
La preparazione del Viaggio
Serie: Bulgakov a Nord Est
- Episodio 1: Una strana telefonata
- Episodio 2: La preparazione del Viaggio
- Episodio 3: Il viaggio a Venezia
- Episodio 4: Il Sior Rioba
- Episodio 5: Il Maestro
STAGIONE 1
Non poteva essere vero. Zelda non poteva parlare, non era possibile. Ogni certezza era adesso perduta e la Verità, almeno quella fisica, tangibile, si andava frammentando in una galassia di altre verità minori, mai supposte prima d’ora. Era la fine, l’inizio. Un’allucinazione, un sogno lucido. E c’era dentro.
«Come…cosa succede… com’è possibile, Zelda! Non è reale, non può esserlo.»
«Succede che finalmente sei passata dall’Altra Parte. Non vedo cosa ci sia di strano. Ora desidero fornirti un paio di informazioni, prima che tu abbia una sincope vasovagale. Primo: conosco chi ti ha svaligiato casa e che cosa cercava. Secondo: sarai senz’altro consapevole che qui manca solo un singolo oggetto. Ed è il bene più importante, quello che avevi serbato in segreto: in altre parole: la capra ti ha sottratto il Violino.
«il.. violino? La capra??? No.. tutto questo non è possibile.. Tu non sei reale, sei la proiezione inconscia del mio amore per Bulgakov e Murakami. Sei…»
«Spero proprio di no, non ho nessuna intenzione di finire fatta a fettine da uno psicopatico (1) e detesto i riti satanici (2). Mi definisco un’agnostica razionalista esistenzialista. Piuttosto: è ora di andare. Avrai già conosciuto il Capotreno. Ora dobbiamo recuperare il Custode».
Nella mente di Agata le parole dell’elegante felino erano la promessa di un TSO. Incerta se chiamare la Polizia o il 118, si sedette per terra, in mezzo a vestiti sgualciti, con le mani tra i capelli, guardando, oltre la finestra, il giardino illuminato da un sole sulla via del tramonto di una tiepida giornata di Primavera.
L’albicocco è già in fiore, come sempre a marzo. Questo è razionale, questo è reale, ripeteva a sé stessa con le mani nei capelli cercando un disperato appiglio. Era diventata un caso clinico, di quelli che Freud avrebbe portato come paradigma di una chiara psicosi isteroide. Zelda le si avvicinò sinuosamente e, sventolando la maestosa coda sul volto arrossato di lei, sentenziò:
«Accetta ciò che non puoi comprendere. Io sono reale quanto quell’albero e i frutti che darà».
Con gli occhi infossati, spalancati dal terrore, Agata girò stancamente lo sguardo verso quelli verdi e magnetici di Zelda, senza dire nulla. Si alzò per perlustrare la casa quasi meccanicamente; ogni angolo era stato scoperchiato, ma non erano stati sottratti beni tangibili, non l’impianto stereo, non il PC, nemmeno gli anelli d’oro dal valore affettivo che teneva in un porta gioie. Mancava solo il Violino, lo Stradivari, l’ Inestimabile eredità che le aveva lasciato suo padre prima di morire e che custodiva gelosamente in un luogo segreto della casa. Come poteva saperlo dalla sua gatta ancor prima di averne effettivamente verificato l’assenza? Forse non era pazza, forse doveva finalmente lasciarsi andare tra le braccia dell’Insondabile. Il Violino era davvero il bene più grande, non tanto per il suo valore economico, quanto per il significato personale: in quel violino, passato dai suoi antenati di generazione in generazione, erano contenute le sue radici, forse la sua stessa Identità. Se c’era un modo di recuperarlo tramite un gatto parlante, allora tanto valeva stare al gioco.
Zelda si avvicinò alla porta di ingresso: «Andiamo. Il sole è ormai tramontato e la luna è piena». Agata aprì la porta facendole strada mentre Zelda avanzava con decisione e risolutezza. «Dove andiamo?» «al secondo piano, dal tuo vicino di casa.» Zelda salì le scale con agilità mentre la povera ragazza arrancava, senza porsi più domande, appesantita da un treno interiore di pensieri rapidi e insondabili. La gatta si fermò davanti all’appartamento 2b iniziando a strusciarsi sulla porta con insistenza. Agata non aveva la minima idea di chi fosse il proprietario. Effettivamente non conosceva nessuno dei suoi vicini di casa. Non se n’era mai interessata, impegnata com’era a cercarsi in dimensioni diverse da quelle della porta accanto. Dopo aver suonato il campanello, si accorse che dall’altra parte qualcuno stava ascoltando musica orchestrale da un impianto Hi Fi. La sinfonia n 38 di Mozart, notò Agata. Ricordò che da ragazzina l’introduzione del primo movimento le aveva sempre rimandato l’immagine di una bambina che cammina sulla Luna. Schegge di ricordi lontani, immagini della fantasia di una ragazzina, bolle di poesia scoppiate troppo presto. Venne accolta da un uomo in Jeans e maglione blu. Era alto, magro, scattoso, un viso dai tratti spigolosi illuminato da occhi verdi da cui traspariva una certa sicurezza, sorriso gentile e modi accoglienti. Quando parlava accennava a chinarsi e sporgersi verso il suo interlocutore, impulsivamente, come per eliminare qualsiasi distanza.
«Lei deve essere l’inquilina del primo, venga si accomodi, sto facendo il sugo! » disse sorridendo, con un evidente accento emiliano, mentre teneva in mano un canovaccio e un barattolo di pomodori. Solo in quel momento si accorse che Zelda si stava strusciando fra le sue gambe inarcando la schiena ed emettendo quelle che erano a tutti gli effetti fusa affettuose.
«Oh la mia piccola Zelda, buongiorno cara, hai avuto una buona giornata?»
«Non me ne parlare. Un disastro. Ci hanno sottratto il Violino Saul, ti rendi conto? Il Violino.»
«Accidenti, non è possibile! questo è effettivamente un enorme problema. La capra suppongo. Ma qui non c’è un minuto da perdere! Mi scusi Signorina, mi metto una giacca e partiamo subito.»
Agata non credeva che quella conversazione fosse realmente avvenuta. Rimase sulla porta di ingresso fissando un perfetto sconosciuto con gli occhi supplichevoli di chi sta chiedendo di essere riportato al giusto ordine delle cose.
Subito dopo venne scossa da tremiti convulsi mentre agitava la mano con il dito indice puntato verso lo strano vicino.
«Mi dica che quello che ho visto non è reale. Mi dica che questo è solo un sogno e ora mi sveglierò!»
«Non capisco Signorina, mi vuole rimproverare per il sugo? Non mi risulta vi sia un regolamento condominiale a proposito di cucina emiliana in Veneto eh!»
« Non faccia il finto tonto con me, sa benissimo di cosa parlo. Lei e la gatta!»
«Signorina, per quanto io sia un assoluto sostenitore dell’Interspecismo, la assicuro che tra me e Zelda c’è solo una storica ed affettuosa Amicizia. Ma se si riferisce alla piacevole conversazione appena intercorsa, mi rendo conto che non tutti gli umani hanno imparato a parlare con gli animali, non da subito almeno. E’ una questione di metodo sa! E applicazione. Non per nulla ora anche lei, dopo anni di vicoli ciechi, è arrivata alla conclusione più banale: non siamo la specie suprema e i nostri parametri logico-analitici sono strumenti del tutto inadatti alla Verità. Ora se vuole scusarmi la accompagno all’auto. Dobbiamo assolutamente andare a Venezia.»
1. Cfr Kafka Sulla Spiaggia di Haruki Murakami
2. Cfr Il Maestro e Margherita di M. Bulgakov
Serie: Bulgakov a Nord Est
- Episodio 1: Una strana telefonata
- Episodio 2: La preparazione del Viaggio
- Episodio 3: Il viaggio a Venezia
- Episodio 4: Il Sior Rioba
- Episodio 5: Il Maestro
Sono passato di qui dopo il primo episodio e ovviamente ora mi avventuro nel terzo. Quello che hai scritto è come le ciliegie, una tira l’altra. 🙂
Episodio bello e avvincente, degno seguito del primo.
Mi accingo a leggere il terzo! 👍😊
Ma che meraviglia! Adoro i sottili confini che separano i mondi: invalicabili ed invisibili per tutta una vita, poi succede qualcosa o arriva qualcuno che ti mostra uno strappo, un piccolo varco che ti lascia intravedere un’altra realtà o, addirittura, una galassia di realtà differenti… Io mi lancerei attraverso quello sbrego come ci si tuffa da un trampolino basso in piscina. Senza pensarci e senza sollevare troppi schizzi.
Amo la tua scrittura e impazzisco per il tratteggio che adoperi nel delineare i tuoi personaggi e le scene in cui essi agiscono. Vado a tuffarmi nel prossimo episodio!
E se la gatta diventasse sempre più umana perché qualche strano professore ha effettuato su di lei una strana e anomala operazione? Brava Zelda, un inizio serie interessante. Affascinanti gli autori e i testi che citi. In particolare il secondo per cui ho una passione.
Grazie mille, mi rendi orgogliosa. Spero di essere all’altezza anche nei prossimi episodi:)
Oh, che piacevole distrazione iniziare la giornata lavorativa con Zelda che lascia traccia del suo passaggio sullo schermo del mio PC e schiaccia tasti a caso sulla tastiergogj0jrnbrèe0qwè+fcss
Eccolo Murakami! E stavo in effetti pensando a Dance Dance Dance, dove però c’è l’uomo pecora e non la capra. In effetti, visto che ci siamo, come suggerisce @HugoBandannas , qui c’è odore di lisergico (l’acido), quindi qui … P.K. Dick ci cova!
Scherzi a parte, nei dialoghi io ci sento un po’ di Dick. Pensavo a Ubik ad esempio, ma non solo.
Complimenti, mi sto appassionando.
Grazie! Dick non l’ho ancora letto ma inizierò volentieri!
Ivan è finito in manicomio per raccontar di gatti che parlavano… auguriamo ad Agata un destino migliore. I primi due episodi acchiappano, vediamo dove ci porti dunque!
Diciamo che sto cercando un finale in cui nessuno finisca in manicomio:)
Molto piacevole e avvincente; quasi credibile, nonostante la gatta parlante e il coinquilino che prepara il sugo e ascolta Mozart (qui gatta ci cova), e con molta naturalezza riesce a dialogare con Zelda. La storia si fa ghiotta; non mi perdero`, di certo, il prossimo episodio.
Coming soon! Grazie mille !
Philip Zelda Dick strikes again. Dissociazione, straniamento ed universi paralleli in cui perdersi per ritrovarsi o viceversa. Tanta roba.
Wow grazieee