
La sconfitta
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: L’incontro
- Episodio 2: L’inizio della frequentazione
- Episodio 3: La nascita dell’amicizia
- Episodio 4: L’aeroclub
- Episodio 5: Il volo
- Episodio 6: Il gruppo storico
- Episodio 7: Le ragazze
- Episodio 8: L’appuntamento
- Episodio 9: L’impatto con gli esami
- Episodio 10: Il primo esame
- Episodio 1: La bottiglia
- Episodio 2: Secondo tentativo
- Episodio 3: L’esame
- Episodio 4: L’Interrail-La partenza
- Episodio 5: Interrail-Il viaggio
- Episodio 6: Si ricomincia a studiare
- Episodio 7: Il piano
- Episodio 8: Un’audace incursione
- Episodio 9: Il colpo di mano
- Episodio 10: Effimera tranquillità
- Episodio 1: Nuove difficoltà
- Episodio 2: La sconfitta
- Episodio 3: Il colpo
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Una specie di addio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Dopo la solita notte agitata e l’angoscioso tragitto fino all’università, carichi di ansia e impazienti per l’attesa, tornammo di nuovo nell’aula del giorno prima. Toccò per primo a me e mi accorsi che al professore che mi interrogava piaceva il fatto che anche quando c’erano dei momenti di incertezza continuavo a parlare, ragionando ad alta voce. Era un modo di fare che mi era congeniale, ma avevo anche capito che in quegli esami la cosa che bisognava assolutamente evitare era di fare scena muta. Cominciando invece a parlare ed esponendo i propri ragionamenti e i propri dubbi di solito il professore riusciva a guidarti e spesso si riusciva a rispondere a domande su cui all’inizio si era molto insicuri. Questa era la grande differenza che trovavo fra l’esame orale e lo scritto, dove invece si era completamente da soli e spesso si entrava in circoli viziosi che sarebbe bastato pochissimo a superare.
Alla fine, il professore sembrava soddisfatto e mi propose 27: era un voto che consideravo altissimo e fui stupito e accettai con grande entusiasmo. Uscii esausto come al solito e Carlo mi diede una pacca sulla spalla, con sguardo teso perché ora toccava a lui.
Carlo non aveva la mia dimestichezza nel riuscire ad esporre dei ragionamenti e così spesso si bloccava e faceva pause e non innescava quel dialogo col professore con il quale riuscire ad uscire da situazioni complicate. In più non era incline a quelle materie piene di concetti astratti, lui che era di indole più pratica e legata alle cose concrete e così spesso rinunciava a comprendere passaggi e teoremi e si affidava molto alla memoria per fissarli nella mente. In questo modo però se le domande si facevano più articolate e complesse si trovava presto in difficoltà. Così, alla fine, di fronte a una domanda su cui aveva ancora meno sicurezza si arrese e disse esplicitamente che non sapeva la risposta e il professore lo invitò a ripresentarsi al successivo appello. Lui annuì contratto, riprese il suo libretto e si alzò incamminandosi verso l’uscita. Mentre veniva verso di me sembrava vacillare come un profugo a cui avessero distrutto l’ultimo rifugio. Tutto il suo portamento dimostrava impotenza e rassegnazione: aveva le spalle afflosciate, la testa chinata verso il basso e il busto leggermente piegato in avanti.
Quando mi raggiunse mi guardò affranto, io gli misi un braccio intorno alle spalle e lo condussi verso l’uscita. Ci sentivamo entrambi soffocare dentro quello stanzone spoglio e pieno di altri studenti che guardavano Carlo con commiserazione e io mi sentivo angosciato per la paura che la bocciatura di Carlo ci separasse: ora non eravamo più entrambi nella stessa situazione con le stesse difficoltà da affrontare, ma io ero riuscito ad ottenere anche se per il rotto della cuffia, l’obiettivo che pensavo mi potesse dare una certa tranquillità, mentre lui era rimasto indietro.
Questa paura era più forte della soddisfazione di aver superato lo scoglio dell’esame, perché mi sembrava che da solo non avrei saputo dove andare dopo quell’ostacolo. In auto cercai di rassicurarlo e gli dissi: “Stai tranquillo, possiamo continuare a fare esercizi insieme e al primo appello di Settembre rifai lo scritto e lo passi e così dopo ci mettiamo a studiare insieme per il prossimo esame”.
Lui mi ascoltò in silenzio e io, sempre più infervorato aggiunsi: “Si tratta solo di una battuta di arresto temporanea che supereremo insieme”.
Poi Carlo disse: “Non ne posso più di questa situazione, mi sembra di star dentro a delle sabbie mobili in cui non riesco ad avanzare e, stando fermo, mi sento affondare sempre di più!” Lo guardai attento e lui proseguì: “Ho cominciato l’università per seguire la mia passione del volo e speravo che questa scelta mi avrebbe dato accesso a quel mondo su cui fantasticavo da quando ero bambino, ma ora mi trovo a dibattermi in materie che non riesco a capire e per di più con professori che fanno di tutto per rendermi la situazione ancora più difficile”.
Mi guardò affranto e continuò: “Io ho bisogno di andare avanti e non posso continuare a bloccarmi e inciampare. Devo fare qualcosa che mi scuota da questo senso di intrappolamento!”
Rimase in silenzio per qualche minuto, mentre procedevamo in auto verso casa e poi improvvisamente disse: “Facciamo il colpo allo zoo!”
Rimase in silenzio un attimo e poi continuò: “Mi hanno impedito di diventare pilota per la miopia e ora devo studiare materie che c’entrano nulla con la mia passione per il volo. Non mi importa nulla delle equazioni di Maxwell e degli integrali doppi eppure devo passare per queste forche caudine per sperare di cominciare a studiare materie che siano davvero utili per il mondo del volo. Per di più mi trovo di fronte continuamente a trappole e agguati che rendono ancora più difficile la situazione”.
Io dissi: “Hai ragione, ma cosa possiamo fare?”
Lui rispose: “Non so, ma ho bisogno di ribellarmi in qualche modo. Mi sembra che faccia tutto parte dello stesso sistema: l’Università che ci tormenta e quelli che tengono in una gabbia squallida degli esseri che rappresentano la libertà. Allora colpirò in un modo che perlomeno aiuterà quelli degli esseri che avevano il dono più grande di tutti, quello di poter volare senza nessun tipo di aiuto, sentendo lo stallo o la velocità direttamente nel proprio corpo”.
Si interruppe e mi guardò un attimo e poi mi chiese: “Vuoi fare questo colpo insieme a me?”
“Quando vuoi farlo?”, dissi io, coinvolto dalla sua foga, malgrado l’attrito di tanti timori che sentivo dentro.
Fino a quel momento, ogni volta che ne avevamo parlato ero molto indeciso: mi piaceva l’idea di liberare quegli animali, che erano il simbolo della libertà e invece erano rinchiusi in quelle gabbie anguste, ma fino ad allora avevo paura delle conseguenze. In quel momento però avevo bisogno che ci sentissimo ancora uniti, e intuivo che l’idea di realizzare un’azione come quella insieme mi stava facendo vincere tutti i dubbi che avevo avuto fino ad allora.
Nel frattempo, eravamo arrivati davanti a casa sua e io spensi la macchina.
Lui mi rispose: “Prima possibile, mi sento soffocare e ho bisogno di un’azione che mi scuota. Anche domani, se fosse per me”.
Io risposi: “No, dobbiamo avere almeno qualche giorno per organizzarci, è una incursione complicata. Secondo me dobbiamo farlo all’inizio della prossima settimana”.
Lui annuì e sorrise: il mio appoggio e la prospettiva di preparare quell’azione gli avevano fatto cambiare umore e anch’io mi sentii meglio al pensiero di avere qualcosa da fare insieme.
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: Nuove difficoltà
- Episodio 2: La sconfitta
- Episodio 3: Il colpo
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Una specie di addio
Prima o poi doveva capitare, che sia questo il bivio dove i due amici si separano come anticipato all’inizio? Lo scopriremo solo leggendo, però inizio a farmi delle idee e sono curioso di leggere se ho avuto l’intuizione giusta. Per quanto riguarda l’università, lo sfogo di Carlo, sembra di leggere i discorsi che facevo io con i miei amici. Stesse identiche parole!
Sono davvero contento di quello che mi dici perché volevo cercare di rendere reale il dialogo e le motivazioni di Carlo e questo vuol dire che il risultato è soddisfacente 😉
Quanto capisco Carlo
Ciao Federico, questo racconto, nella sua semplicità, è carico di emozioni che vengono trasmesse al lettore.
È interessante questa idea dei protagonisti, e sono proprio curiosa di sapere cosa faranno! Molto carino!
Ti ringrazio per il commento e sono contento che ti sia piaciuto questo episodio: hai letto anche gli altri? Ovviamente questa idea, molto audace e anche pericolosa, nasce da tutto il percorso che i protagonisti hanno fatto insieme e vedremo nei prossimi episodi come andrà 😉
Ne avevo letto qualcuno, ma a spizzichi e bocconi. Dopo aver letto questo episodio sono estremamente curiosa, e certo i due amici hanno in testa un’idea molto particolare…