
La paura
Serie: Nascondino
- Episodio 1: La scuola è finita…
- Episodio 2: Nessuna “Tana libera tutti”!
- Episodio 3: Una nuova alba
- Episodio 4: Un gioco senza fine
- Episodio 5: La paura
- Episodio 6: Un passo più vicini
- Episodio 7: Il sesto senso
STAGIONE 1
Filippo camminava nel buio alla ricerca di un qualche appiglio per poter entrare in quella casa senza arrecare nessun danno. Non voleva dare ulteriori problemi alle autorità per le ricerche del suo amico, ma non voleva lasciare nulla di intentato.
Si erano divisi in due gruppi e stava osservando ogni angolo di quella casa abbandonata, ma la sua speranza si affievoliva con il passare del tempo. Ogni passo che facevano gli faceva pentire di aver dato torto a Nico, era così arrabbiato che avrebbe buttato a terra con un solo calcio la porta di quella casa.
«Torniamo indietro?» Roberta seguiva Filippo con una mano aggrappata alla sua maglietta.
«Sì, qui ci abbiamo già guardato. Non c’è neanche un buco. Niente di niente!» Filippo prese a calci un sassolino.
«Cosa pensi gli sia successo?»
«Non lo so. Ma chi può mai avercela con Cosimo? La sua famiglia fa paura a tutti, nessuno osa metterseli contro. Perfino il sindaco, dice mio padre, chiede consiglio all’Avvocato prima di fare qualsiasi cosa. A Mortella non si è mai sentito che qualcuno fosse sparito in questo modo.»
«Vorrei svegliarmi e rendermi conto che è solo un incubo questo che stiamo vivendo»
Un fischio interruppe la loro conversazione. Si guardarono negli occhi e aspettarono con il fiato sospeso. Due fischi erano il segnale di aver trovato qualcosa.
I loro occhi si allargarono udendo il secondo e corsero nella direzione di Ivan e Nico.
Il retro della casa non era buio come l’ingresso, c’era un lampione che illuminava le case intorno.
«Cosa avete trovato?» Filippo aveva subito avvistato i suoi amici.
«Avevi ragione.» Gli era saltato addosso Nico. «Dovevamo solo usare il cervello!»
«Non è molto, ma dovrebbe bastarci» gli fece eco Ivan.
«Sì, ma fatemi vedere.» I due si guardarono in faccia con un sorriso tirato. «Dai, adesso!»
Le loro gambe si mossero veloci e si ritrovarono davanti a una finestra, come tutte le altre sembrava chiusa e, a meno che non avessero rotto il vetro, non sarebbe stato possibile accedervi.
Filippo li guardò in cagnesco. «Mi prendete in giro? È chiusa! Come tutte le altre!»
Nico si spostò di tre passi alla sua destra. «Non quella, questa!» indicò con le entrambe le mani.
Si avvicinò e spinse l’anta verso l’interno senza incontrare nessun ostacolo.
«Ma come ci entriamo lì dentro?» chiese Roberta. La finestra che aveva aperto Nico aveva lo spazio necessario a far passare un cane di taglia media.
Tutti gli occhi puntarono la ragazza che era la più minuta e l’unica che ci sarebbe passata.
«Non ci pensate proprio. Io là dentro da sola non ci entro!» Roberta incrociò le mani al petto e li guardava con aria di sfida.
«Va bene, ci entro io. Dopo tutto sono il più piccolo.» Nico si era subito proposto.
«Ma è buio pesto lì dentro!» Roberta spostava il peso da un piede all’altro. Ivan tirò fuori dalla tasca una torcia e gliela mostrò prima di passarla all’amico: «Ho portato questa.»
«Ottima idea!» Filippo gli diede una pacca sulla spalla. Prese la torcia e con la finestra aperta guardò all’interno. Era abbastanza agile da poter saltare nella stanza senza farsi male. Il pavimento era sgombro e non c’era niente con cui si sarebbe potuto far male.
«Sei pronto?» chiese a Nico. Il ragazzo fece un respiro profondo e guardò uno a uno i suoi amici.
Annuì e prese la torcia dalle mani di Filippo. Infilò una gamba alla volta nella finestra e rimase seduto, la fessura sembrava fatta su misura per lui. Strinse forte la torcia prima di saltare giù.
Al tonfo seguirono dei colpi di tosse. «Tutto bene Nico?» chiese Filippo.
«Sì, tutto bene. È uno schifo qui sotto, chissà quanti topi ci hanno fatto il nido!»
Le spalle dei tre ragazzi fuori dalla casa si rilassarono. «Aspettatemi qui, ora vado avanti!»
«Sta attento.» Roberta si tormentava le mani.
Ivan e Filippo si sedettero ognuno a un lato della finestra, mentre Roberta era poco distante con le gambe incrociate.
Il telefono della casa Ferretti era l’unico suono in tutta la casa. Anche i singhiozzi della signora si erano fatti silenziosi. Era stesa sul letto di Cosimo quando l’ennesima telefonata l’aveva fatta trasalire. Sperava ogni volta di sentirsi dire che suo figlio era sano e salvo e che l’avrebbe abbracciato a breve. Ma la sua speranza si accartocciava quando sentiva la voce di quel cliente che voleva far presente la sua vicinanza alla famiglia o dei compaesani che chiedevano se avessero bisogno di qualcosa. Si tratteneva dal rispondere che aveva solo bisogno di suo figlio e nient’altro, ma sapeva quanto avrebbe fatto infuriare suo marito che se ne stava rintanato nel suo ufficio, dove ci avrebbe passato anche la notte.
Alzò la cornetta con un gesto lento, non voleva infrangere di nuovo la speranza che si era accesa.
«Pronto.» La donna abbassò lo sguardo e si strinse nelle spalle.
«Ora gli passo la chiamata.» Era entrata nell’ufficio del marito senza neanche bussare.
«È per te.» Ed era uscita senza neanche guardarlo in faccia.
«Avvocato Ferretti.» L’uomo con la faccia scura si massaggiava la fronte. Al suono della voce nel telefono la schiena gli si era raddrizzata di scatto. Gli occhi socchiusi si era aperti e la mano libera stringeva il legno della scrivania come se fosse una corda a cui aggrapparsi con tutta la forza.
«Cosa vuoi?» aveva urlato. «Non ho niente per te adesso. Lasciami in pace!» Le parole successive avevano lasciato il signor Ferretti con gli occhi spalancati fissi su un punto. Tutti i muscoli del suo corpo erano diventati come flaccidi, la cornetta del telefono gli era scivolata sulle gambe e il respiro gli si era mozzato in gola. «Assunta! Assunta corri qui.»
«Perché non torna? È da troppo tempo qui dentro. Chiamiamolo.» Roberta era scattata in piedi verso la finestra dove era entrato Nico.
«No ferma!» Ivan l’aveva bloccata. «Se qualcuno ci sente e chiama i carabinieri siamo fregati. Vedrai che adesso torna.»
«Voi siete pazzi. Io non so come fate a essere tranquilli. Io me la sto facendo sotto. E se è caduto e si è fatto male? E se c’è qualcuno nascosto in qualche stanza? E se…»
«Sto bene, sto bene. Sono diventato sporco e putrido come questa casa, ma sto bene. Qui dentro non c’è niente oltre a tanta sporcizia e un mucchio di animali non ben identificati.» Tirò fuori una mano con la torcia. «Prendetela e aiutatemi a salire.» Roberta era subito accorsa per prendergliela dalle mani. Filippo e Ivan aiutarono Nico a sollevarsi.
«Come ti sei conciato! Tua madre ti uccide se ti vede così.» Roberta lo squadrava sollevata anche se le sue parole facevano a pugni con le sue espressioni. Nico batteva le mani sui pantaloni impolverati e scuoteva la testa. «Cos’hai?» gli chiese Ivan.
«Niente. Ma ho l’impressione di aver tralasciato qualcosa. Io sono sicuro che Cosimo è stato portato dentro questa casa. Come avrebbe fatto a sparire in così poco tempo altrimenti?»
«Hai controllato tutte le stanze, no?» Ivan aveva alzato le spalle. «Secondo me è solo una tua fissazione.»
«Non è una fissazione o un capriccio. Un nostro amico è scomparso e io, al contrario vostro, voglio ritrovarlo. Domani torno qui ed entrerò di giorno. Metto la mano sul fuoco che troverò qualcosa. Ne sono sicuro.» Guardò in faccia i suoi amici che lo guardavano sbigottiti e si allontanò.
Filippo gli corse dietro. «Fermati Nico, dove vai?»
«A casa. Mi avete stufato. Siamo amici da una vita e dovreste avere fiducia in me. Io mi fido ciecamente di tutti voi, ma vedo che non sono corrisposto.»
«Non è vero. È solo che abbiamo paura.»
«Tu immagina quanto sia spaventato Cosimo.»
Serie: Nascondino
- Episodio 1: La scuola è finita…
- Episodio 2: Nessuna “Tana libera tutti”!
- Episodio 3: Una nuova alba
- Episodio 4: Un gioco senza fine
- Episodio 5: La paura
- Episodio 6: Un passo più vicini
- Episodio 7: Il sesto senso
qualcosa mi dice che hai vissuto questo evento in prima persona, sono pochi i romanzieri che lo fanno oramai, adoro il tuo delirio
Per fortuna non ho mai vissuto qualcosa del genere. 😀
Dagli indizi che avevi seminato negli ultimi episodi, temevo che l’avvocato avesse qualche conto da saldare: dopo tutto, non è una professione facile. Purtroppo il buio non ha aiutato i ragazzini, spero da lettrice che il giorno non porti alla luce qualche cadavere diverso da quello dei topi
” La sua famiglia fa paura a tutti, nessuno osa metterseli contro. Perfino il sindaco, dice mio padre, chiede consiglio all’Avvocato prima di fare qualsiasi cosa. A Mortella non si è mai sentito che qualcuno fosse sparito in questo modo.»”
Questa non è affatto una buona notizia…
Vediamo cosa troveranno nella nuova ispezione con la luce del giorno…
sparire dentro una casa passa il senso pieno della paura, proprio perché si tira dietro il netto contrasto con un tetto di sicurezza, anche se abbandonata a se stessa. Al prossimo pezzo. Piaciuto.
Grazie Bettina.