
La nera compagna
“Venti gocce di questo… Una di queste pastiglie qui… Mezza di quest’altra…” bisbigliò Luke, mentre preparava la sua dose mattutina di medicinali. Sostanze che, a suo dire, non servivano a niente. E probabilmente era davvero così.
Inghiottì il tutto, per poi ritirarsi nella sua stanza, dove avrebbe passato tutta la mattinata in attesa dell’ora di pranzo. Pranzo che spesso poi saltava, uscendo dalla camera da letto solo a pomeriggio inoltrato, con l’unico scopo di spostarsi sul divano del salotto a guardare qualche telefilm -di bassissima qualità- su un canale televisivo di poca rilevanza. Sempre che lo guardasse davvero: potendo osservare la scena, chiunque avrebbe scommesso che stesse guardando qualcosa al di la del percettibile, qualcosa che solo lui poteva vedere e sentire.
Luke era un uomo sulla settantina, e da quasi trent’anni mandava in scena questa routine quotidiana. Negli ultimi anni, però, la situazione era decisamente peggiorata. Inizialmente alternava questi periodi di assoluto letargo ad altri di eccessiva iperattività. Ma questi ultimi ormai erano sempre più rari, e quando arrivavano duravano sempre meno.
A questo punto il corpo aveva iniziato a deteriorarsi: gli angoli della bocca erano irrimediabilmente rivolti verso il basso, quasi a dipingergli sul viso un espressione di costante tristezza. Gli occhi castani erano sempre più cupi, e quasi sempre persi in un luogo irraggiungibile per chiunque, tranne che per Luke stesso. Accumuli di grasso avevano iniziato a depositarsi un po’ ovunque, nonostante saltasse spesso i pasti, per via della quasi assente attività fisica. Anche la voce ormai era cambiata, sempre più roca e difficile da comprendere.
La situazione ormai aveva quasi portato all’esasperazione i suoi familiari. Prima fra tutti, sua moglie Catelyn, che non era mai stata in grado di comprendere cosa gli stesse succedendo. Non che fosse semplice, intendiamoci, in effetti non ci era mai riuscito nessuno, nemmeno Luke stesso. Ma Catelyn si arrabbiava proprio. A modo suo cercava di dargli una scrollata, ma i risultati erano inesistenti. Ad ogni urlo, ad ogni richiesta di spiegazioni, ad ogni scrollone che riceveva Luke restava impassibile. O almeno così sembrava, nella sua mente l’immagine era tutt’altra: immaginava se stesso in piedi sul tettuccio della sua auto, a urlare contro quel nemico che non riusciva a sconfiggere.
Luke amava le auto, di tutti i tipi, non importava se fossero d’epoca o rivoluzionarie supercar appena concepite. L’immagine di se stesso mentre distruggeva la propria era quella che, secondo il suo subconscio, meglio poteva esprimere tutta la sua rabbia. E quando Catelyn gli urlava contro: “Vuoi spiegarmi qual è il problema?” vedeva se stesso distruggere il vetro della portiera del lato guida.
“Cos’hai in quella testa, me lo vuoi dire?” E sfondava il parabrezza.
“Ma è possibile che non riesci a darti una scrollata?” A questo punto anche il lunotto posteriore era solo un lontano ricordo.
Ogni domanda che Catelyn provava a rivolgergli provocava uno scatto d’ira che gli faceva sfondare prima un finestrino, poi il cofano, e poi un paraurti. Ma nessuno di quei colpi causava il minimo rumore, ogni affondo terminava nel più totale dei silenzi. E quando provava a rivolgere la mazza da baseball che stava usando contro un punto già colpito, quello era come nuovo, come se non avesse ancora subito il minimo colpo.
Tanto più Catelyn si agitava e gli urlava contro, tanto più Luke si disperava e tirava mazzate a quell’auto che continuava a ripararsi all’istante, finché, rassegnata, imprecando se ne andava, lasciandolo nuovamente solo. A quel punto Luke tornava con la mente alla realtà, che lo vedeva seduto sul divano, mentre con una mano si massaggiava l’altra, entrambe tremolanti, dopo aver perso l’ennesima battaglia.
Battaglia che faceva parte di una guerra che nemmeno sapeva da dove era iniziata. Perché stava combattendo? Contro chi? Non sapeva rispondere.
E tra una battaglia e l’altra, tra un letto e un divano, tra un telefilm e una pastiglia, la vita gli stava sfuggendo via.
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Complimenti!
Ho trovato il tuo racconto molto emozionante e profondo tanto quanto l’immagine che hai usato per descrivere i pensieri che affollano la testa di quest’uomo, per poi perdersi in quel nulla. Ho ritrovato, fin dalle prime righe, il tema della depressione e mi piace la delicatezza con cui lo hai raccontato.
Ciao Eleonora!
Grazie mille per la lettura e il gentilissimo commento, fa sempre tanto piacere leggere parole come queste ?
A presto!
❤️ Brividi.
? Grazieeee ??
In questo LibriCK la follia ha le sembianze di una forma di impotenza mai sentita prima: non riuscire a rompere un’auto. Per un curioso incrocio onirico mi ricorda l’urlo muto che tantolva capita di fare nei sogni. Mi è piaciuto molto il mondo in cui hai partecipato al lab, riuscendo a toccare anche il dramma umano dei disturbi psichiatrici. Complimenti.
Ciao Tiziano!
Mi fa molto piacere che ti sia piaciuto. Non è facile parlare di questo argomento, ma questo è quello che mi ha ispirato il video e ho cercato di scriverlo al meglio delle mie capacità.
Grazie per la lettura e per l’apprezzamento, alla prossima!
Ciao Andrea, il tuo racconto da vita ad un personaggio molto intimo in cui molti possono riconoscersi. Io l’ho fatto, soprattutto riguardo ai momenti di iperattività che finiscono nel l’esaurirsi, quasi consumati, in un improvviso battito di ciglia. Non so, forse la scrittura offre la possibilità di utilizzare quella famosa mazza da baseball e non perdersi per sempre. La tua storia sfiora molte corde, ognuno ci vede parte di sé.
Ciao Micol!
Non è una gran bella cosa che in molti possano ritrovarsi in questo personaggio, significa che è un “male” sempre più diffuso. Però l’importante, come dici tu, è trovare la nostra mazza da baseball e usarla per tenere a bada, se non sconfiggere, questa sottovalutata nemica di tutti.
Grazie per la lettura, alla prossima! 🙂
Leggere questo racconto mi ha lasciato un ansia dentro cm qnd ci si ridesta da un brutto incubo. Il che nn è un male, anzi significa che sei riuscito a destare un emozione di quelle difficili da cogliere. Complimenti!
Ciao Daniele! In effetti per questo racconto avevo uno scopo un po’ diverso, rispetto agli altri che tendono più alla favola, e dalle tue parole pare mi sia riuscito 🙂
Grazie per la lettura e per i complimenti, a presto!
Meraviglioso racconto sul dramma della depressione e di chi ci vive intorno, che mi ricorda il male oscuro di Giuseppe Berto.
Grazie per la lettura e l’apprezzamento, Giovanni! 🙂
Perdonami se sono forse troppo diretta, ma la tua scrittura la sento molto viva ed empatica.Sai raccontare momenti difficili da tirare fuori, ti capisco perchè anche io scrivo cose vissute da me o da terzi, molto grige anche e’ semplice.Mi permetto di consigliarti di farci un pensiero su una seria così introspettiva, intensa e buia,
Ciao Ely!
Grazie per il commento, in effetti mi hai beccato: non è tutto frutto della fantasia quello che ho scritto ?
Ci penserò su…? Per il momento, grazie per la lettura e il consiglio, a presto!
Triste, perché è un racconto che trasuda disperazione, solitudine e isolamento. Ma bello, perché sei riuscito a rendere questo disagio psicologico e a risultare totalmente credibile. Complimenti! Un saluto.
Ciao Cristina!
La credibilità credo sia dovuta soprattutto al fatto che di situazioni come questa ne esistono realmente tante, forse troppe.
Grazie per la lettura e per i complimenti, alla prossima! ?
Ciao Andrea,
hai descritto molto bene un personaggio davvero borderline, sembrava veramente di essere dentro la sua testa malata. Bravo!
Ciao Isabella! Peccato che nella vita reale, invece, sia davvero troppo difficile entrare nella testa di chi non sta bene per capirne il vero stato d’animo, e soprattutto individuarne le cause!
Grazie mille per la lettura e per il commento! ?
A presto! ?
Il tuo modo di narrare mi rituffa sempre in un mondo fiabesco, anche quando il racconto trasmette una profonda malinconia. Il male contro cui lotta Luke è lo stesso contro cui, presto o tardi, dovremo confrontarci. Ma Luke lotta, combatte, anche se non ricorda più nemmeno il perché, ma il suo spirito gli impedisce di arrendersi, e di infuriarsi segretamente contro chi non comprende la solitudine interiore e il tempo che scorre e divora tutta la sua essenza… ma Luke lotta, ed questa è una cosa che tutti dovrebbero ricordare: non mollare mai! Complimenti Andrea, nella sua semplicità, dietro questo libriCK si cela un grande significato!
Oggi non ce la posso fare! Invece di risponderti, ho creato un commento nuovo 🙁
La incollo anche qui, così non rischio che te la perda:
Ciao Antonino! Grazie mille per il bellissimo commento, sono molto felice che anche questo breve racconto ti abbia trasmesso qualcosa.
E’ un po’ diverso dagli altri racconti che ho scritto, ma ho deciso di lasciarmi ispirare dal video e quello che ci ho visto è stata una metafora di una lotta interiore, più che un vero e proprio gesto distruttivo.
Grazie di nuovo per la lettura e per i complimenti, a presto! ?