La piscina

I muscoli affaticati si decontraggono sotto il getto dell’acqua calda, la lezione di oggi è stata particolarmente impegnativa. O forse sono solamente io ad essere esausta a causa dello stress accumulato in questo periodo. Al lavoro si pretende la disponibilità anche fuori orario, gratis ovviamente. A casa le richieste di genitori e figli si susseguono a ritmo incalzante senza tregua. Alla fine questa settimana sono andata in tilt: mi sono presentata ad una vista in anticipo di un giorno, e invece che andare a prendere mia figlia in palestra mi sono ritrovata nel parcheggio della scuola.

Tendo l’orecchio oltre il brusio del mio cervello. Silenzio. Sono già andati via tutti quanti.

Fuori il vento ulula. L’estate sembrava non finire mai invece l’inverno si è presentato alle porte prima del previsto, scacciando un timido autunno.

C’è pace. Finalmente. Nessuno che si lamenta, che urla al telefono o che semplicemente ride sguaiatamente. Assaporo la quiete come un dono, momenti come questi ricaricano le batterie. L’ansia ha abbandonato ogni cellula del corpo. Se potessi estraniarmi così dal mondo ogni giorno sarei finalmente serena.

Un rumore di tacchi.

Apro gli occhi di scatto. Che suono inusuale da udire in piscina. Chi è entrata senza togliere scarpe? Parto prevenuta, magari avrà i copri scarpe monouso sulle calzature.

Il tacchettio si avvicina.

Prendo l’accappatoio e sbircio fuori dalle docce mentre strofino i capelli col cappuccio. In questo corso sono l’unica donna, solitamente lo spogliatoio è tutto per me. Sono proprio curiosa di scoprire chi sia la nuova arrivata che si presenta al termine delle attività.

Una figura appare nel corridoio. Indossa un cappello nero a tesa larga, un impermeabile dello stesso colore lungo fino ai piedi, e un paio di scarpe rosso sangue. Ricorda un’attrice di un film noir di cui non mi sovviene il nome. Mi pento di aver lasciato il cellulare nella cassetta di sicurezza. Sarebbe stato lo scatto perfetto da pubblicare sui social.

L’incedere del passo è maestoso, ha qualcosa di regale e nel contempo inquietante. Procede sicura verso le docce, Hitchcock l’avrebbe certamente scritturata per una sua opera.

Sento lo stomaco contorcersi. Ho paura. Che cretina che sono! Mi faccio condizionare dai miei stessi film mentali. Eppure non riesco a scacciare questa sensazione di inquietudine. Riesco a scorgere sotto il cappello il mento appuntito e le labbra rosso sangue. Procede verso di me.

Sono gelata sul posto, il sangue ha smesso di circolare nelle vene.

Si posiziona accanto alla mia sacca aperta, si sfila l’impermeabile appendendolo all’apposito gancio.

Le luci giocano un brutto scherzo, sfarfallano e sembrano vogliano spegnersi. Non è una novità, in questa zona della città i blackout sono all’ordine del giorno. Il buio ci avvolge per qualche secondo prima che si accendano le luci d’emergenza, le pallide lampadine illuminano solo alcune zone dello spogliatoio. Posso intravedere i contorni della sconosciuta.

Non riesco a parlare. Se fossi a mio agio l’avrei accolta con un “ciao”, e una terribile battuta per rompere il ghiaccio, ma lei trasmette un’aurea negativa. È il genere di persona con cui di solito non vorresti avere a che fare ma non sai spiegarne il motivo. È un rifiuto del tutto irrazionale.

Si sta spogliando, dovrei avvisarla che i corsi sono terminati e che ora la piscina chiuderà. Dovrei anche sbrigarmi a vestirmi e andare a casa. Solo che… solo che dovrei avvicinarmi a lei per prendere i vestiti dalla borsa e non voglio farlo. Resto immobile ad attendere che finisca di prepararsi.

Fisso la sua schiena, ogni indumento viene piegato e riposto con cura sulla panchina. Ora è completamente nuda, mi domando dove tenga il costume da indossare visto che non scorgo nessuna borsa.

Si volta.

La mente fatica a mettere a fuoco l’immagine…lì, in teoria, dovrebbe esserci lo stomaco…

Il viso scatta verso l’alto e, senza percepire alcun movimento, me la ritrovo davanti. Alita sulle mie labbra, il suo respiro ricorda la terra umida autunnale. Quando le foglie cadono dall’albero e iniziano a decomporsi lentamente.

Urlo per lo spavento e indietreggio. Il piede scivola su una pozza e cado malamente sulle piastrelle azzurre picchiando dolorosamente il fianco.

La luce torna ad illuminare gli spogliatoi.

La donna mi fissa in silenzio. Non riesco a distogliere lo sguardo dal torace.

Nulla. Non vi è nulla al posto dello stomaco! Un buco nero inghiotte persino la luce.

La donna possiede un collo, un viso, le braccia, le gambe, un bacino e sopra… sopra solo nero.

Vorrei scappare. Indietreggiare almeno fino alla parete, invece vengo attratta come un pianeta morente verso quel centro. Si fa strada in me la certezza che verrò assorbita scomparendo da questo mondo.

Lentamente mi muovo strisciando verso il buco nero. È affascinante osservarlo, pensare che ogni cosa possa svanire e non esistere più. Basta solo sfiorarlo…

Sempre più vicino… sempre di più… gattono verso di lei incapace di camminare. Ho scordato come si fa, sono regredita fino ad essere un infante. Forse non sono più umana.

Poi di colpo una musica riecheggia nello spogliatoio e torno in me. Le note giungono da lontano, riconosco la melodia eppure non riesco a ricordare le parole.

Una canzone che mi trascina altrove.

La radiosveglia suona.

Un sogno. Era semplicemente un incubo. Frego gli occhi cercando di svegliarmi completamente, mi stiracchio ancora dolorante per la nuotata di ieri e mi metto seduta sul letto.

Sulla soglia della camera vi è una donna con un cappello nero a tesa larga, un impermeabile dello stesso colore e un paio di scarpe rosso sangue.

Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Ciao Laura. Ottimo!
    Il sogno nel sogno. La nuotatrice infaticabile sogna di stare sognando… allora forse si sveglierà di nuovo. E davanti a lei ci sarà… L’inizio di un loop ben congegnato.
    Ps. Se da questo commento ti viene in mente Gigi Marzullo non l’ho fatto di proposito…

  2. Sta accadendo davvoro o è un sogno? Riesci a stare su questa linea fin dall’inizio, dal sospetto rumore dei tacchi, che sulle piastrelle dello spogliatoi della piscina, fa veramente un bell’effetto

  3. Ciao Laura, ho letto tutto d’un fiato il tuo bellissimo racconto, la tensione accompagna il lettore fino alla fine. Mi è piaciuto molto come sei riuscita a giostrarti con i dettagli, tutto molto suggestivo. Bravissima 👏

  4. Davvero molto inquietante. Costruisci bene e a piccole dosi la tensione, l’ambientazione è particolare e, all’apparenza, abbastanza rassicurante. Anche la presenza di due donne, piuttosto che di un uomo, è un aspetto che ho apprezzato.
    Brava Laura!

  5. Ciao Laura, il tuo racconto cattura fin dalle prime righe, trasformando la stanchezza in una sorta di incubo dal fascino oscuro. Il finale lascia addosso un brivido e costringe a rileggere la storia con occhi diversi

  6. La tensione è ben costruita, soprattutto nella scena del sogno: non voglio fare troppi spoiler nel commento. L’horror è un genere che apprezzo particolarmente, ed è molto sottovalutato: anche perchè, al contrario di quello che pensano molti, spaventare con le parole è molto difficile.