La spia

Là fuori la gente faceva un tale baccano e non gli piaceva. In Unione Sovietica si era sempre più calmi, al massimo ci si ubriacava. Certo, non era mai capitato che l’Unione Sovietica vincesse i mondiali di calcio.

Scacciò quel pensiero e continuò a rovistare tra i documenti di Marcinkus.

«Dov’è, dov’è, dov’è». Continuava a ripeterselo come un mantra, ma non trovava nulla.

Eppure, la talpa aveva informato i superiori che le informazioni erano lì.

Avrebbe tanto voluto trovarle. Solo così il mondo avrebbe aperto gli occhi su Solidarność e, Jaruzelsky o no, tutti avrebbero capito che dietro Lech Wałęsa c’era il Vaticano.

Immerso in quei pensieri, fece cadere un portapenne a terra.

Il silenzio della torre Niccolò V fu infranto dalla caduta dell’oggetto.

Rimase immobile per un istante. Sentì la paura corrergli lungo la spina dorsale come se fosse un’anguilla appena pescata dal mar Nero.

Non intervenne nessuno.

Più rincuorato, mise a posto penne e contenitore e riprese a controllare i documenti.

Eppure doveva esserci una soluzione all’enigma. Gli serviva una prova, una semplice prova.

Stava riprendendo il lavoro dopo un attimo di pausa quando sentì arrivare qualcuno.

Rumore di voci, di passi.

Corse a nascondersi accanto la porta.

In quel preciso istante, qualcuno la aprì.

«Cosa c’è, Giuseppe?».

Capiva benissimo l’italiano.

«Controlliamo qua. È dove lavora il monsignore».

«Ottima idea, Giuseppe».

Entrarono alcuni sbirri, se italiani o vaticani non lo capì.

Forte dell’ombra che lo nascondeva, stava per ritirarsi fuori dallo studio di Marcinkus, quando uno degli sbirri accese la luce.

Impallidì per il panico.

«Beccato». Gli puntarono contro le pistole.

«Compagni, non sono chi credete che io sia». Gli sorrise.

«Ah, sì? E chi saresti?». Si misero a ridere.

«Lavoro per la CIA». Gli esibì sotto il naso il tesserino.

«La… CIA?».

Fece un sogghigno, poi ruppe il naso a quel tipo, lo rovesciò come una frittella e usandolo come uno scudo puntò la pistola contro l’altro.

Aprì il fuoco.

Dopo averlo ucciso, spezzò il collo al suo “scudo” e andò via. Avrebbe riprovato giorni dopo.

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Discussioni

  1. Ti leggo spesso e vedo nel tuo stile delle smussature -cose che fanno gli artigiani di storie. Qui per esempio ho apprezzato la sintesi, e una buona ispirazione coinvolta. Un buon lavoro direi! 🍻🏴‍☠️