La nave
Serie: La città sommersa
- Episodio 1: La città sommersa
- Episodio 2: Arianna
- Episodio 3: La cripta – Parte prima
- Episodio 4: La cripta – Parte seconda
- Episodio 5: La nave
STAGIONE 1
Era sabato mattina e Arianna non aveva voglia di alzarsi. Sul suo lettino nel monolocale casa e ufficio al settimo piano, fantasticava. Incrociò le braccia dietro la testa per stiracchiarsi, mentre nella sua testa vedeva se stessa entrare a casa, prima della guerra, per la prima volta con il suo nuovo fidanzato. Chissà come avrebbero reagito i suoi genitori nel realizzare che era vent’anni più grande di lei. Non che non sarebbe stata capace di mettere in atto questa presentazione ufficiale, ma certo non sarebbe stato semplice. Ora, dopo una lunga guerra mondiale, per fortuna non aveva questo problema. Essere in due, e vivi, era già tanto. Anche se i suoi fossero stati ancora lì con lei, probabilmente non avrebbero avuto problemi ad accettare la sua scelta.
Un suono potente e prolungato squarciò l’aria e la svegliarono dai suoi sogni. Non era il suono delle bombe o delle sirene d’allarme antiaereo, ma un suono che portava vita.
«La nave!»
Arianna scattò in piedi e senza accorgersi era già fuori sul pianerottolo e con lei anche la vicina e il figlio, che le fissava le gambe. C’era già un gran movimento in tutto il palazzo e per le vie della città . Tornò subito in casa a mettersi un paio di pantaloni e a prendere il suo carrellino. Lo sollevò per superare la fila per l’ascensore e prese le scale perché di aspettare non aveva alcuna intenzione. Le ruote del suo carrello sgangherato per poco si staccarono mentre correva in discesa, verso il porto.
Claude era già al molo che preparava le funi per l’attracco con il resto del personale, volontario, del porto.
Lo chiamò mentre stava arrivando, con il fiatone.
«Ciao Arianna, perché tutta questa fretta? Ci metterà ore la nave a scaricare e ripartirà domani.»
«Ma io non ho tutto questo tempo, devo sistemare tutte le cose che ho ordinato.»
«Cerca di portare un po’ di pazienza. Appena riesco, salgo sulla nave a vedere.»
La cassa di legno di Arianna era alta un metro e mezzo e sicuramente pesava parecchio.
«Pensavi di portarla al tuo magazzino con quel carrello?»
«La aprirò e porterò una cosa alla volta. Mi puoi aiutare?»
Claude si girò verso un ragazzino che stava mettendo in moto un vecchio muletto: «Tommy! Vieni qui!»
«Buongiorno, Capitano. Dove la devo portare?»
«Vedi quel container arancione laggiù in fondo al porto, di fronte al batiscafo?»
«Ok, subito.» Sollevò la cassa di qualche centimetro e partì, mentre uno sbuffo di fumo nero usciva dallo scarico del mezzo.
Arianna: «Fai attenzione!»
«Signora! Questo è per lei» sentì una voce alle sue spalle.
«Buongiorno, Capitano.» Era il comandante della nave, in persona.
Le porse un pacco: «Dall’Australia.»
«La ringrazio tantissimo. Claude, è il regalo per te: le scarpe, ricordi? E ci dev’essere una lettera per me dal mio amico.»
Si incamminarono verso il deposito, perché nel frattempo Tommy era arrivato e li aspettava.
«Bravo! Prendi.»
Claude gli diede una moneta da due euro.
Arianna: «Quanti anni hai, giovanotto?»
«Sedici, Signora.»
«Ma dai, La verità ?.»
«Sedici.»
«Sai manovrare una gru come quella?», indicandone una su un molo vicino.
«Certo!»
«Bene, tieniti pronto che ti assumo. Lavoro, fisso.»
«Mi trova sempre qui al porto, Signora.» Lanciò in aria la moneta appena guadagnata facendola roteare, la riprese, e ripartì.
«Quattordici, forse.»
Aprirono la cassa e iniziarono a sistemare il contenuto nel container: bombole, un compressore portatile con tutti gli accessori per ricaricarle e «Guarda che belli questi caschi! Usati, ma sembrano nuovi e… hanno la radio! Potremo parlarci.»
«Oddio, aiuto.»
«Hai detto qualcosa? Non ti piacciono?»
«No, no, sono carini.»
«Hai sentito il discorso del Ministro? La ricostruzione avverrà partendo dal mare. La Prefettura, che gestisce i fondi per la ricostruzione fino a quando si svolgeranno le prime elezioni comunali, mi ha già commissionato dei sopralluoghi. In seguito, ci saranno dei recuperi importanti da fare. Quando è stata evacuata la città vecchia, hanno lasciato laggiù molte cose che allora non servivano. Ma ora, serve tutto. Raduna l’equipaggio e sistema il sommergibile: ci sarà lavoro per tutti.»
«Ok, capo.»
«Bene, vedo che hai capito. Sei assunto.»
***
Al tramonto, finite le operazioni di scarico della nave, venne improvvisato un vero e proprio barbecue, con vere salsicce appena arrivate e vino rosso.
A un certo punto, Arianna vide Claude seduto sul molo, con lo sguardo perso all’orizzonte. Lo raggiunse e si sedette accanto a lui. Indossava ancora la stessa maglietta con cui era partita la mattina. Anzi, con cui aveva dormito. Claude si tolse la giacca e gliela mise sulle spalle: «Prendi freddo.»
«Grazie. Senti, mio bel comandante tenebroso, oggi è una giornata speciale: me le vuoi dire due paroline in più, o devo sempre decifrarti?»
«Non so… tanta felicità , tutta lo stesso giorno…»
«È difficile da gestire, vero?»
Lo abbracciò, mentre le dita di lui le passavano tra i capelli.
Serie: La città sommersa
- Episodio 1: La città sommersa
- Episodio 2: Arianna
- Episodio 3: La cripta – Parte prima
- Episodio 4: La cripta – Parte seconda
- Episodio 5: La nave
Normalizzi con efficacia la quotidianità di una realtà distopica.
Resto in attesa del seguito
Ciao Marco,
mi sto facendo un idea sul personaggio di Arianna dimmi se le nostre visioni coincidono. E’ una donna pragmatica ma non cinica, sognatrice ma con i piedi ben piantati a terra. Sa guardare al passato senza rimpianti, vive il presente con intensità e progetta il futuro con determinazione. Le ultime battute di questo episodio mi suggeriscono che è un tipo romantico…
Empatica… Il romantico è lui, che ha problemi a gestire i sentimenti e li ha chiusi per bene a chiave. Solo che lei ha la chiave giusta… Per il resto sì, coincidono, ma io non ci avevo pensato a queste cose, fino a cinque minuti fa, penso alla storia…
Dovresti pensarci. Quando scrivi una storia se ragioni sulla personalità dei personaggi, quando scrivi un dialogo è tutto più facile. Prova😉
Scusa, ma io i miei personaggi preferisco lasciarli liberi di fare quello che vogliono… così stupiscono anche me. Secondo te, possiamo continuare così, o ci cacciano?