei capelli, solo perché si sarebbe vergognato di sembrare una massaia alle prese con i capricci del figlio. «Leia, il mondo È matematica. Tutto quello che ci circonda, comprese le creature viventi, è una combinazione di misure, proporzioni, numeri perfetti. La fisica è matematica. Le scienze sono matematica. Lo sono anche la maggior parte dei doni.» Sperò di risvegliare l’interesse di Leia accennando a questi ultimi.

Sapeva che il bimbo divorava ogni libro che parlava dei poteri ricevuti alla nascita da un esiguo numero di individui. Dotti e ricercatori si stavano ancora arrovellando sulla loro origine e sul motivo per il quale venivano conferiti ad alcuni e non ad altri. Every era l’unico nella famiglia reale ad averne ricevuto uno. Ed era un segreto custodito da pochissime persone: il Re, AnaMera e i Fidelis.

«Tanto non c’è nessun maestro che vuole insegnarmi.»

Leia aveva pronunciato quelle parole a bassa voce, bofonchiando, ma Every le catturò a una a una. Compreso il tono di voce. Non di sconfitta, ma soddisfazione. Non riusciva a capacitarsi di come quel ragazzino, a tratti, riuscisse a essere tanto insolente. Un momento prima chinava lo sguardo da cerbiatto indifeso sussurrando “Mio Signore”, e quello dopo lo fissava come un compagno di bevute, con le sopracciglia alzate in segno di sfida. Every pensava che fossero cose come queste a renderlo tanto particolare ai suoi occhi, ma a volte rappresentavano una sfida alla sua sanità mentale. Riconosceva entrambi gli atteggiamenti come sinceri ed era proprio questo a sconcertarlo.

«Posso pensarci io.»

Every scostò lo sguardo da Leia, puntandolo in direzione di uno dei divanetti a due posti disposti lungo le finestre ad arco. Si era completamente dimenticato della presenza di AnaMera.

La Lady posò il ricamo al quale stava lavorando e si alzò. Every studiò il suo atteggiamento rilassato, invidiandolo: AnaMera passò una mano sulla gonna per lisciarla da pieghe invisibili e li raggiunse a piccoli passi.

«Insegnerò al giovane Leia le discipline necessarie a completare la sua istruzione.»

Every riportò lo sguardo sul bimbo, accorgendosi che era impallidito. Il suo atteggiamento spavaldo si era dissolto come foschia al giungere del sole. Annotò quell’informazione per servirsene in futuro: il timore che Leia nutriva per la nobildonna era palese.

AnaMera sedette sulla poltroncina accanto al piccolo, rivolgendogli un sorriso.

«Non sei contento, giovane Leia? Finalmente il primo principe ha trovato un insegnante per te.»

«Sì, Milady.» Leia chinò il capo nell’accenno di un inchino. «Vi ringrazio per la vostra benevolenza.»

Gli occhi di AnaMera brillavano: Every conosceva ogni sua espressione e gli fu chiaro che fosse divertita. «Nutrire cotanta mente sarà un piacere.»

Leia si afflosciò sulla poltrona, intrecciando le mani e giocherellando con le dita in modo nervoso per qualche istante. Finalmente, quando sollevò lo sguardo su di lui, Every ritrovò l’espressione mite che ben si adattava a un bambino della sua età.

«Mio Signore, posso prendere congedo? Si sta avvicinando l’ora del pasto della sera.»

Every annuì, sollevando una mano per fermare la sua fuga non appena Leia si alzò. «Attendi un momento.» Estrasse un quarto d’argento e lo posò sulla scrivania. «Oggi è giorno di soldo: è trascorso un mese da quando hai iniziato a prestare servizio nella mia corte.»

Leia fissò la moneta a lungo. Allungò la mano per poi ritirarla di colpo, senza prenderla.

«Io…»

Every estrasse dal borsello una moneta d’argento, che mise accanto alla prima. «Questo è il mio regalo per il tuo anniversario di nascita. Mi sono permesso di dare uno sguardo ai registri: è domani. Sono certo che Isa ti farà trovare una torta.»

«Domani…»

«Prendi le tue monete, giovane Leia.» Every sorrise, scoprendosi felice. Per lui quella moneta era poca cosa, un dono che riservava alla servitù nelle occasioni come quella. Non aveva mai pensato che potesse essere un gesto tanto importante, per la persona che la riceveva. Leia taceva, ma il suo silenzio diceva molte cose. «Te le sei guadagnate.»

Continua...

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Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

    1. Al momento della nascita, Every ha ricevuto due doni. Uno di sangue: ha ereditato dal padre (come gli altri suoi fratelli) la possibilità di servirsi di un portale di teletrasporto. Uno personale: è un occulto (riesce a celare la propria presenza). Nel secondo episodio della seconda serie (La vena) Every si serve dell’occulto per compiere una missione di avanscoperta.

    1. Ti ringrazio, Cesare. A questo punto della storia Every non ha ancora allargato i suoi orizzonti, ma è già in possesso di ciò che gli serve per evolvere come essere umano: una buona dose d’empatia.

    1. Leia prova soggezione per AnaMera, ma dentro la mia testa immagino che una volta fuori da Palazzo inizi a correre in direzione della riserva di caccia come un centometrista per sfogare la frustrazione 🤣