La Rivincita

«Secondo te, cosa sta facendo?»

«Non ne ho la minima idea.»

Marco e Anna si erano allontanati dal gruppo per controllare il Professor Dotti. L’insegnante di storia aveva lasciato agli allievi della 3°C nei pressi di una radura, concedendo loro un po’ di riposo. La professoressa di scienze naturali aveva accusato un malore poco prima della partenza ed il preside aveva fatto il possibile per non annullare la gita; i ragazzi erano arrivati ad Alpago guidati dall’entusiasta collega che si era offerto di sostituirla con immediatezza. D’improvviso, l’escursione nei boschi si era trasformata in un’avventura archeologica. Almeno, nelle intenzioni di Dotti.

Tutta la classe si era rammaricata per l’assenza della Martini già dai primi minuti in pullman. Dotti aveva iniziato a sproloquiare, citando ogni fonte in suo possesso per impartire loro una lezione di storia locale. Li aveva informati con dovizia di particolari di quante punte di selce erano state raccolte nel tempo, risalenti a ben diecimila anni prima, invitandoli a tenere gli occhi aperti. Aveva proseguito narrando loro le controverse vicende che avevano visto il Cansiglio protagonista durante la Seconda Guerra Mondiale. Versioni contrastanti, alcune portavano testimonianza di un rastrellamento ad opera delle truppe tedesche a danno delle brigate partigiane, altre vedevano queste ultime come carnefici. Secondo alcune fonti, quegli stessi luoghi erano stati utilizzati dai partigiani per esecuzioni sommarie a danno di militari della Repubblica Sociale Italiana, tedeschi e civili.

Il suo fervore aveva raggiunto il punto di climax al momento di introdurli nel meraviglioso mondo dei Cimbri. Un’antica etnia di origine germanica o forse celtica, Dotti si era rivelato lacunoso su quel particolare, che era migrata sull’altopiano pochi secoli dopo la nascita di Cristo. Lingua, tradizioni, religione. Il morale di alcuni studenti si era risollevato per qualche minuto. Gli amanti del fantasy avevano seguito con interesse le descrizioni delle antiche pratiche, avvinti dal fascino delle sacerdotesse veggenti al seguito delle truppe. Qualche amante dell’horror aveva apprezzato il rito di morte di cui erano incaricate: dopo aver posto una ghirlanda al collo dei prigionieri, li conducevano nei pressi di un’anfora in grado di raccoglierne il sangue. Una volta lì, li sgozzavano come maiali; utilizzavano il contenuto delle anfore per formulare le loro profezie supportate dall’intervento degli aruspici.

Marco doveva ammettere che quella era stata la parte migliore del viaggio.

Il mattino dopo il loro arrivo Dotti li aveva condotti nel bosco per una passeggiata. Il giorno volgeva ormai al termine; erano affamati: l’hotel aveva fornito ai ragazzi un pranzo al sacco, ma non mettevano nulla sotto i denti da sei ore. Non vedevano l’ora di sedere a tavola per cenare.

Il professor Dotti aveva detto loro di non preoccuparsi, ma la sua gestualità suggeriva altro. Si era allontanato un centinaio di metri e continuava a vagare con il cellulare sollevato alla ricerca di campo. Somigliava ad un rabdomante afflitto.

«Secondo me, la situazione gli è sfuggita di mano.» Anna cercò lo sguardo di Marco.

Era una ragazza carina, la più corteggiata, ed oltre ad un paio di gambe chilometriche aveva il pregio di avere un buon cervello.

Lei e Marco, di norma, non andavano molto d’accordo. Era considerato il capobranco dei maschi della classe: un bulletto che si atteggiava a grande conquistatore di cuori.

Tuttavia, nemmeno lui era uno stupido.

«Chiamo lo sfigato.»

Anna sollevò le sopracciglia, sorpresa. «Davide?»

Davide risultava ai più invisibile, conosceva il suo nome solo perché era una delle rappresentanti di classe. Volendo scommettere, pochi lo ricordavano nonostante avessero passato tre anni assieme. I suoi risultati scolastici erano mediocri, raggiungeva a malapena la sufficienza, e si era piazzato in una zona d’ombra: senza infamia né lode. Non esisteva se non nel registro di classe.

«Siamo vicini di casa, abbiamo frequentato la scuola primaria assieme. È un impiastro, si piscia addosso solo ad un’occhiata storta.»

«Come può esserci utile?»

Marco sorrise. «Capirai…»

Anna annuì: a quel punto, le era chiaro che la situazione era grave.

Marco fece ritorno dopo qualche minuto, seguito da un ragazzo tracagnotto che teneva gli occhi puntati a terra.

«Dai un’occhiata. Che ne pensi?»

Davide si decise a sollevare lo sguardo in direzione del professor Dotti.

«Ci siamo persi.» In realtà, Davide ne era consapevole da ore.

«E…» Marco gli diede un’occhiataccia, spronandolo.

«Il pullman è parcheggiato a nord, basta seguire la direzione del muschio. Lungo il cammino ci sono almeno quattro punti sui quali fare riferimento. Una roccia a forma di cozza, un albero tagliato in due da un fulmine, uno che sembra genuflesso, cacca di mucca nei pressi di un pascolo vicino al parcheggio. Abbiamo circumnavigato la “cozza” almeno sei volte.»

Marco gli assestò una poderosa pacca sulla spalla. «Così ti vogliamo, Lupetto!» Notò lo sconcerto di Anna e si affrettò a spiegare. «Davide è uno scout, ha iniziato quando aveva sei anni e da quanto mi risulta è ancora attivo.»

Il ragazzo annuì, rosso come un pomodoro. Il gesto di Marco lo aveva sorpreso: piacevolmente, sorpreso. Lo aveva chiamato per nome.

Anna sorrise apertamente. «Cavoli, che culo! Parliamo con Dotti, ormai la batteria del suo cellulare si sarà scaricata ed avrà capito che non c’è campo.»

«Accomodati.»

La ragazza si avvicinò al professore, forte della sua carica di rappresentante.

Marco e Davide rimasero in disparte, osservando la discussione fra i due.

«Non ammetterà mai di avere torto.» Marco si strinse nelle spalle. «Quella di Anna è una battaglia persa.»

Davide si limitò ad assentire, ancora imbarazzato.

Videro Anna passare dal tono colloquiale a quello di protesta. Il professor Dotti non volle sentire ragioni, insistendo che la classe era in ottime mani ed aveva la situazione sotto controllo. Fece ritorno sconfitta, non sapendo che pesci pigliare.

Dopo aver riflettuto, prese la sua decisione: agì come capoclasse, sentendo sua la responsabilità della carica che tanto amava.

«Davide, portaci fuori da qui.»

Il ragazzone impallidì, Marco scoppiò a ridere.

“E Dotti?”

Anna digrignò i denti. «Spero che questa notte incontri qualche veggente cimbra.»

«Ma…»

La ragazza fulminò Davide con lo sguardo. «Avviseremo l’autista del pullman, qualcuno verrà a recuperarlo.»

«È ragionevole.» Marco circondò le spalle dell’altro ragazzo con un braccio. «Lupetto, filiamo prima che si faccia notte.»

Davide prese un bel respiro, azzardando un sorriso. «Va bene.»

Anna ricambiò, finalmente serena. «Oggi sei tu l’eroe, una volta davanti al caminetto chiederemo di servirti una doppia razione di salsicce e polenta.»

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Discussioni

    1. Ciao Sergio, come dicevo ad altri questo non è il mio lab migliore ma per me partecipare è diventato un rito scaramantico 😀 Andrà meglio con il prossimo (spero). Forse, mi è mancato infilarci qualche mostro. Ti ringrazio comunque per l’appoggio.

    2. D’accordo, non sarà il tuo racconto migliore, ma è sicuramente scritto bene. Ed i mostri ci sono: il senso di indadeguatezza di Davide, il suo essere considerato uno sfigato dagli altri…guarda che è un brutto mostro, eh!
      🙂

    1. Davvero?! grande zia! 🙂 Tra l’altro io ho scoperto il Cansiglio (che non ho visitato – non ancora – grazie ad un gruppo folk metal che parla nei loro brani proprio di quelle zone, i Kanseil (ovviamente) 🙂 cantano soprattutto di folklore locale e nautra

  1. Ciao Micol, avevi abbassato le aspettative con il commento su Facebook, e invece è un lab scritto molto bene. Lineare e scorrevole. È chiaro che siamo tutti dalla parte di Davide e il fatto che sia, anche se solo per un giorno, un eroe è già soddisfacente. Chissà che questa giornata non cambi il corso della sua vita😊

  2. Mi piacciono molto i personaggi di questo racconto :-).
    Mi aspettavo da un momento all’altro l’uscita di qualche mostro ma alla fine anche raccontare la normalità, se lo dai fare, non è male.
    La rivincita dei nerd è sempre cara a chi come me lo è stato veramente.
    Bel Lab

  3. Micol, sul gruppo avevi scritto che questo non è uno dei migliori lab che hai scritto, io non credo: a me è piaciuto molto! Non è la prima volta che scrivi storie con scolari come protagonisti, ti manca così tanto la scuola? Ahahah Anche con il limite di 1500 caratteri, scrivendo l’essenziale riesci sempre a descrivere i personaggi in modo magistrale, una bella bella storia e un gran finale! Evviva Davide che ha salvato tutti! Ma anche Anna è stata grande, ha preso la decisione migliore. Infine, anche Marco ci ha messo del buono, almeno questa volta. Dotti, poveraccio, è meglio che resti ancora un altro po’ nel bosco a meditare.

    1. Ciao Ivan, effettivamente mi piace scrivere di protagonisti giovani e della scuola. Un po’ di nostalgia gioca sempre un ruolo determinante. Ti ringrazio per aver apprezzato anche questo lab 😉

  4. Ciao Micol, a me è piaciuto molto. Ti ho trovata a tuo agio, anche in un racconto che affronta uno stralcio di vita reale. Distante dal fantasy, intendo. C’è la tua solita cura per la storia, e un riscatto per chi rimane di solito ai margini, ma al di là delle apparenze possiede risorse importanti. Bello 👍

    1. Ciao Cristina, ti ringrazio per l’appoggio. Sai, mentre cercavo disperatamente un’idea mi è venuta in mente una cosa che mi hai detto in una chiacchierata in chat: “non bisogna sempre cercare di stupire”. 😀