
La Patasola
Serie: MITI E LEGGENDE D'AMERICA LATINA
- Episodio 1: Mama Coca
- Episodio 2: La Llorona
- Episodio 3: La Patasola
- Episodio 4: Il Chupacabras
- Episodio 5: Il canto delle balene
- Episodio 6: Il battito della terra
STAGIONE 1
Nel cuore della giungla colombiana, dove le foglie vibrano al soffio del vento e il canto assordante degli uccelli si mescola al ruggito lontano delle montagne, esiste una leggenda che viene sussurrata con timore attorno ai fuochi accesi. Una storia di vendetta, dolore e paura, tramandata di generazione in generazione, che incarna la forza inarrestabile della natura e la furia di una donna mutilata: La Patasola.
Figura mitica, conosciuta come ‘La donna con una gamba sola’, essa è la protagonista di una delle storie più emblematiche del folklore colombiano, mix di terrore soprannaturale e vendetta femminile.
Si narra che, nelle notti senza luna, si possa udire un lamento tra gli alberi, simile a una voce in cerca d’aiuto. Un suono struggente, capace di far accapponare la pelle a chiunque si trovi abbastanza vicino da sentirlo. Gli abitanti dei villaggi lo conoscono bene. «Non fermarti per nessun motivo». Dicono i più anziani. «Se senti quel grido, fuggi. Non voltarti mai.»
La Patasola è la protagonista di questi racconti: una creatura mostruosa, metà donna e metà demone. Nonostante abbia una sola gamba, è capace di muoversi con incredibile velocità, saltando di ramo in ramo con la sua forza sovrumana. I lunghi capelli sono annodati in ciocche selvagge, piene di serpenti, e i suoi occhi gialli ardono come braci nel buio della notte. Con artigli affilati al posto delle unghie e una pelle arsa dal sole, La Patasola vaga senza pace, in cerca di vendetta.
***
Ma chi era prima di diventare il terrore della foresta?
Le versioni più accreditate della leggenda la identificano con una donna di nome Salomè: avvenente, dal sorriso disarmante e dagli occhi scuri come la notte. Salomè viveva in un piccolo villaggio nella regione andina colombiana di Tolima Grande sulle rive del fiume Magdalena. La donna era sposata con Alejandro, un uomo laborioso e affettuoso. La loro vita scorreva tranquilla, con due figli piccoli che correvano attorno alla casa di fango e paglia. Salomè passava le giornate al fiume, lavando i panni e chiacchierando con le altre donne del villaggio. Ma la sua bellezza così straordinaria, non passò inosservata agli occhi di un ricco possidente terriero, un uomo potente e affascinante.
Ogni giorno, mentre Salomè si trovava al fiume intenta nel suo lavoro, l’uomo la osservava da lontano con uno sguardo pieno di desiderio. All’inizio, lei lo ignorò, ridendo con le amiche e fingendo di non notarlo. Ma nel profondo del suo cuore, iniziava a germogliare qualcosa. Una scintilla di curiosità, forse, o il desiderio di una vita diversa, lontana dalla monotonia quotidiana. L’uomo cominciò a corteggiarla con regali e promesse e alla fine Salomè cedette al suo fascino.
Da quel giorno, nulla fu più lo stesso. Salomè cambiò, il suo volto sereno si oscurò, e cominciò a trascurare i figli e la casa. Inventava scuse, bugie sottili, per potersi incontrare di nascosto con il suo amante. Alejandro, che l’amava profondamente, notò presto i cambiamenti: la moglie che una volta conosceva sembrava sempre più distante e il sospetto iniziò a consumarlo. Un giorno, Alejandro disse che avrebbe passato la notte in città, per affari. Salomè, credendosi al sicuro, aspettò che i bambini si addormentassero e uscì di casa, dirigendosi verso la dimora del suo amante.
Quella notte, Alejandro la seguì. Nascosto nell’ombra, osservò in silenzio la sua amata moglie tra le braccia di un altro uomo. Il dolore e la rabbia si mescolarono in lui come un veleno letale, fino a che non poté più trattenersi. Con un grido di furia, fece irruzione nella casa e, accecato dalla gelosia, brandì il suo machete. Con un colpo netto, decapitò l’amante di Salomè e, senza esitazione, si rivolse a lei.
Sul punto di ucciderla, ebbe un ripensamento, ma volle comunque attuare la sua vendetta. In un gesto crudele e simbolico, Alejandro tagliò di netto una delle gambe di Salomè, lasciandola sanguinante e in fin di vita. «Ora sarai monca, come il nostro amore.» Le disse, prima di abbandonarla nella giungla.
Sola, disperata e umiliata, Salomè trascinò il suo corpo mutilato e nudo attraverso il fitto della foresta, cercando rifugio. Ma non trovò pace. La giungla, con il suo intricato labirinto di alberi e creature selvagge, divenne la sua prigione. Salomè sentiva la sua umanità sfuggirle lentamente, ogni giorno un po’ di più, fino a che non rimase altro che risentimento e dolore. In preda alla disperazione, decise di stringere un patto con il diavolo che spesso l’aveva cercata nelle notti spaventose di solitudine. In cambio della sua anima, ottenne potere e la promessa di una vendetta eterna.
***
Fu così che Salomè divenne La Patasola, un mostro con un unico scopo: punire coloro che, come lei, avevano tradito o ferito. Le sue vittime preferite divennero gli uomini attratti dalla sua ingannevole bellezza, ignari di ciò che si nascondeva dietro il volto perfetto che vedevano. La Patasola li chiamava con dolcezza, il suo aspetto trasformato in quello di una donna meravigliosa che si aggirava tra gli alberi. Solo quando era troppo tardi, rivelava la sua vera natura: un mostro deforme con il naso a uncino e una gamba sola che terminava in uno zoccolo. Le sue vittime venivano divorate senza pietà o tormentate da visioni orribili dei loro cari e costrette a vagare senza meta attraverso la giungla fino a impazzire.
Ma il suo odio non si fermava agli uomini infedeli. La foresta, che l’aveva accolta nel momento più buio della vita, divenne il suo regno. E così, La Patasola si fece anche la protettrice della natura, attaccando senza pietà chiunque osasse distruggere la sua casa. Taglialegna che abbattono alberi senza permesso, bracconieri che decimano la fauna selvatica e inquinatori che distruggono l’ambiente divennero le sue vittime preferite, e coloro che osavano profanare la giungla venivano trovati morti o impazziti, vaganti senza meta fino alla fine dei loro giorni.
Nonostante il suo aspetto mostruoso, La Patasola non è solo terrore e morte. Viene anche vista come un giustiziere, una figura in bilico tra bene e male. Le sue azioni sono riconosciute come scaturite da una logica spietata: chi ferisce la natura, chi tradisce la fiducia, chi si lascia accecare dall’avidità, deve essere punito. E così, in molti la temono, ma ci sono anche coloro che la rispettano come guardiana della foresta.
Con il passare degli anni, la leggenda di La Patasola si diffuse in tutta la Colombia, raggiungendo villaggi lontani e accendendo l’immaginazione delle persone. Si dice che ancora oggi, nelle notti più buie, quando il vento soffia tra gli alberi, si possa udire il suo richiamo. Una voce suadente che promette amore e sollievo, ma che nasconde la morte dietro ogni parola.
«E non dimenticate». Ripetono gli anziani ai più giovani. «La Patasola non ha scordato il suo passato. E se sente che avete infranto le leggi della natura, verrà per voi.»
Forse è solo una storia, un avvertimento mascherato da mito per tenere lontano il pericolo e preservare la giungla incontaminata. O forse, tra le ombre degli alberi, La Patasola continua a vegliare, aspettando il momento giusto per attuare la sua vendetta eterna.
***
Il documentario che vi propongo, mostra un interessante taglio antropologico e sociologico. Le interviste rivelano un aspetto che accomuna ogni leggenda: essa non avrebbe valore se non venisse tramandata oralmente nel tempo. Ogni bocca aggiunge e toglie, tagliuzza qua e là oppure ingigantisce una storia sentita raccontare, con elementi propri e personalizzati. Mito e leggenda si mescolano alla realtà di un luogo e volano oltre il tempo e lo spazio, sorvolano il territorio per raggiungerne un altro. Essi finiscono con l’assomigliarsi. La contaminazione diviene inevitabile. Proviamo a sederci accanto a un anziano che narra. Il pathos trasmesso sarà il medesimo che percepiremo ascoltando le interviste di questo breve documentario fino a chiederci se ci sia una effettiva differenza fra leggenda e realtà o piuttosto queste non divengano una cosa sola assieme al ricordo per la necessità che è insita nell’uomo di credere ancora.
Serie: MITI E LEGGENDE D'AMERICA LATINA
- Episodio 1: Mama Coca
- Episodio 2: La Llorona
- Episodio 3: La Patasola
- Episodio 4: Il Chupacabras
- Episodio 5: Il canto delle balene
- Episodio 6: Il battito della terra
Bellissima questa leggenda, non la conoscevo!
Anche in questo caso come ne La Llorona, si tratta di una donna che subisce violenza. Le leggende e i miti pescano sempre nel passato, ma si rileggono purtroppo ancora in chiave moderna. Grazie di cuore per i tuoi apprezzamenti a questa serie.
“«Ora sarai monca, come il nostro amore.»”
Questa è la frase… Scusami ho fatto un casino coi tasti del telefonino!!! Perdonami!!!
Ti ringrazio per aver scelto questa frase che, nel mio intento durante la stesura del testo, voleva assomigliare a tante tristi realtà di cui troppo spesso si sente parlare:)
“😃 ❤️ 😂 👏”
Bellissima questa frase!!! Ha insita una tragicità che è prima di tutto sentimentale e poi anche fisica, ma le due cose si uniscono perfettamente a tal punto che la parte corporea da sostanza a quella incorporea. 👏 👏 👏
Ciao Alberto e grazie☺️ ma la frase non è riportata e io adesso sono curiosa!
C’è una connessione, in queste leggende: il legame con la natura e con la sua sacralità. Come la foglia di coca è un tornico ristoratore per i nativi, ma diventa una piaga per l’invasore che se ne appropria e ne abusa, anche qui la Patasola non solo punisce le persone infedeli, ma anche chi cerca di danneggiare la Natura.
Parliamo di luoghi usurpati oramai da centinaia di anni e di popoli così tanto abituati ad abbassare la testa che nemmeno se ne rendono conto più. E non parlo solamente delle zone rurali, questa attitudine la si riscontra ovunque. Succede così che miti e leggende diventino luoghi virtuali dove annegare le proprie frustrazioni e ritrovare l’orgoglio. Gli antenati vengono mitizzati e si guarda a loro per ritrovare se stessi. Si creano miti nell’intento di punire l’usurpatore. C’è davvero molto dietro a ogni leggenda. Grazie di cuore Sergio.
Questa tua riflessione che hai espresso in questo commento credo si possa applicare a tutte le leggende, in ogni parte del mondo. La mitizzazione degli antichi per riscoprire le proprie radici, per riaffermare la propria identità. Sai, in questa serie stai facendo un lavoro di antropologia, oltre che di narrativa!
Grazie Sergio, è il mio percorso di studi e non me lo posso dimenticare. Inoltre il fascino di tutto questo non mi molla!
Una leggenda che è molto più reale e attuale di quello che la mera storia lascerebbe intendere. Anche perché la storia stessa, narrando del marito che, in preda all’ira e alla gelosia, decapita l’amante e recide la gamba della moglie, ha molto in comune con quanto accade ogni giorno in ogni parte del mondo.
Sicuramente, c’è un fondamento di verità, una vicenda reale dalla quale è stata poi creata la leggenda della Patasola. Spero davvero che possa essere vista tanto come un monito quanto come qualcosa su cui riflettere, per trarne un insegnamento di vita fondamentale (riferendomi, ovviamente, alla violenza di genere).
Grazie Giuseppe, il tuo è un commento molto ‘toccante’ perché è proprio come dici tu. L’attualità di una leggenda così antica è davvero sconcertante. A volte mi chiedo se arriveremo mai al momento in cui non ne parleremo più semplicemente perché non ci sarà più nulla di cui parlare.
Una visione comune a molte leggende da tutto il mondo (penso ad esempio a Medusa), qui davvero ben raccontate. Ma penso anche a come tante religioni e culture patriarcali vedono la donna, tentatrice e portatrice naturale di rovina. Al punto di considerarla quasi non-umana. Di considerarla senz’anima. Dove l’ho già sentita? Ah, già. Lilith, la prima migliore di Adamo. Quella creata “come” lui e non “da” un suo pezzo. E poi penso a Lolita, quella di Nabokov, e della canzone “don’t stand so close to me” dei Police. Giovani donne tentatrici che seducono uomini più anziani con il loro aspetto angelico e innocente e li portano alla rovina.
La paura dell’uomo incapace di prendere atto della propria età, che si sente ragazzino e pensa di poter attingere alla giovinezza altrui.
Grazie Cristiana, per il bel racconto e lo spunto di ragionamento!
So che la storia di questa leggenda è ribaltata rispetto a quelle che ho richiamato. Qui la tradita non è la donna ma l’uomo che, d’altra parte, è l’assassino efferato. Ma in fondo si tratta di un elemento che dipende dalla cultura da cui proviene il mito. Il succo della leggenda è il mostro che si aggira fra i boschi, che ammalia e divora. Scusami, Cristiana, per il commento lungo e confuso.
‘Ma in fondo si tratta di un elemento che dipende dalla cultura da cui proviene il mito’ Esatto! E allora vedi che la persona tradita non è solamente quel marito che tanto la amava a suo modo, ma anche la stessa figura femminile colta in un momento di debolezza dovuto fra le tante cose magari anche alla poca presenza nel suo quotidiano della persona amata? Non intendo né generalizzare e nemmeno semplificare quanto piuttosto sottolineare il fatto che il vero pericolo è colui che sa approfittare della debolezza per trarne vantaggio. Non si è sempre sufficientemente lucidi e sereni per poter compiere una scelta e purtroppo ci sono le persone che se ne accorgono, eccome. A questo punto direi, scusami tu a tua volta per la mia risposta lunga e confusa al tuo commento 🙂
Non volevo assolutamente farne una questione di colpa della ragazza, anzi. Per me la storia che racconti è l’ennesima storia di assassinio di una donna. Certo, si potrebbe parlare del fatto che il tradimento è andato avanti a lungo, v quindi non si tratta di un temporaneo confondimento ma di una vera e propria storia parallela. Ma la mia condanna resta, nei confronti dell’assassino.
Sono assolutamente con te
Sei stato durissimo nel tuo commento e direi spietato. Allora aggiungo, possiamo fare distinzione di genere fra seduttore e sedotto, oppure fra vittima e carnefice? O ancora, l’età è in effetti un elemento etichettante o discriminante? Difficile, difficilissimo secondo me. Il gioco, credo, ruoti attorni alla parola consapevolezza e alla parola rispetto. Consapevolezza di ciò che si è, si vuole, si desidera e rispetto per chi stiamo in un certo senso coinvolgendo in qualcosa che è primariamente un nostro desiderio, impulso, spinta. Sono davvero interessanti gli esempi che hai citato, fanno riflettere. Così anche come il tuo commento che forse presenta più spunti di riflessione del racconto stesso. Grazie Giancarlo.
Sei stato durissimo nel tuo commento e direi spietato. Allora aggiungo, possiamo fare distinzione di genere fra seduttore e sedotto, oppure fra vittima e carnefice? O ancora, l’età è in effetti un elemento etichettante o discriminante? Difficile, difficilissimo secondo me. Il gioco, credo, ruoti attorni alla parola consapevolezza e alla parola rispetto. Consapevolezza di ciò che si è, si vuole, si desidera e rispetto per chi stiamo in un certo senso coinvolgendo in qualcosa che è primariamente un nostro desiderio, impulso, spinta. Sono davvero interessanti gli esempi che hai citato, fanno riflettere. Così anche come il tuo commento che forse presenta più spunti di riflessione del racconto stesso. Grazie Giancarlo.
Ciò che più mi affascina delle leggende è cercare di scovare quanto e cosa sia di vero e di inventato. Perché non posso pensare che non ci sia una base di verità.
È veramente immersivo il modo in cui hai raccontato della Patasola, convertendo la leggenda in racconto. ✒️
Ho anche imparato qualcosa di nuovo. 😸
Le leggende hanno sempre un assoluto fondo di verità. Scavano e scovano proprio lì e da lì partono. Io ne scelgo alcune che per me sono particolarmente suggestive oppure mi sono state regalate e cerco di raccontarle al meglio che posso. Anche io imparo molto leggendo te. Grazie Mary:) 🙂 🙂
Interessante questa leggenda. L’umana debolezza che cercando vendetta non troverà mai pace, confondendola con una giustizia la cui attuazione non le appartiene.
Grazie Roberto per questa distinzione assolutamente vera e altrettanto frustrante. Desiderio di vendetta e un’umana giustizia di cui non siamo padroni. E grazie perché mi leggi sempre. Un abbraccio
Grazie anche per averci ricordato l’importanza della narrazione orale. Sono stata rapita dal video, pur capendo poco😅
Ma vedere quegli anziani narrare mi ha ricordato la magia di essere umani.
Secondo me, per come ti conosco, hai capito molto più di quel ‘poco’. Grazie Irene
Non conoscevo questa leggenda, e davvero l’ho molto apprezzata. Mi ha colpita, fra le altre cose, il modo in cui mostri anche il lato “buono” della Patasola, e non soltanto quello cattivo e guasto. Ho ritrovato un lato del tuo scrivere che ho sempre amato molto, questo tuo riuscire a mostrarci ogni sfumatura, senza prendere posizione, né giudicare, insegnandoci a fare lo stesso. È certo un mostro, questa creatura, ma, non dimentichiamolo, è stata anche una donna innamorata. E al di là del giusto e dello sbagliato, del bene e del male, ce la mostri nella sua interezza.
Grazie grazie grazie, Cristiana.
Grazie Irene per ogni tua parola. È sempre difficile parlare di donne senza rischiare di ‘scadere’ in tutti quegli sgradevoli luoghi comuni e bollini rossi che vengono messi sulla fronte. Giusto o sbagliato, non lo sappiamo. Noi dobbiamo solamente ‘raccontare’. E poi chi mai di noi è interamente bianco o nero?
E poi ancora… Questa è solamente una leggenda ☺️
Adiro le leggende e aspetto con impazienza le prossime
Grazie Tiziana, ci sto mettendo un po’, ma arrivo.
Lo so che non c’entra nulla ma, ho pensato a final fantasy 8, in particolare a G.F. Quetzal🤣
Ma lo sai che ho dovuto fare una ricerca su google perché non avevo la minima idea di cosa stessi parlando! Se qui dal pc potessi mettere le emoji, metterei la scimmietta che si copre gli occhi dalla vergogna. Chiedo perdono per essere fuori da questo mondo:) 🙂 🙂
Povera me!
A parte ogni scherzo, grazie Giuseppe per la tua lettura, nella speranza che il paragone sia una cosa buona.
Quindi ora sai cosa sono i Guardian Force? Ovvio che lo è ma non chiedermi come ho collegato.
Le leggende hanno tutte un fascino legato al mistero che le avvolge: quanto c’è di vero?
Nel corso degli anni eventi tra loro scollegati si mischiano, conditi dalla fantasia e dalla necessità umana di avere delle risposte. Ecco che un tagliaboschi non rientra più dalla foresta e saperlo scomparso non ci basta, vogliamo sapere perché.
La tua scrittura è così limpida da risultare gradevole a ogni fascia d’età e grado culturale. La capacità di narrazione rende interessante ogni cosa che pubblichi.
Il video ho fatto fatica a comprenderlo. Quello che dice il presentatore ancora si capisce, ma i vecchietti… Insomma non so un H di spagnolo 😅
Hai ragione. Mi sa che ho dato troppo per scontato 🤔 accidenti a me😅 Però tanto i vecchietti sono vecchietti qualsiasi lingua parlino e un pochino già lo sappiamo quello che ci vogliono raccontare.
Mi prendo il complimento sulla scrittura e me lo cucio addosso come uno stemma. Grazie Francesco e lo sai quanto io tenga ai tuoi giudizi tecnici e al tuo parere. Per quanto riguarda il fondo di verità quando parliamo di miti e Leggende, quello magari ci interessa meno della sensazione che essi suscitano in chi le ascolta.
Ognuno di noi ha un mondo che gli è congeniale e chissà perché proprio quello.
Sembra strano che una persona solare come te riesca a rendere a perfezione l’ombra delle foreste e dei cuori. Forse perché hai imparato come visitare entrambi impunemente.
Francesca ho una sorta di adorazione per te, ma non dirò qui il perché che tanto tu un poco già lo sai. Le tue parole sono per me uno dei complimenti più belli ricevuti. Le prendo e le ripongo nel mio cuore ombroso. Grazie
😍Possiamo dire :”E viceversa”
Un racconto molto interessante, nel rapporto di questa figura leggendaria con la natura, e denso di significati di vario genere. Il pathos che hai citato nel testo, sei riuscita a crearlo con la tua narrazione fluida e partecipata, anche nello scrivere, che viene trasmesssa a chi legge.
Nello stile si nota un perfezionamento continuo, che dimostra, credo, una tua precisa volontà e impegno, per unire la bellezza (in senso lato), al senso delle cose, anche nei libriCK.
BRAVA!
Grazie Maria Luisa perché il tuo è un commento che apprezzo moltissimo. Credo molto nella ‘buona scrittura’, nel leggere e rileggere non solamente noi stessi, ma anche e soprattutto gli altri da cui si impara e che spesso diventano palestra di come vorremmo o non vorremmo scrivere. La narrazione è davvero partecipata, perché io sono fatta così. Partecipo e mi partecipo:)
Un abbraccio
Che bella narrazione..! Inquietante, avvolgente.. ti trasporta in mezzo a liane e piante colorate, quasi emana il profumo violento e misterioso della giungla
Grazie Furio, diciamo che mi diverto io per prima a rispolverare vecchie storie sentite e a scovarne di nuove. Bello che tu ne abbia sentito il profumo.