LA RAGAZZA CHE SOGNAVA LA VITA

Il vecchio aveva una risata antica, di quelle che si trascinano fra la lingua e i denti perché non hanno fretta di manifestarsi, anche se il tempo sta per scadere.

L’eco della sua risata sembrava sospesa nell’aria leggera della stanza, come se appartenesse non solo all’uomo che la emetteva, ma anche al luogo stesso. Morbida come un pezzo di legno vecchio e levigato dal mare.

«Sembra la risata di mio nonno» disse la ragazza, soffiando via un ciuffo di capelli che le era finito in bocca.

«Tuo nonno è uno che capisce la vita.»

«Capiva. Lui non c’è più» e si sedette di fronte a lui, d’istinto, senza sapere perché. «E’ morto quando ero piccola, non me lo ricordo bene.»

Gli avventori del bar, solitamente immersi nei loro rituali quotidiani, alzarono per un attimo lo sguardo, incuriositi da quel dialogo insolito. Poi, uno dopo l’altro, tornarono alle carte e ai bicchieri.

«Cosa ti porto?» Una donna robusta e di età indefinita, non perse tempo.

«Non saprei, cosa beve lei?» Chiese la ragazza, guardando il vecchio che sollevava appena lo sguardo dal bicchiere.

«Un bianco. Secondo me non ti conviene.» E ancora quella risata biascicata, morbida e alla ricerca di compiacenza. Si girò di lato e sputò per terra senza preoccuparsi del disappunto della cameriera.

«Lo stesso per me. Grazie.» E si sedette accanto a lui.

Adesso il vecchio non rideva più. La risata si era dissolta lasciando il suo volto più serio, scavato. Lunghe linee come solchi nel terreno o forse fiumi, attraversavano la geografia del suo volto. Storie incise sulla pelle. La ragazza avrebbe voluto passarci il dito fino a fargli male, per vedere dove quelle strade conducevano. Pensò alla propria giovinezza e provò una strana nostalgia per la vecchiaia che ancora non le apparteneva, argentea come il riflesso di ciò che un giorno sarebbe diventata.

Lui sembrava leggerle dentro.

«Da dove vieni?» Le chiese, rompendo il silenzio che si era creato tra loro, ma senza apparente fretta di ottenere una risposta.

«Da lontano. Sono le mie vacanze.»

«E come mai parli il greco?»

«La famiglia di mio nonno, sempre lui» e finalmente anche lei rise in una maniera fresca e limpida come il mare che si infrangeva sulla riva poco distante.

L’uomo e la ragazza formavano un insolito quadro. Avresti potuto dipingerli in bianco e nero, come in un vecchio film italiano o magari disegnarli con un gessetto bianco. Ma era bello guardarli anche a colori, pensai io, seduta poco distante. E c’era qualcosa di ancor più affascinante nell’udire le loro parole. Senza che se ne accorgessero, spinsi piano la seggiola un po’ più in là per avvicinarmi a loro e ascoltare. Quell’estate ero a caccia di storie.

«Dammi la mano» le disse lui all’improvviso, con un tono che non accettava rifiuto. Mi parve una richiesta strana e forse anche lei ebbe la stessa sensazione. Tuttavia, non rifiutò. C’era qualcosa di magnetico, irresistibile, nell’autorità silenziosa dell’uomo.

«Voltala all’insù e non preoccuparti, non ti faccio niente.» Lei mise la mano fra quelle del vecchio che si erano aperte come un fiore. Vide che ai polsi lui portava mille bracciali e i tatuaggi camminavano lungo le braccia fino a sparire nella maglietta. La pelle era abbronzata e secca, come quando non piove da molto tempo.

«Avrai una vita lunga» le disse.

«Lo so. Me lo hanno già predetto in un sogno di farfalle.»

«Ai sogni bisogna credere» e sollevò il suo bianco «prosit.»

«Prosit» disse lei d’istinto, divertita. Prosit pensai io, in disparte.

Poi successe una cosa che attirò la mia attenzione e quella degli altri avventori. Il vecchio scrutò a lungo il palmo di quelle mani fino a quando le depose delicatamente sul tavolo e si alzò. Con movimenti lenti prese la sua sedia e la accostò a quella di lei. La girò e vi si sedette a cavalcioni come fosse sulla groppa di un asino. Si avvicinò alla ragazza e, chinandosi verso il suo orecchio, cominciò a cantare. Lo fece per istanti interminabili, a bassa voce e nella sua lingua. Era una cantilena lenta, ipnotica, un lamento che sembrava venire da un tempo lontano, forse da una vita passata. Lei rimase immobile, come pietrificata da quella melodia che non comprendeva.

Io guardai il mare, cercando di riportare i miei pensieri alla realtà, ma mi resi conto che il tempo, lì, si era fermato. In quella sospensione, la ragazza cominciò a piangere. Lacrime silenziose, che le scendevano lungo le guance come un fiume che aveva trovato finalmente la sua strada.

Era lì, immersa in quella visione, le dita serrate in quelle di ossute di lui, quando cominciò a distinguere il sottile profumo dell’abbandono e della speranza.

Un senso di vertigine la prese: sognò la vita, quella vera, cruda, senza maschere e ne fu attratta e spaventata. Attraversò tutte le età in un solo istante nello scorrere degli anni, dei giorni, degli attimi, veloci come le acque terrificanti di un fiume in piena. Momenti luminosi che ti fanno sorridere l’anima, ma anche oscuri che ti squarciano dentro e fuori, come una lama che non lascia scampo.

Provò l’amore sulla pelle, sentì il calore di un abbraccio passionale, il dolore delle percosse, quelle che lasciano cicatrici invisibili nell’anima e non guariscono mai del tutto. Ogni ferita era lì, aperta e pulsante, testimone di ciò che ancora non era accaduto. Provò il dolore del parto e lo strazio del distacco, il ciclo infinito dell’abbandonarsi per poi ritrovarsi ancora. Viaggiò verso terre che non conosceva, tante volte sognate, e infine morì. La morte arrivò e fu come uno schiocco. Sinfonia infinita. Morirono le persone che amava e fu dolore immenso, morì lei e fu il silenzio dove trovò la sua pace. Ma poi tutto ricominciò in un ciclo eterno e inarrestabile. La verità, l’essenza stessa dell’esistenza, era tutta lì, in quel perpetuo alternarsi di vita e morte, amore e sofferenza. E lei, per un istante, l’assaporò come si assapora l’aria al mattino, fresca e piena di promesse.

Le mani di lui, tremanti ma ostinate, stringevano quelle della ragazza e, da qualche parte, dentro di lei, qualcosa cedette. Mentre il vecchio cantava una melodia senza tempo, la ragazza sognava la vita.

Io rimasi incantata da quel suono che si rivelò per me una porta spalancata sull’infinito.

Poi, improvvisamente, una stanchezza la invase e la ragazza si sentì esausta. Provò un terrore sordo e si riscosse. Con uno scatto, ritrasse la mano dalla presa del vecchio e gridò: «Non voglio più vedere. Smettila!» Con la voce spezzata dall’angoscia. Si alzò e la sedia di legno cadde alle sue spalle con un rumore secco. Gli avventori smisero di bere e giocare a carte. Con un lento movimento, il vecchio abbassò la testa e posò le mani sul tavolo, immobili come pietre.

Lei frugò nel suo portafoglio, pagò il conto in fretta e se ne andò, senza guardarsi indietro.

***

Il pomeriggio la rividi sulla spiaggia, seduta da sola, mentre leggeva un libro. Sembrava eternamente lontana, come fosse smarrita e forse, pensava ancora a lui. Si alzò e si spogliò completamente dei vestiti, mentre attorno si levava un brusio di gente incredula. La vidi camminare fino al mare, senza esitazione fino a quando si immerse e sparì fra le onde. Io non la chiamai né cercai il suo sguardo perché la mia storia l’avevo già ben custodita sulle pagine gialle di un quaderno. Forse, come me, anche lei avrebbe trovato la sua. 

Per un’amica

Avete messo Mi Piace14 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Come sempre, il tuo modo di raccontare le storie portano il lettore dentro il racconto, dentro il suo tessuto, in mezzo ai personaggi che rappresenti. Ho trovato questo racconto appassionante; mi è piaciuto il rapporto vecchio e giovane, la canzone cantata in lingua straniera all’orecchio e quei tatuaggi che… quelli, possono raccontare tanto della persona. Belli i personaggi! Un applauso all’ambientazione. 😉 Complimenti.

  2. ” Lunghe linee come solchi nel terreno o forse fiumi, attraversavano la geografia del suo volto. Storie incise sulla pelle.”
    devo ammetterlo, ha dato veramente un tocco di poesia al racconto. Un inchino…👏

  3. Chi arriva in ritardo non sa più dove sedersi! Da tre giorni sono sull’isola e non ho fatto altro che leggere e scrivere, sono in ritardo con tutti. Pazienza, so che non verrò giudicata. A te dico una cosa soltanto: quando me ne andrò nelle mie acque, nuda perchè non porteremo nulla, mi piacerebbe fosse una voce come come la tua a raccontarmi. Che presunzione, vero?!

  4. Un racconto che sembra quasi attraversare la soglia del fantasy, lasciando al lettore il compito di interpretare ciò che viene mostrato nelle immagini evocate dal testo.
    Letto con vero piacere.

  5. Che dalle onde sia tornata o lì sia rimasta, penso che la tua amica abbia avuto un’enorme fortuna nell’incontrarti, così come tutte le altre persone a cui è successo.

  6. Non ci sono parole per descrivere il viaggio in cui mi hai accompagnata.
    I tuoi racconti danno la possibilità al lettore di interpretarli e plasmarli secondo i propri vissuti e, in questo caso, anche quelli futuri. Scorci di vita in cui potersi rivedere.
    C’è sempre tanta realtà in quello che scrivi, ma mai senza quella dolcezza e calore che contraddistingue la tua penna.
    Grazie Cristiana per regalarci questi sogni ad occhi aperti. ❤️

    1. Grazie Mary per aver definito questo tipo di scrittura ‘sogno a occhi aperti’. È quello che cerco di fare, trasportando con me chi mi legge. Forse perché, a mia volta, da lettore mi piace così.

  7. Credo sia stato detto tutto e condivido praticamente ogni complimento. Aggiungo solo che ti vedo come una magnifica pittrice che ha la straordinaria capacità di mettere su tela non solo le cose che agli occhi appaiono ma anche ciò che dei personaggi è nascosto nel cuore e nella mente. E dipingere l’anima è cosa assai difficile e non riesce a molti. Sublime!

    1. Grazie Giuseppe, davvero per queste belle parole e per molto altro. Credo che mettersi in ascolto degli altri sia un ottimo esercizio da fare sempre, a prescindere dalla scrittura. Direi che fa bene soprattutto a noi.

  8. Dopo tanti commenti entusiasti c’è poco da dire, solo che sei inarrivabile, sei irresistibile, sei irraggiungibile, sei ineguagliabile, sei inimitabile, sei incomparabile, sei impareggiabile: insomma sei indiscutibilmente la migliore. Detto da un incompetente non so quanto possa valere, spero comunque ti faccia piacere.

    1. Fabius sei bocciato a priori e a prescindere 🙂 🙂 🙂
      Volevo non aggiungere altro, invece ti ringrazio e accetto le tue iperboli come facenti parte del tuo stile. In questo caso, un po’ nella maniera ‘Non ci resta che piangere’ Anche se spero di non essere proprio come il Savonarola. E certo, che mi fa piacere.

  9. Ecco un altro racconto in pieno “stile Pezzotti”, Cristiana ci invita a leggere e noi lì dentro ci vediamo quello che vogliamo.
    Chi è quel vecchio? Che problemi ha la ragazza? Come e perché si sono incontrati? Il racconto della narratrice è anch’esso un sogno o realtà?
    I racconti di Cristiana sono quadri da interpretare e stavolta ce lo scrive pure, in un certo senso: lo possiamo vedere in bianco e nero o a colori, o disegnato con il gessetto. Comunque il lettore la veda ne resta in ogni caso catturato.

    1. Grazie Francesco 😅 troppo buono. Non lo so se sia uno stile, certo è che mi rendo conto che a volte la mia confusione genera poi altrettanta confusione nel lettore. Però dici giusto. Mi piace confondere ancora di più quella linea già sottile che spesso divide la realtà dal sogno.

  10. La risata, la pelle abbronzata e secca come quando non piove da molto tempo, il bianco e lo sputo… “Io ci vedo una fotografia”, direbbe qualcuno, una fantastica fotografia, aggiungo io.
    Avrai una vita lunga… sembra l’anticipazione di un lieto fine. Sembra…
    Ciao Cristiana. Grazie!

  11. Un filo cristallino che barcolla in bilico sul cuore….
    Un potere estraneo, ricco ed estasiante che rapisce come una tempesta.
    Un mistero interiore. Un’insidiosa e lontana melodia che colpisce direttamente l’anima….tutto accade senza sforzo, come un travaso da vita a vita, un lento fluire da cuore a cuore di suoni che ardono come fiamme invisibili……

    1. I tuoi commenti scaldano il cuore e portano con sé una tale intensità da risultare essi stessi parte del racconto. Davvero, Migeè, e credo di parlare a nome di molti, aspetto di leggere qualcosa di tuo. Grazie

  12. Semplicemente meraviglioso, Cristiana. Frasi che si incastrano una all’altra, descrizioni poetiche ed ecco che quei tre personaggi compaiono davanti agli occhi. Grazie per questa splendida lettura!

  13. Il vecchio mi é parso uno sciamano, col fascino irresistibile di chi ha il superpotere di trasmettere la conoscenza di vita futura. Un ennesimo racconto coinvolgente, deliziosamente poetico. Resta un po’ di curiositâ sul destino della ragazza ma, come non possiamo conoscere il nostro, anche il suo ha diritto di restare misterioso.
    Ciao Cristiana, un abbraccio.

    1. Grazie Francesco. Il tema del sogno mi affascina, forse perché a me capita di farlo molto spesso. A occhi chiusi e aperti. E poi, è come dici tu, la vita andrebbe assaporata anche se a volte ci sfugge via veloce.

  14. Una storia inquietante.. un viaggio nel chissà.. una fotografia che sfuma, in mezzo a quelle onde che prima o poi ci avvolgono tutti. Complimenti per aver tenuto il freno a emozioni troppo facili, con una scrittura molto equilibrata

  15. Ciao Cristiana! Anche stavolta mi hai fatto venire voglia di essere lì, seduto a un altro tavolo, a osservare la genesi della storia sgorgare dalla penna della protagonista silenziosa. Silenzioso a mia volta. Osservatore di un doppio riflesso: quello della vita che accade mentre si specchia e si moltiplica simultaneamente grazie alla forza miracolosa della narrazione. E che narrazione!👏🏻

    1. Magari non seduto esattamente a quel tavolo, ma certamente quando una storia arriva, o comunque quando la costruiamo, credo che si tratti di una dinamica molto simile. Quella capacità di scovare, osservare, guardare e ascoltare che uno scrittore deve avere. Gli stimoli sono ovunque. E beati i tavolini. Un abbraccio Nicholas.

  16. Bravissima Cristiana! Ci lasci così, dopo averci portati in questa intrusione nel futuro e nel cuore di questa ragazza, senza sapere se emergerà dal mare, così, come ci è entrata, nuda. L’indovino le ha promesso che vivrà a lungo, ma poi le ha fatto percorrere la sua strada tutta in una volta, e più volte di seguito, forse facendole consumare in pochi attimi tutto il tempo che aveva davanti a sé.
    Chissà. Tu non ce lo dici.

    1. Forse è così che doveva andare. La sua lunga vita, come srotolata lì, ai suoi piedi e tutta in un attimo. L’accetta? Direi di no. Inizialmente è così, poi, però decide di fuggire e non vedere. Forse c’è un limite. Il mare, poi, è sempre il mare, come fosse una strada. Grazie Giancarlo.

  17. “Lunghe linee come solchi nel terreno o forse fiumi, attraversavano la geografia del suo volto. Storie incise sulla pelle. La ragazza avrebbe voluto passarci il dito fino a fargli male, per vedere dove quelle strade conducevano.”
    Una descrizione dolcissima. Complimenti.

  18. “La verità, l’essenza stessa dell’esistenza, era tutta lì, in quel perpetuo alternarsi di vita e morte, amore e sofferenza. E lei, per un istante, l’assaporò come si assapora l’aria al mattino, fresca e piena di promesse.”
    Bellissima questa immagine. Sa di resa miracolosa, limpida accettazione.

  19. Che meraviglia Cristiana. La magia che esce dalla tua penna è la migliore delle medicine.
    Ho amato ogni riga, e davvero mi è sembrato di essere lì, mi è sembrato di essere la ragazza, anzi, ho voluto esserlo. Ho sentito ogni parola battere insieme al cuore e sotto la pelle. Questo racconto nasconde un insegnamento e un segreto, ed io, con un poco di azzardo e presunzione, lo faccio mio, custodito al riparo per ogni volta che ne avrò bisogno.
    Mi hai ricordato che abbiamo un enorme dono: sappiamo narrare, vedere al di là, trasformare ciò che ai più sfugge in meravigliose storie.
    Davvero davvero grazie ❤️

    1. Sai, questo racconto non vuole avere pretesa alcuna, semplicemente, come dici tu, ricordarci che abbiamo questa fortuna e quello che facciamo, ci riempie e svuota allo stesso tempo. Siamo sempre a caccia di storie che troviamo fuori e dentro di noi, avvistate con occhi diversi. Non lasciamo nulla di sopito e nemmeno di addormentato, quanto piuttosto facciamo si che ogni nostro senso sia risvegliato e ogni stimolo colto. Scriviamo e continuiamo a farlo fino a quando ne saremo capaci, che le storie belle da raccontare non finiscono mai. Un abbraccio