La notte dei desideri 

Serie: Come le conchiglie

Nelle settimane a venire la ragazza non smise neppure un giorno di prendersi cura del giovane uomo, e di quel bacio scansato non parlarono mai: si erano trincerati dietro la comoda illusione che non fosse accaduto davvero.

Tuttavia Wanda, più condivideva del tempo con lui, più detestava il lavoro che la malasorte le aveva assegnato. Non tollerava più di avere cento mani sulle natiche e cento bocche sui seni; cento lingue sul collo e cento occhi a penetrarle lo sguardo schivo; e notte dopo notte, mentre il suo corpo stanco giaceva con uomini al cui tocco tremava più delle vele rivoltate dalla tempesta, la sua mente evadeva rifugiandosi nell’immagine delle bramate braccia di Edmondo.

Fu lì che si rintanò anche quella volta in cui un omone, più viscido di un rospo, sfogò le proprie pulsioni con tale violenza da ridurla ad un pezzo di carne inerme. Le aveva strappato i vestiti di dosso e, un colpo di bacino dopo l’altro, le aveva penetrato anche l’anima.

Wanda si aggrappava alla propria immaginazione per rendere tutto più sopportabile, ma non resisteva: schifo, puzza, nausea, disgusto, spasimi, dolore. Mollò un pugno a quel maiale che nemmeno lo accusò, concentrato com’era a terminare da solo ciò per cui aveva pagato, e piombò nella stanza di Edmondo terrorizzata come una bambina rincorsa da un demone.

Il giovane marinaio spalancò gli occhi. La luce della luna squarciava il buio della camera e illuminava il volto sconvolto di Wanda. Quella visione gli sminuzzò la coscienza in minuscoli coriandoli. Poteva esistere davvero tanta crudeltà?

Ancora claudicante, le si accostò: uno sconosciuto istinto lo stava persuadendo che stringerla a sé fosse l’unico modo per restituirle un po’ di pace. Sollevò le braccia arrugginite ed estranee da tempo agli abbracci, ma vinse l’attrito. Lasciò che Wanda appoggiasse la testa sul suo petto e, con le mani impacciate, le carezzò la nuca scoperta. Avvertì qualcosa di ruvido sotto i polpastrelli. La luce argentea che penetrava dalla finestra illuminò ciò che sentiva sotto le dita.
Era una collana: una collana di conchiglie.  

Wanda si rigirò quel piccolo tesoro tra indice e pollice: 

-Non sapete quanto sia preziosa per me. È un inestimabile dono.

E con entusiasmo rivelò quella storia che meritava di essere raccontata.

-Quando mio padre, troppo ubriaco per tenersi un lavoro, mi spedì sulla strada, io non facevo altro che piangere: mi aveva condannata senza alcuna misericordia ad essere pretesa da tutti e mai amata da alcuno. Spettatrice delle mie lacrime fu, un giorno, una giovane dai modi gentili. Mi asciugò teneramente le guance e mi mostrò una collana. Disse che apparteneva proprio a lei ma che non le sarebbe più servita perché il nodo incantato si era ormai sciolto. Il desiderio che la sua anziana nonna aveva espresso per lei quando gliel’aveva annodata, era che trovasse il vero amore; e realmente lo aveva trovato.

Poi me la fece indossare, legò le due estremità tra loro, e invocò per me la stessa sorte.

-Ah, la mia Alma! – bisbigliò Edmondo intenerito, e per un brevissimo istante la rivide sorridere negli occhi luccicanti di Wanda. In quell’attimo la collana cha la giovane portava al collo le scivolò tra i seni e si adagiò sul pavimento. Entrambi furono attraversati da un senso di stupore mai conosciuto prima.

Se quella fu una magia, ciò che accadde dopo fu un miracolo.

Wanda si chinò per raccogliere da terra quelle che erano state per lungo tempo le guardiane del suo desiderio. Edmondo la guardò: era bella come una stella, come una stella venuta dal cielo soltanto per lui.

Le tese la mano per aiutarla a rialzarsi, e questa volta gli fu più facile muovere le braccia: la ruggine che le teneva frenate si stava rimuovendo a poco a poco.

La avvicinò a sé e la strinse forte permettendo, dopo anni, che un altro cuore stesse tanto vicino al proprio.

Lo sentì battere dentro al petto: il groviglio di catene in cui lo aveva intrappolato si stava gradualmente districando.

E mentre quegli intrichi, matasse e intrecci si sbrogliavano, lentamente si scioglieva il nodo alla collana che gli cingeva il collo.

Le conchiglie che la componevano, cadendo, si frantumarono in milioni di schegge.

Edmondo le vide dissolversi e portar via con loro l’angoscia di un passato che adesso gli stava sorridendo. Gli fu chiaro ciò che Alma aveva desiderato per lui quel giorno sulla spiaggia:

 “Che tu possa, come le conchiglie, resistere alle burrasche e sopportare le tempeste; vincere contro le onde e trionfare sugli abissi. Che tu riesca sempre, dopo ogni lotta, a giungere a riva e a trovare il tuo posto sulla sabbia. Che tu possa incontrare mani per raccoglierti e una stella per guidarti. Altro non chiedo.”

Serie: Come le conchiglie
  • Episodio 1: La collera del mare
  • Episodio 2: Desideri annodati 
  • Episodio 3: Un umano in meno meno, tre conchiglie in più 
  • Episodio 4: Tra il dire e il fare 
  • Episodio 5: Le signore delle candele 
  • Episodio 6: Il Titanic italiano 
  • Episodio 7: La notte dei desideri 
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Martina, una storia triste conclusa con un pizzico di magia e gli occhi inumiditi… i miei! L’immagine e il significato che hai voluto legare alla collana è pura poesia, il desiderio di Alma ha fatto incontrare due vite che sembravano travolte da un destino ineluttabile e credule, ma in fondo, senza sogni o desideri, la nostra esistenza perderebbe ogni ragione di essere vissuta. Il mare ha portato via il volto e la gentilezza di Alma ma, il mare stesso e le sue conchiglie hanno congiunto nell’amore più profondo due anime martoriate. Un episodio emozionante come pochi, dove la tua chiusura indica con forza quanto l’uomo possa e debba resistere nonostante le difficoltà. Una serie apprezzato parola per parola😍! Un caro saluto Martina, alla prossima emozione😁!