La Pozione

Serie: Mondi Bizzarri


Giulio non sapeva di avere uno zio. Pensava di essere solo. Ora lo sa…forse…

Ha ricevuto una lettera nella quale viene invitato in una deliziosa località ai piedi delle montagne, tanto amata dallo zio. Deve ritirare qualcosa di prezioso…ma non è convinto della parentela e pensa possa trattarsi di una burla.

«Perchè mai qualcuno dovrebbe burlarsi di me?» si domanda Giulio. Ma la risposta non c’è perchè chiunque può fare qualunque cosa e il confine tra ciò che è lecito e ciò che è illecito risulta essere indefinito.

Nella lettera viene chiesto a Giulio di recarsi a Montenq, dove lo zio possiede una magione, lasciata in eredità ad alcuni suoi nipoti. Lì troverà ciò che viene menzionato nella lettera. 

Si reca alla stazione, per capire quale treno prendere. Scopre che, per Montenq, c’è un solo treno che parte una volta al giorno dalla vecchia stazione, tenuta aperta per servire solo quella tratta.

«Ma non era in disuso?» domanda «Lo è, in effetti, signore. Solo chi deve andare a Montenq la usa. E non sono in tanti, mi creda».

«Beh…io sono uno di quelli. Dovrei proprio andare lì. Posso acquistare il biglietto? Vorrei partire già domani mattina». Il capostazione, bigliettaio, manutentore e chissà che altro ancora, senza rispondere stacca un biglietto da un vecchio blocchetto impolverato e lo porge a Giulio che fa ritorno a casa.

Il giorno dopo si reca alla vecchia stazione. Un treno con singola carrozza bianca e rossa e la cabina del manovratore simile a quella di un tram, sembra aspettare solo lui. Non ci sono altri passeggeri. 

Sale e si accomoda, mentre il curioso e piccolo convoglio parte. Il motore diesel lascia uscire uno sbuffo nero dal tetto ed emette un rumore molto simile a quello di un ruggito di un animale in difficoltà.

Giunto a destinazione in totale solitudine, senza che nessuno si preoccupasse neppure di chiedergli il biglietto, scende dal treno e si guarda intorno. Subito viene attratto da una stranezza. Appena fuori dalla stazione, su una recinzione di una vecchia casa disabitata, una scritta : «Montenq. Benvenuti». L’unica strada della cittadina parte dalla stazione. Non ci sono altri percorsi. E’ come se tutto partisse da lì. 

Giulio sorride nel leggere un cartello vicino a quello di benvenuto…«Attenzione! Vernice fresca!»

«Che strano…la casa sembra disabitata da secoli…chi penserebbe mai a dipingere la recinzione?» afferma come se stesse parlando con qualcuno. Ma, in realtà, non c’è nessuno. E’ solo esattamente come lo era sul treno. Le indicazioni per raggiungere la dimora dello zio sono molto precise e Giulio raggiunge l’esterno della casa in poco tempo…tra l’altro sbagliarsi sarebbe stato impossibile…dal momento che un’unica strada dritta conduce proprio dalla stazione alla dimora.

Il cancello è aperto e la casa sembra deserta, come quella incontrata appena arrivato a Montenq. Entra e percorre un breve vialetto. Anche la porta di casa è aperta e tutto sembra appartenere ad un’altra epoca. 

«C’è nessuno? Sono arrivato!»

Nessuno risponde. Giulio guarda per terra e, mentre osserva l’enorme tappeto che copre quasi per intero il grande salone, nota un biglietto con una scritta : «Istruzioni per Giulio». Lo raccoglie e ne legge il contenuto. Gli viene chiesto di salire al piano superiore, recarsi nella piccola biblioteca e cercare tre libri. 

«Caro nipote, so che ti sembrerà strano ma grazie ai tre volumi che ti sto per indicare, inizierai a capire. Cerca “La vita misteriosa di Viveux”, “L’eterno infinito” e “Dal nulla al nulla”, aprili esattamente a metà : prendi i fogli che troverai e leggine il contenuto». Le istruzioni terminano e non aggiungono altro.

Giulio raggiunge la biblioteca. Centinaia di volumi… «e adesso come faccio a trovare i libri?» si domanda. Poi nota tre libri dal dorso in pelle che, su uno degli scaffali, sembrano sul punto di cadere…e alla fine cadono per terra, forse per le vibrazioni provocate dal pavimento in legno della biblioteca che scricchiola ad ogni passo di Giulio. Sono proprio i tre volumi indicati nelle istruzioni…li apre esattamente come richiesto e trova tre fogli ingialliti riportanti una sorta di albero genealogico. Inizia a leggere alcuni nomi scritti sul primo foglio : Giulio, Gemma, Gilberto, Ginevra, Guido. Una piccola nota di fianco ai nomi nel secondo foglio…«Giulio che coltiva il desiderio, Gemma e il suo amore per la ginnastica, Gilberto e la vita con i motori, Ginevra e i suoi amici fiori, Guido con le sue letture». Qualcosa inizia a ricordare mentre legge il contenuto del terzo foglio. Poche righe : «vai in cantina. Anche se dovrei dire…laboratorio».

Mentre scende al piano di sotto alla ricerca della porta che conduce alla cantina-laboratorio, a Giulio tornano alla mente piccole immagini. Di quando Gemma, Gilberto, Ginevra e Guido lo prendevano in giro perchè viveva nel mondo dei sogni, mentre loro avevano le idee chiare. E, adesso, ricorda anche lo zio, quando interveniva in sua difesa sgridando i suoi cugini che non portavano rispetto per chi aveva sogni e speranze. E che un giorno avrebbero potuto averne bisogno anche loro.

Mentre i ricordi riaffiorano, Giulio trova la porta della cantina e scende le scale…quasi di corsa. Accende le luci. Ora sembra tutto nuovamente familiare e la sensazione di non essere mai stato in quella casa lo abbandona. Al centro della stanza uno strano macchinario, dall’aspetto a dir poco strampalato. Un contenitore con una lampadina nella parte alta, delle strane bombole nella parte posteriore e un manometro nella zona frontale. Appesa alla parete, proprio di fronte alla macchina, una cornice vuota. 

Su un tavolino Giulio trova un altro foglio : «ce l’abbiamo fatta, caro nipote, quella che vedi è la macchina del desiderio. Indossa la collana e la macchina farà diventare realtà ciò che più intimamente desideri…». Di fianco al foglietto, quella che sembra essere davvero una collana, ma è rigida, non è come tutte le collane che è abituato a vedere. Sembra quasi un compasso aperto, con le due estremità appuntite. La indossa e, immediatamente, la macchina inizia a sobbalzare come se un interruttore nascosto l’avesse accesa dopo tanto tempo. Giulio osserva la collana che inizia a scaldarsi mentre la macchina continua a saltellare. 

«Andrà in mille pezzi» pensa, poi il calore prodotto dalla collana diventa insopportabile al punto da doverla togliere rapidamente. La scaraventa per terra, poi la riprende e si accorge che un lato è rovente mentre l’altro è completamente freddo, quasi gelido. La macchina nel frattempo si è fermata e dal contenitore in alto si rovescia in una ciotola una sorta di liquido color smeraldo e dal profumo di menta.

Giulio prosegue con la lettura del contenuto del foglietto…«ora bevi la pozione e non pensare troppo». 

«Dovrei bere quella robaccia?» esclama a voce alta. Poi decide di seguire le istruzioni e inizia a sorseggiare.

Dopo alcuni istanti nei quali non sembra accadere nulla, inizia a vedere leggermente sfocato quello che ha intorno a se eccetto la cornice vuota, di fronte a lui sulla parete. Un’immagine sembra apparire e scomparire.

«Forse è solo un’allucinazione provocata da quello strano intruglio verdastro» afferma Giulio. Riprende il foglietto in mano e continua a leggere : «non ti sarai accorto di nulla…sicuramente…figliolo. Ma è sempre stato così. Hai sempre vissuto nel desiderio, ma senza sapere cosa desiderare. Mi hai implorato di realizzare questa macchina che sembrava esistere solo nella tua folle fantasia ma, come vedi, ora esiste davvero. La cornice è rimasta vuota vero? O non sei riuscito a capire cosa raffigurasse? Ecco…figliolo…il giorno in cui riuscirai a vedere con chiarezza cosa sarà impresso nella cornice…capirai anche cosa desiderare. Non demordere. La macchina è la tua eredità. Fanne buon uso». 

Lo scritto sul foglietto termina con quelle parole. Niente di più.

Giulio decide di fare ritorno a casa, facendosi recapitare la macchina e la cornice. Da quel momento, ogni giorno, l’uomo si regala una piccola dose di quella pozione color smeraldo e dal profumo di menta…nella speranza, prima o poi, di riuscire a uscire dall’oblio e imparare a vedere cosa è impresso nella cornice vuota.

Serie: Mondi Bizzarri


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Discussioni

  1. Nell’abbruttimento quotidiano abbiamo smesso di desiderare. Molti di noi si lasciano scivolare addosso ogni giorno sopravvivendo ad esso, quasi in attesa della morte: credo che a tutti capiti di vivere momenti simili. Ed è molto triste, perchè non è una questione anagrafica ma mentale. Per fortuna di tanto in tanto c’è uno “zio” che ce lo ricorda: un avvenimento inatteso, un ricordo, una parola o un racconto.

  2. Chissà se riuscirà mai a vedere cosa desidera? Per la maggior parte delle persone è davvero molto difficile guardarsi dentro e analizzare in modo lucido le proprie pulsioni. A volte a causa dei condizionamenti sociali invece non “ci è permesso” ammettere ciò che realmente vorremmo ottenere.👏

    1. Ciao Mary. E’ proprio così, non è più concesso ammettere ciò che vorremmo realmente. Anzi, forse c’è anche il terrore di ammetterlo. Chissà quanti hanno, da qualche parte, la bizzarra macchina che regala pozioni color smeraldo e non la usano (o peggio, non hanno mai voluto imparare a usarla).