La mostra virtuale
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: Giada
- Episodio 2: Andrea
- Episodio 3: Mattia
- Episodio 4: L’orfanotrofio
- Episodio 5: L’infanzia di Andrea
- Episodio 6: Chiara
- Episodio 7: Fabio
- Episodio 8: Vanni
- Episodio 9: La malagiustizia
- Episodio 10: San Marino
- Episodio 1: Vicolo Blatta
- Episodio 2: La testimonianza
- Episodio 3: Bejan
- Episodio 4: La fenice d’oro
- Episodio 5: La competenza territoriale
- Episodio 6: Il gatto
- Episodio 7: Il temporale
- Episodio 8: L’INCUBO
- Episodio 9: Aspettando il lunedì
- Episodio 10: L’avvocato del diavolo
- Episodio 1: Visita al padre
- Episodio 2: Una serata da quindicenni
- Episodio 3: Qualche giorno dopo
- Episodio 4: I murales
- Episodio 5: Certi treni non dovrebbero mai arrivare
- Episodio 6: La mostra virtuale
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Chiara spalancò gli occhi e guardò il display del cellulare per assicurarsi che non avesse sbagliato numero.
No, è proprio lui. Sta peggiorando!
«Hai sentito? Ti ho chiesto quando torni.»
«Fa-farò il possibile per dopodomani.»
«Ok, conterò i minuti… Ciao.»
Mattia chiuse la chiamata e scoppiò a ridere. Giorgio era accanto a lui e scosse la testa.
«Non mi piace quando prendi in giro Chiara. Guarda che ti sta facendo un favore.»
«Lo so, e io lo sto facendo a te separandola dal nuovo arrivato. Non eri geloso che te lo portasse via?»
«Ma ti sei fissato? Io con quel cretino non ci starei neanche morto! Poi, se fa il filo a Chiara, è etero.»
«Magari è fluido.»
«Tra poco te lo verso in testa un fluido… ghiacciato!»
«Vabbè. Finisci la tua birra e andiamo.»
«Veramente io prenderei ancora una piadina dolce. Magari al cioccolato.»
«Allora mentre tu ti sbrodoli, pago, prendo un amaro al banco e ti aspetto fuori.»
«Perché non puoi sederti qua per berlo?»
«No!»
«Ma per via del cioccolato?»
«Sì!»
Dopo poco Giorgio raggiunse Mattia. Lui fumava assorto nei pensieri.
«A cosa pensi?»
«Al cellulare di Fabio ritrovato sulla spiaggia di Riccione. Pare sia l’unico intestato a lui. È stato analizzato: lo usava esclusivamente per tenersi in contatto con una certa Elena, che è stata identificata e risulta essere la ragazza dell’autogrill. L’ultimo messaggio che le ha inviato diceva: “Ci vediamo domani, tesoro, adesso spengo tutto. Ho un appuntamento con Tob”. Avevi l’auricolare anche tu, quando ha chiamato Chiara: come ha detto che si chiamava l’amico di Luca?»
«To’… Tob. Vuoi dire che potrebbero essere la stessa persona? Nooo… è una coincidenza, anche se strana.»
«Non credo. Sono stato agli archivi e, dall’autopsia, Luca quella sera era strafatto.»
«Appunto, non si sarà neanche reso conto di dov’era. È stato un incidente. O chissà che gli è passato per la mente, ma poi ha avuto paura.»
«Oppure è stato istigato con una minaccia, anzi, ce l’hanno messo sui binari: ecco perché ha tentato di scansarsi.»
«Adesso non è che tutti i tossicodipendenti sono in chissà quali giri. Stai forzando tutto. E comunque bisogna trovare delle prove inoppugnabili.»
«Se stai pensando che metta un altro innocente in carcere sulla base solo di ipotesi per scagionare Giada ti sbagli di grosso… E se ho dei pregiudizi me li tengo per me. Non sto cercando dei colpevoli, ma i colpevoli.»
«Ne sei così sicuro?»
«Ma che dici?»
«Dico che i colpevoli di via Blatta potrebbero non essere gli stessi che hanno ucciso Fabio. Lo sai, anch’io credo all’innocenza di Giada, e anche di Andrea, ma su quali basi? In fondo non li conosciamo da sempre: chi può dire come sono veramente? A volte in nome di un sentimento si mette da parte l’onestà. Il primo sono io: avrei dovuto segnalare che stai facendo indagini di testa tua, e invece un po’ per le mie convinzioni e un po’ per amicizia non parlo. Chi ti dice che, nel 2008, qualcuno non abbia fatto lo stesso e corrotto mezzo mondo? E forse chi ha commesso quel delitto vorrebbe confessare, ma temendo di far morire di dolore qualcuno, tace. Se è così, sarà molto difficile trovare i responsabili.»
«Vedremo: dimentichi che chi è distrutto dalla colpa o crolla o si contraddice sotto la pressione di un lungo interrogatorio. Dopodomani sentiamo cos’altro è riuscita a sapere Chiara, e poi c’è Elena: è lei che bisogna ascoltare per sapere se è vero, come disse Fabio, che è la compagna del quarto socio, e capire come si chiama questo tizio. In quanto ad Andrea, ha reso una testimonianza vera solo a metà. Dalle indagini non è mai stato visto nessun uomo calvo.»
«Indaghiamo ancora. Andrea ha precisato di averlo incrociato nell’antibagno insieme a Fabio, mentre diceva: “Andiamo. Prendiamo la mia auto.” Lì non ci sono telecamere e quel tizio, un secondo dopo, può aver messo un berretto o qualcosa che nascondeva la calvizie.»
«Come no, oppure è entrato e uscito dallo scarico del lavabo come Freddy Krueger. Le telecamere hanno sì ripreso persone in compagnia di Fabio, ma nessuna corrispondeva alla descrizione di Andrea.»
«Perché non convochi il ragazzo di nuovo?»
«La terza volta? No, basta. Il calvo se l’è inventato per depistare, per farci perdere tempo. Non hai visto? Quando ho detto che quella sera non c’era nessuno con quella caratteristica, ha perso quel tono spavaldo che aveva e si è corretto, dicendo di essere sicuro di aver visto un uomo insieme a Fabio, ma non su quel particolare perché aveva bevuto. Bisogna pedinarlo e mettere sotto controllo i telefoni delle zone che frequenta.»
Nel pomeriggio del giorno dopo Mattia si ritrovò davanti al museo d’arte virtuale: c’era una mostra di pittori surrealisti. Era una corrente che gli era sempre piaciuta e decise di entrare. Sulle pareti della sala buia scivolavano immagini di quadri famosi, il tutto era commentato da musiche. Seguì la figura di una donna nuda che camminava da sola in una strada deserta di notte. La sua immagine si ripeteva come l’eco della propria solitudine. Era come se qualcosa avesse tagliato il film della sua vita fermandolo a un solo fotogramma. Mattia sorrise con amarezza. Quella donna era come Giada: bella, triste e in cerca di qualcosa o qualcuno che la facesse vivere una storia diversa. Invece aveva incontrato lui. Fu attratto, poi, da un altro dipinto. Si avvicinò. Con una mano toccò l’immagine, quasi a volerla fermare. Rocce verdi, formate da strani arabeschi, avvolgevano occhi chiusi e altri aperti, mentre su un lato una donna era distesa accanto a un lago come se fosse lì da sempre.
Sentì stringersi la gola e l’aria mancare mentre gli arabeschi cominciarono a girare e quegli occhi, la cui forma prima era appena accennata, adesso sembravano vivi e lo fissavano spalancati e terrorizzati. Poi la donna del lago si alzò e gli andò incontro. Lui avrebbe voluto accarezzarle il viso, ma questo si sciolse come la cera.
Si sentì risucchiato in un vortice di immagini. Non capì più niente, perse i sensi e cadde a terra.
Si risvegliò, disteso, sul pavimento. Un uomo, chino su di lui, gli tastava il polso. Mattia si divincolò.
«Non toccarmi! Vattene! Mi fai schifo!»
«Stia tranquillo, sono un medico.»
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- Episodio 2: Una serata da quindicenni
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