La principessa sul pisello (eroticomico)

«Non c’è.»

«Chi non c’è?»

«Ma coso.»

«Come non c’è!»

«C’è che non c’è.»

Il discorso aveva preso una brutta piega, e proprio nelle pieghe di quelle lenzuola di seta al profumo di lavanda che fortunatamente avevo cambiato la mattina, come ogni primo del mese. 

Quell’assenza era inconcepibile per lei. 

Una premessa è d’obbligo.  Parlerò del diretto interessato: il mio lui.

Lo confesso, mi sta sui coglioni da una vita, ma è pur sempre uno di famiglia. Volendo avrei potuto separarmene, darci un taglio netto. Sarebbe stata un’esperienza traumatica, oltreché dolorosa, e inorridisco solo all’idea. Però avrei potuto emulare il castrato Farinelli cantando da soprano.

Lui è il mio migliore amico nel bene e nel male, nel bene e nel male, come ho sentito ripetere tante, tante, tante tante volte da Madame a Sanremo.

Mi ci sono affezionato fin da subito, da quando bambino non ne conoscevo ancora le potenzialità. Poi sono cresciuto in altezza ma lui è rimasto sempre bambino. Povero pisellino, gli anni passavano ma lui non cresceva. Io ci davo ogni tanto una misuratina, a volte col righello, a volte col centimetro, ma il responso era sempre impietoso, quello del numero perfetto. Perfetto un cazzo! Tre centimetri. Mi consolavo pensando che ne mancavano solo trentuno per emulare il mitico Holmes, non Sherlock, John Holmes, il famoso mister trentaquattro centimetri.

Evitavo le docce, quelle comuni negli spogliatoi maschili per non dare troppo nell’occhio. Sarebbe passato inosservato viste le dimensioni, ma era meglio non rischiare. Così è rimasto sempre nascosto, sempre nelle mutande, passando da scomodi slip a comodi boxer. Metterlo in mostra in un campo nudisti sarebbe stata un’umiliazione insopportabile (come per uno scrittore scrivere umigliazione con la “gl”) nonostante il mio fisico potesse ricordare il David di Michelangelo solo per un piccolo particolare anatomico. 

Siamo inseparabili, amici per la pelle, oltreché per le palle che spesso mi girano alla vista degli uomini elefante, quelli che madre natura ha dotato di una proboscide genitale.

Ci piacciono le donne, lui le vede con i miei occhi e si fida ciecamente. Girare senza mutande e con la cerniera lampo aperta è da maniaci, e lui ha ben poco da esibire, non è un esibizionista come quello della hit di Annalisa.

Quello che sto raccontando non è fantascienza nonostante sia successo non con la prima, ero troppo giovane, non con la seconda, ero troppo timido, nonostante sia successo nell’incontro ravvicinato della terza tipa, intesa come una ragazza bellissima, così bella da non crederci. Successe in una Fiat Tipo e fu un successo inaspettato perché la tipa ci stava.

La tipa aveva un nome: Bianca. Sdraiata nella mia Tipo bianca, Bianca disse: «Lo sai quale fiaba mi piace?»

«La bella e la bestia» risposi d’acchito.

«Ma no! Mi piace La principessa sul pisello.» 

«Ma dai!» Mi misi a ridere.

Anche lei rise, poi mi guardò negli occhi e senza pudore continuò con malizia. «Sì, ma su un pisello sopra un materasso.»

Urca! Pensai. Quella tipa mi piaceva un sacco. Bianca sapeva bene dove voleva arrivare e io dove volevo venire.

«Vieni a casa mia,» le dissi cogliendo la palla al balzo, «potremo continuare la fiaba sul mio materasso, che ne dici?»

«Allora metti in moto, qua dentro si gela.»

«Ma non sei di Gela?»

«Sì, ma a Gela non si gela.» 

Ridemmo battendo i denti nonostante il climax si stesse surriscaldando.

Ero su di giri, non come il motore della mia Tipo che, ingrippato com’era, non tirava neanche se sollecitato dal mio piedino destro, quello dell’acceleratore. 

Dopo una breve corsa a faro spento nella notte, per fortuna uno solo, arrivammo sotto casa vivi.

La mia casa era in realtà un monolocale, ma per un monogamo monoreddito andava benissimo. 

Ci buttammo sul letto. Fortunatamente era dotato di materasso. Io, invece, ero dotato del minimo indispensabile ma non disperavo, conoscevo bene il mio lui e anche le sue potenzialità nascoste.

Lei ancora non lo conosceva, non immaginava.  

Misi un vecchio cd di Daniele Silvestri per creare la giusta atmosfera. 

Ci spogliammo. Lei si tolse il vestito lentamente mostrandosi poco per volta, come un’esperta spogliarellista che sa come incantare un uomo, e all’uomo si sa non piacciono i collant. Infatti io adoravo le calze a rete autoreggenti, le sue erano nere, il colore che più di ogni altro alimentava le mie fantasie erotiche. Con una mano iniziò ad accarezzarsi la gamba destra, poi, partendo dalla coscia srotolò la calza verso il basso, lentamente, con entrambe le mani, facendo scivolare il tessuto sul tallone lasciandolo sfilare dolcemente sulla punta del piede. Quel movimento delicato e sensuale delle dita mi ricordava Dita Von Teese, la regina del Burlesque, una vera icona senza veli, blasfema per Kirill, venerata invece dagli amanti del genere.

Non ci vidi più, ero come un gatto in calore che reclamava la sua micia e, ancora in camicia, le sfilai le mutandine con foga, quasi strappandole.

Lei non si oppose, lasciò fare. Nuda ricambiò il favore togliendomi i boxer azzurri.

«Ma non c’è» esclamò stupita sgranando gli occhi.

«Chi non c’è?» Replicai facendo finta di non aver capito.

«Ma coso, l’uccello del paradiso.»

«Come non c’è.»

«C’è che non c’è. Che ci faccio con quello?» 

Bianca sbiancò, nonostante la carnagione abbronzata dal sole di Sicilia.

«Tu sei la principessa, lui il pisello, non dovevamo continuare la fiaba? Allora cosa aspetti, siediti sopra  e vedrai.»

«Cazzo dici! Non sentirò niente, è tecnicamente impossibile.»

In quell’istante si compì il miracolo, le note di Salirò avevano svegliato il bello addormentato, la moltiplicazione del pene e del pesce (pesce sega) era in corso.

«Sento qualcosa muoversi. Sta crescendo, è rigido» è Bianca, piacevolmente sorpresa. 

Salirò, Salirò fino a quando… Daniele cantava, cantava…

«Sí! Dai! Ancora!» Bianca scopava.

Salirò, Salirò fino a quando…Pompa, pompa, la conclusione di Salirò.

«Sì, dai, pompa, pompa ancora, non fermarti.»

Vidi le sue labbra contrarsi di piacere, mi strinse a sé abbracciandomi e baciandomi con una lingua vogliosa da intrecciare un duello corpo a corpo con la mia.  

Continuammo anche senzai Daniele.

«Corbezzoli! Ti si inturgidiscono i capezzoli» le dissi accarezzandoli con compiacimento. Quel rapporto era un terremoto sussultorio di piacere, speravo non terminasse mai.

Venimmo assieme. Lo battezzammo orgasmo sincronizzato,  una specialità erotica non ancora omologata.  

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Con Bianca non vado mai in bianco. Bianca è sempre una bomba sexy, una vera mina, per questo l’importante è…  finire.

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Discussioni

  1. E qua Fabius da lezione: vi erotizzo con leggerezza comica. Io ho riso e anche Daniele Silvestri ha interrotto la canzone con le lacrime agli occhi… “non l’avevo scritta per questo, ma ci sta proprio bene…

  2. Eroticomico mi piace. Ti sei superato Fabius P. Se in futuro ci sarà un’ antologia di racconti calienti in tutte le salse, più o meno piccanti, questo tuo esilarante racconto non dovrebbe mancare. Non so quanto possa valere il mio voto, ma direi 💯. La lode se cambi il titolo con uno più originale, come il testo che hai scritto.