La proposta

Serie: Il demone nero pece


«Ti faccio una proposta, ragazzo». «C-che genere d-di pro-proposta?» Domandò Mirco. «Ho tante cose da spiegarti. Ma per il momento sappi solamente che ti conviene accettarmi come parte integrante del tuo essere per il bene della sopravvivenza di tutti e due». “Sopravvivenza?” Pensò Mirco.

Fuori era quasi sera. Gli uccelli cinguettavano, le macchine suonavano il clacson e le persone si sbraitavano addosso.

Nella stanza dell’ospedale c’era caldo. Mirco e il demone si studiavano attentamente: lui era colmo di paura, quella cosa di euforia.

Mirco guardava il soffitto dov’era il demone, annidato per non osservare tranquillamente la sua prelibata preda. Il ragazzo non comprese ancora cosa ci facesse ancora lì quella strana entità però sapeva perfettamente che doveva disfarsene, anche se non sarebbe stato facile.

“Quanto vorrei che fosse tutto quanto un bruttissimo incubo” pensò fra sé e sé Mirco.

Il demone gli sorrideva a trentadue denti, tutti quanti affilati e irregolari; qualsiasi cosa avesse in mente, rideva della sua vittima.

La porta della stanza si aprì dolcemente ed entrò un dottore.

«Buonasera. Vedo che si è svegliato. Allora, come stiamo?»

«Ah… molto bene, grazie.» rispose Mirco.

«Piacere, io sono il dottor Tommaso Toldo».

«Molto piacere. Sono Mirco Milanese».

Il dottore visitò il paziente e concluse che stesse bene ma per sicurezza decise che dovesse stare in ospedale sia quella sera che l’indomani.

«È ancora stanco?» Chiese il dottore.

«Mi sento frastornato».

«In fondo, lei è svenuto improvvisamente. Cosa ha sentito in quel momento, esattamente?»

«Rimembro che ho sentito freddo e poi è diventato tutto nero».

«Capisco… Forse è stato solamente un momento di vertigini per mancanza di vitamine, o per qualcos’altro. Ma non si preoccupi. Domani le faremo delle altre analisi e se non troveremo niente di anomalo, dopodomani potrà ritornare a casa ma dovrà restare a casa dal lavoro per due giorni».

Il dottore salutò il paziente ed uscì

Il ragazzo sospirò profondamente: non voleva raccontare che riusciva a vedere un mostro, aveva paura di essere internato in un ospedale psichiatrico e voleva assolutamente evitarlo.

Guardò il soffitto e, con grande stupore, quell’entità di Satana era scomparso. Mirco si guardò in giro per scovare quel maledetto essere dimenticato da Dio, eppure non riusciva a scorgere nulla.

“Che sia sparita l’allucinazione?” Si chiese Mirco.

Guardò fuori dalla finestra per ammirare il panorama della città illuminata dalle luci degli altri edifici, abbinati dal cielo serale costellato e con la luna a falce, la quale fu meravigliosamente luminosa, dando un effetto calmamente al ragazzo.

Mirco sorrise beatamente alla vista di quel splendido spettacolo, poi si addormentò, avendo un sonno agitato per due ore consecutive.

Una figura sfocata indicava Mirco ma questo non lo capì e camminò dritto come se niente fosse, così la figura totalmente nera con i contorni bianchi gli mise la mano sulla spalla per attirare la sua attenzione. Il ragazzo si girò e notò che il viso di quella “persona” era assente; così Mirco gridò però, istantaneamente, la figura gli mise l’altra mano sulla bocca e disse:«Adesso taci e fammi spiegare la situazione, per favore».

Il ragazzo non voleva contraddirlo perciò gli diede retta e si mise ad ascoltare ciò che quel individuo voleva dire.

«Non sai assolutamente niente di quella creatura che ti sta perseguitando. Ma ti posso dire che non puoi ammazzarla e nemmeno seminarla senza un oggetto specifico. Sto parlando del Vaso di Azikel. Questo oggetto ti permette di catturare ogni entità d’ombra e lasciarla intrappolata dentro di essa. Però fai attenzione: usarlo impropriamente ti succhierà l’energia vitale fino a ucciderti».

Mirco non capì una sola parola della figura. Improvvisamente tutto attorno a lui gli girò vorticosamente ed ebbe le vertigini.

Poi si svegliò.

Era ancora nel letto dell’ospedale. Guardò il cellulare per scoprire che erano le dieci e quattro minuti di sera. Mirco sbadigliò e si mise seduto, appoggiando la schiena sui cuscini, i quali facevano da schienale. Si sentiva ancora parecchio debole, nonostante avesse dormito e mangiato a sufficienza per recuperare le forze.

“Che sogno strano” pensò Mirco.

La luce iniziò ad accendersi a intermittenza, mentre la televisione della stanza si accese ed emise segnali statici. Gli oggetti presenti si spostavano e cadevano al suolo, il tavolo e le sedie tremavano.

Il ragazzo si osservò intorno per cercare di capire cosa stesse provocando quella confusione però non ci riuscì.

Mirco decise di alzarsi da letto ma proprio quando provò a farlo, qualcosa lo strinse alle spalle e lo piantò sul materasso.

“Ma cosa!…” fece Mirco.

Il povero ragazzo non comprese come tutto ciò fosse possibile ma temeva che l’ombra che lui aveva visto non fosse stata un’allucinazione, bensì la verità peggiore che la vita potesse offrire.

Ad un tratto, baluginò davanti al viso di Mirco un’ombra. Quell’ombra. La stessa che lo aveva perseguitato il giorno precedente.

«Mi è giunta voce che tu abbia parlato con lo strambo tizio» disse il demone.

«D-di c-c-chi stai parlando?» Balbettò Mirco.

Il demone si avvicinò ancora di più alla faccia del ragazzo.

«Insomma, non fare il finto tonto. Della figura dai contorni bianchi».

“Tutta questa situazione è assurda!” Pensò Mirco.

Ci fu qualche secondo di silenzio e poi il demone riprese a parlare.

«Ti faccio una proposta, ragazzo».

«C-che genere d-di pro-proposta?» Domandò Mirco.

«Ho tante cose da spiegarti. Ma per il momento sappi solamente che ti conviene accettarmi come parte integrante del tuo essere per il bene della sopravvivenza di tutti e due».

“Sopravvivenza?” Pensò Mirco.

«Esattamente» gli rispose il demone «Esistono creature ben più temibili del qui presente che divorano la loro specie ma anche l’essere umano».

«E s-se mi rifiutassi?» Chiese Mirco

«Mi attaccherei a te come un parassita per rinforzarmi momentaneamente ma poi perirai. Questo è il patto: tu fai da ospite ed io ti difenderò dagli altri Ombrati». Rispose il demone

«Per-perché semplicemente non mi divori o q-qualsiasi c-cosa vuoi fare con me?»

«Non sarebbe così avvantaggiato come credi. Devi sapere, infatti, che unendomi con te quando sei consenziente, il mio potere si moltiplica finché sarai vivo e il tutto senza ucciderti lentamente. Allora, cosa fai, accetti?» Domandò pazientemente l’entità.

Continua...

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