La risposta



I due fecero il primo sorso di fresca birra nella afosa serata estiva.

“Allora Phil, come vanno le tue ricerche?”

Il non più giovane ricercatore accennò un sorriso mentre inghiottiva la fresca bevanda.

“Va avanti, ma sono ben lontano dal poter dire alcunché.”

Phil e Ben si conoscevano dai tempi delle elementari e già da allora il loro destino sembrava ben inciso nel loro DNA : Ben estroverso e fisico, mentre Phil riflessivo e rachitico.

Le loro vite si divisero al termine delle superiori.

Ben venne subito messo sotto contratto dalla squadra di basket cittadina e divenne professionista, Phil iniziò gli studi universitari che lo avrebbero poi condotto nel più grande progetto di ricerca d’Europa o forse del mondo.

I due da lì in poi avrebbero seguito strade dall’andamento opposto.

Mentre Ben come una Folgore squarciava il cielo stellato del basket europeo, Phil arrancava tra esami e brutti scantinati che qualcuno osava chiamare laboratori.

Questo andamento proseguì per circa sei anni, poi venne interrotto da due accadimenti che parevano del tutto indipendenti tra loro.

Per Ben questo si chiamava: crociato anteriore rotto; mentre per Phil: contratto da ricercatore nel progetto “Nascita universo”. Per il primo non era una novità, era già il secondo infortunio grave al ginocchio. Per il secondo era qualcosa del tutto nuovo, tanto sperato da aver sino il timore di professarlo ad alta voce, temendo di attirar così la sfortuna.

Da lì le tendenze delle due vite si invertirono.

Phil si ritrovò in laboratori fantascientifici in compagnia delle menti più eccelse d’Europa; mentre Ben vide, lì tra tibia e femore, la fine della sua brillante carriera.

Seduti al tavolo sorseggiando birra stavano un’ex stella del basket, attualmente disoccupato, e la nuova mente più brillante d’Europa.

“Senti Ben, so che non volevi che lo facessi, ma ho chiesto per quel posto da guardia notturna al laboratorio e…”

Phil si interruppe per finire l’ultimo sorso e poter consegnare il bicchiere al cameriere appena apparso alle sue spalle.

“E..” lo esortò Ben.

“…e il mio capo è stato un tuo grande fan. Quindi, a meno che tu domani al colloquio non faccia qualche grossa stupidaggine, il posto è tuo.”

Ben sollevò i pugni al cielo nella medesima posa immortalata da innumerevoli fotografi in quel giorno,  ormai lontano, in cui decise l’eurolega con una splendida tripla.

“Non sarò stupido.” affermò, poi con un fischio chiamò il cameriere così da ordinare il giro dei festeggiamenti.

Ovviamente avrebbe pagato Phil.

Dalla settimana seguente i due avrebbero lavorato nello stesso posto, ma non si sarebbero incrociati, poiché a Ben venne assegnato il turno di notte.

Questo andamento sempiterno e parallelo delle loro vite venne interrotto una notte.

Ben percorreva il lungo corridoio. Immerso nella pallida luce del neon gli sembrava di esser sospeso nel tempo, stato che, nella sua mente, solo la calda luce del sole poteva interrompere. Ma fu il fascio di luce ad incandescenza, proveniente da una porta inusualmente aperta a squarciare quella magia. Non fece in tempo ad iniziare a lamentarsi che quei professori plurilaureati non fossero comunque in grado di chiudere delle porte e spegnere le luci, che un rumore proveniente dalla stanza aperta lo mise in allarme.

Estrasse l’arma, la sicura scattò e i suoi battiti salirono come mai prima.

Si avvicinò alla porta rasentando il muro.

Arrivatovi al fianco, ispirò profondamente, espirò ed irruppe urlando “Fermo o sparo!”

Effettivamente Phil non si mosse, ma continuò come se nulla fosse a lavorare sui suoi appunti.

“Ciao Ben, abbassa la pistola per favore, sarò tra un attimo da te.” dicendo questo non alzò nemmeno lo sguardo. Finito, rivolse i suoi affaticati occhi verdi su Ben, egli abbassò la pistola e, immobili, rimasero così per qualche istante.

 “Phil, mi sembri stanco, ti va un caffè?” la voce di Ben fece tanta fatica ad uscire che sembrò stesse per ruzzolargli appena fuori dalle labbra senza mai poter arrivare al suo interlocutore.

“Direi che mi è necessario.” rispose lo scienziato, che nello scostare la sedia per alzarsi riuscì a produrre un rumore incredibilmente fastidioso.

“Come mai sei ancora in ufficio?” chiese Ben percorrendo il corridoio, che ora risiedeva stabilmente nel loro tempo.

“Sono ad una fase molto avanzata della mia ricerca, ormai non mi basta più la sola giornata per finire i calcoli.”

Ben osservò l’amico incredibilmente invecchiato dall’ultima volta che si videro.

 “Hai dormito?” chiese preoccupato.

“Non molto, non ho sonno da tempo. Sono così vicino alla mia meta che quasi mi sentirei in colpa a ritardarne il raggiungimento per il sonno. Non so se puoi capire. Non ho più pazienza, il mio corpo sopporterà.”

La disapprovazione si dipinse sul viso di Ben “Ti capisco benissimo invece, io per smania di risultati mi sono giocato ginocchio e carriera.”

Su queste parole arrivarono alla macchinetta del caffè.

“Lungo?” chiese Phil.

“Sì e con tanto zucchero, altrimenti questa brodaglia è imbevibile.”

Da quella notte in poi il caffè delle due e quarantacinque divenne per loro una tradizione.

Fu in uno di quei incontri notturni che Phil si presentò più pallido del solito.

“Ehi! Cos’hai amico?” Ben ormai si era abituato alle notti, anzi si rese conto di possedere molte più energie tra il calar del sole e l’alba piuttosto che durante il dì.

“Nulla, solo molto lavoro.”

“Dovresti riposarti, non credo si facciano bene i calcoli con il sonno.”

“Hai ragione, ma ormai ho quasi finito. Tra poco potrò farlo.”

Il fischio della macchina avvisò i due che il caffè per Ben era pronto.

“Fare cosa?” chiese mentre già selezionava il caffè, rigorosamente ristretto, per Phil.

“Calcolare tutto.”

“Tutto?” chiese il guardiano, che in realtà stava ascoltando ben poco di quello che gli veniva detto.

“Sì, tutto. Vedi noi stiamo lavorando su ciò che ha dato origine a tutto ciò che vedi. La prima tessera del domino. Da essa deriva la conoscenza di ogni cosa!”

Ben rimase in silenzio un secondo, poi “Nel caso tu ci riesca, mi dispicerebbe per te.”

Un secondo fischio annunciò il caffè per Phil.

Lui lo prese e chiese “Perché?”

“Diverresti disoccupato e ti assicuro che non è bello.”

Phil accennò un sorriso e disse “Ne dubito, servirebbe comunque qualcuno che lo sappia usare e quel qualcuno sono io.”

Ben finì il caffè “Hai ragione, in fondo sei tu quello intelligente dei due. Ma lascia che ti faccia una domanda: perché lo faresti dopo?”

“Cosa?”

“Sino ad ora la tua sfida era la scoperta di qualcosa di nuovo, ma tra poco ti basterà inserire il tuo primo pezzo del domino per risolvere tutto, giusto?”

“Non esattamente, ma rende l’idea.”

“Bene, quindi dopo che avrai scoperto tutto, avrai vinto le tue e le nostre olimpiadi della sapienza, cosa farai?”

Phil rimase un momento immobile, interdetto non tanto dalla domanda ma dal cambiamento nel suo interlocutore: ora innanzi a se rivide la stella del basket.

Phil chiuse gli occhi,  poi sorridendo rispose “Mi godrò il successo.”

L’ex campione scosse il capo. “Illuso” sentenziò.

Passarono solitari giorni estremamente pesanti sulle spalle e salute di Phil, sino ad obligarlo a proseguire i suoi studi da casa.

Una mattina come tante Ben smontò dal turno, salutò il suo cambio e controllò il cellulare : un messaggio da Phil! Era ormai un mese che non dava segni di vita, che abbia finalmente finito con le sue ricerche? Ben decise di conservarsi la buona notizia per quando sarebbe stato in grado di godersela, ora era troppo stanco anche solo per sorridere.

L’autobus si fermò di colpo, la frenata svegliò Ben che si ritrovò stupito della strana luce del mattino “Il sole non dovrebbe esser già sorto” pensò. Voltatosi vide una villetta, quasi come tante, totalmente avvolta dalle fiamme. La casa di Phil stava bruciando!

Scese e il secco calore del fuoco lo avvolse. Le sue enormi e tremolanti mani estrassero il cellulare.

-Ciao Ben. Questa volta avevi quasi ragione tu. Ho terminato la mia ricerca, ora posso calcolare tutto. Tuttavia, una volta che i miei occhi si sono alzati dai numeri, tutto ciò che hanno visto non è stato altro che un immenso vuoto. Grazie ai miei calcoli e ai miei numeri, soli amici avuti vicini sino alla fine, sono arrivato alla fonte di tutta la conoscenza. La tessera del domino che schiaccia tutte le incertezze. Ho visto, compreso e risolto tutto in sole due cifre. Queste hanno reso me inutile e prigioniero. Come faranno con tutta l’umanità se dovessero uscire da qua. Senza errori la vita non sarebbe che noia in attesa della morte e non è questo che voglio lasciare al vostro futuro. Non vi è bellezza nella vita senza sfide e la scoperta è la massima di esse. Quindi avevi quasi ragione tu, hai solo confuso ricerca con scoperta. Io non lascerò un mondo a putrefarsi nella tenue pigrizia dei trofei già vinti. Io non condannerò l’umanità al mio insopportabile destino. Addio amico mio. Beviti un’ultima birra per me.”

La folla iniziò a lasciare il cimitero dopo che la salma carbonizzata di Phil venne sotterrata.

Ben non si mosse e si sorprese quando una gentile voce lo chiamò, era la sorella di Phil.

“Ciao, come stai? Phil parlava sempre di te…Ben giusto?”

“Sì, come hai fatto a riconoscermi?”

Lei fece spallucce “Sei l’unico qua sopra i due metri e ti ha descritto bene.”

Lei si avvicinò. Poi con le lacrime che le correvano sulle guance gli chiese “Perché?”

Ben continuò a fissare la lapide, ma rispose “Perché, se lui ha ragione, è in posti come questo che sono gli unici uomini liberi della terra.”



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