
La presa di coscienza
Serie: Il bagno di Sara
- Episodio 1: Il suo dolce rifugio
- Episodio 2: La presa di coscienza
- Episodio 3: Epilogo
STAGIONE 1
Sara si rimise bruscamente a sedere, spense lo stereo e si guardò intorno allarmata.
«Che cosa sta succedendo qui?»
La domanda cadde nel vuoto.
Il tempo di due corti respiri e un gorgoglio nei tubi dell’intercapedine intervenne a spezzare il silenzio.
Sara si precipitò fuori dalla vasca, rovesciando vino e vassoio. Si aggrappò all’accappatoio e istintivamente si coprì, guardando terrorizzata nella direzione da cui era arrivato il rumore. La bottiglia rotolava lentamente e si fermò contro la base del lavandino. Tutta la stanza ritornò nell’assoluto silenzio. Sara rimase immobile, continuando a guardare ora a destra ora a sinistra.
Dopo un tempo che le parve un’eternità si infilò l’accappatoio e raccolse i cocci del flûte che si era infranto contro il pavimento.
«Che stupida sono, per un attimo…»
Dentro il termosifone, l’aria che passava nelle tubature emise tre distinti ticchettii.
Sara si bloccò, fissando il calorifero.
Fece un profondo respiro.
«Sei un fantasma?»
Silenzio.
Il dorso della mano appoggiato sulla fronte, gli occhi chiusi. Si era sentita ridicola nel momento stesso in cui aveva pronunciato quelle parole. Eppure aveva paura di una risposta.
«Chi… che cosa sei?» volle tentare di nuovo.
Un’eco lontana, poi sempre più forte. Il gas iniziò a pompare attraverso i tubi, la candela di accensione cominciò a schioccare scintille, e in un crescendo rossiniano, la fiamma dello scaldabagno bruciò alla massima potenza, creando un trambusto infernale. Pochi attimi, e ogni rumore cessò.
Sara si avvicinò all’apparecchio.
«Ma cosa…»
Uno rumore metallico le rispose.
«Sei tu? Uno scaldabagno? Voglio dire, eri tu, in queste settimane. Sei stato tu a prenderti cura di me?»
Una fiammata glielo confermò.
«Nella cornetta della doccia. Eri tu anche lì?»
Stavolta la fiamma fu bassa, quasi timida.
«Tutto questo è assurdo» disse mentre allungava una mano a toccare il rivestimento dello scaldabagno.
Dentro di sé sapeva che c’era qualcosa di particolare in quel bagno, che c’era qualcosa di anomalo nel suo rapporto morboso con una stanza priva di vita. Non capiva la natura di ciò che stava succedendo. Eppure trovarsi con qualcuno, o meglio con qualcosa, in grado di prendersi cura di lei, che ne aveva saputo assecondare ogni desiderio… non le era mai capitato con le persone.
Si ritrovò a fissare i due indicatori di temperatura e pressione proprio all’altezza dei suoi occhi. Poco più in basso la manopola di accensione. Più sotto, la targhetta orizzontale.
Sembrava quasi un volto. Sembrava familiare.
Con l’indice seguì il contorno cromato dell’indicatore della pressione e vide le lancette impazzire. Si paralizzò nel momento in cui lo sguardo le cadde sul suo pollice, che rimanendo rilassato, andava a coprire la distanza fino alla manopola di accensione.
Misurò, come aveva fatto mille volte sul suo volto, la distanza tra gli indicatori e la manopola, e poi tra questa e la targhetta. Con la mano cercò di pulire velocemente lo specchio appannato e il suo pollice ripercorse le stesse distanze tra occhi e naso e tra questo e la sua bocca. Non c’era ombra di dubbio: le proporzioni erano le stesse del suo scaldabagno.
Serie: Il bagno di Sara
- Episodio 1: Il suo dolce rifugio
- Episodio 2: La presa di coscienza
- Episodio 3: Epilogo
Strano, ma inaspettato. Avevo pensato, nel primo episodio, che potesse trattarsi di una presenza incorporea. Invece si tratta dello scaldabagno e sembrano fatti l’una per l’altro, a giudicare dalla somiglianza. Mi hai stupito. Bella storia.
Ciao Domenico, grazie di aver letto e commentato. Sì avevo pensato questo racconto come una sfida: può una persona innamorarsi di uno scaldabagno? Ma soprattutto, perché uno scaldabagno dovrebbe innamorarsi di una persona? Ecco, non chiedermi cosa avessi bevuto quella sera 😀
Però il tuo commento mi fa capire che il fatto che sia proprio lo scaldabagno sia arrivato come messaggio, altri commenti mi stavano facendo dubitare di questo punto. Grazie mille
Molto piu` vago, rispetto al primo episodio; quindi curiosita` che aumenta, tra varie ipotesi che ho azzardato e che verranno probabilmente smentite col prossimo racconto. Quindi, dopo aver letto, visualizzato la scena e ipotizzato qualcosa, non mi resta che aspettare la tua prossima pubblicazione.
Ciao Luisa, grazie di avermi letto ancora e del tuo commento, rispetto agli altri molto importante per me perché inaspettato. Avevo già scritto un episodio conclusivo, in cui non venivano chiariti aspetti di questa vicenda, ma veniva affrontata una delle possibili problematiche, perché credevo fosse già chiaro chi/cosa avesse corteggiato Sara. Ma da quello che scrivi, devo valutare se inserire un ulteriore episodio di chiarimento, anche se la cosa va soppesata con il ritmo generale. Se ti va puoi anche parlarmi delle tue ipotesi. Ciao e grazie!
Sai cosa mi viene in mente? E qui azzardo molto e mi butto in un terreno scivoloso. Mi viene in mente quando, ciascuno di noi, ci ritroviamo soli, in un momento di personale intimità, e abbiamo come l’impressione che qualcuno ci osservi. Provo molta tenerezza ed empatia per la tua Sara, così fragile e simile. Aspetto il prossimo episodio e, da fanciulla, spero che tu le possa regalare qualcosa di buono.
Ciao Cristiana, quando ho scritto questa parte di Sara in effetti ho immaginato proprio quei momenti, e di immedesimarmi in una situazione del genere. Poi ovviamente il racconto ha preso una direzione che spero di non dover vivere mai nella realtà, perché anche se voi ancora non mi conoscete, ma qualcosa di assurdo o fantastico deve sempre esserci in quello che racconto. Qui l’idea mi era nata come una sfida quando ho sentito parlare del genere Weird. Il personaggio di Sara ammetto di non averlo strutturato prima, ma si è costruito man mano, motivo per cui probabilmente il suo arco di trasformazione non sarà proprio ben fatto. Ora vedremo (anzi, vedrete) come reagirà di fronte a questa situazione così strana e ad eventuali problemi che possono nascere da essa.
Molto interessante il tuo approccio al weird. Se posso, oltre alla letteratura weird e new weird (interessantissima) ti consiglio di spaziare nel cinema dove, secondo me, questa forma d’arte è benissimo rappresentata grazie al potere ‘visivo’ estremamente suggestivo del cinema stesso. Se vuoi buttarti mani e piedi e fare un viaggio estremo (X stomaci forti) potresti recuperare “Eraserhead – La mente che cancella” di Lynch oppure “Begotten” di Merhige.
Delizioso e…non, non stai deludendo affatto, come temevi dipo la pubblicazione del primo episodio. Anch’io come Francesco immagino un terzo episodio, e lo aspetto divertita. A presto !
Ciao Nyam, ben tornata su queste lande, sono felice che anche questa seconda parte stia andando nella giusta direzione. Ho già l’episodio finale pronto, ma non se in effetti possa essere necessario anche un altro episodio prima, valuterò dai commenti. Ciao!
Il primo episodio mi era piaciuto, ma non l’ho commentato perché volevo vedere dove andavi a parare. Ora invece penso che questo secondo episodio sia un ponte tra il primo e il terzo. Questo per dirti che la storia è intrigante ed è scritta bene. Anche a me sta rievocando qualcosa: Christine la macchina infernale 😀
Aspetto il terzo episodio!
Ciao Francesco, grazie per avermi letto e per il tuo commento, mi fa piacere che ti stia piacendo. Sì, in un certo senso ha qualcosa di Christine e la macchina infernale, ma qui c’è un pochino di amore e molti meno omicidi 😀