La panchina del mistero

Un giorno di fine estate, ad agosto, una coppietta di ventenni decide di fare una passeggiata dal paese fino alla fine della deriva, lì dove inizia il mare. Quella sera i due giovani, entrambi studenti universitari al secondo anno, cenano in pizzeria e prendono una decisione: rimanere a Modena se uno dei due, finiti gli studi, riesce a trovare lavoro. Usciti alle ventitré in punto si inoltrano verso la costa della loro zona Marina e arrivati vicino all’unica panchina, lì dove inizia il mare, si intrattengono per una pomiciata, ma un pericolo inaspettato è alle porte. I due fidanzati di belle speranze si intrecciano e chiudono gli occhi e a quel punto un cobra sbuca da dietro i cespugli: li morde alle caviglie lasciandoli inermi e muoiono dopo un quarto d’ora. La mattina dopo due amici in cerca di spiegazioni, una volta vicini alla panchina, subiscono la stessa sorte. La sera dopo era lunedì, quindi, volente o nolente, qualcuno che avrebbe visitato la zona sarebbe sopraggiunto: chi per mangiare, chi per fermarsi al chiosco e comprare una crepes, chi per gli stessi motivi dei quattro sventurati, rischiando di avere come destino la stessa malasorte; anziani, sportivi turisti o gente del posto. Per fortuna un postino si accorge della tragedia mentre esce da una pizzeria e chiama la guardia forestale che prima spara al cobra e poi, nel giro di un mese, desertifica la zona col permesso del comune, in maniera che non si verifichino più tragedie di quel tipo. Il postino viene premiato dal comune come cittadino modello e gli viene riconosciuta una ricompensa di mille euro come premio simbolico per aver stroncato sul nascere un susseguirsi di interminabili morti a catena. La zona rimase senza servizi, rimase solo la panchina del mistero smascherato che nessuno osò più prendere in considerazione per un qualsiasi interesse.

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