
La Storia che non riesco a scrivere
C’è una storia che non riesco a scrivere. Come tutte le storie ha un inizio e una fine. Ha un protagonista, che in realtà sono io, o meglio l’io che la storia vuole che io sia. Non ne ha molti altri perché è una storia breve, di quelle che ti entrano dentro e non devono occupare tutto lo spazio se no ti soffocano per quanto intense sono.
La storia che non riesco a scrivere mi perseguita giorno e notte, come una goccia che cade da un lavandino che perde. È sempre diversa perché non riesco mai a scriverla, mi sfugge e ogni volta devo ricominciare con un altro inizio e un’altra fine.
Quando ascolto musica si insinua in ogni nota, si muove al ritmo dei bassi, balla nella mia testa, si commuove e poi torna a sorridere e ancora a commuoversi. Poi quando il pezzo svanisce fugge veloce lasciandomi solo un lontano sentire delle sue parole per cambiarle di nuovo e ancora e ancora come il suono della puntina sul solco di un vinile.
E se cammino per strada diventa quel ragazzo che si appoggia al lampione, quello con la cicatrice che diventa mia come la sua storia. Ma poi cambia nel vecchio ingobbito e stanco che trascina la busta della spesa come fosse il fardello della sua e della mia vita unite dai ricordi che diventano comuni. Nella donna che piange seduta sola sulle scale di casa e io il suo uomo che non ha saputo lasciare la sua vita per lei.
Diventa un sacco di storie già scritte, Ricardo Reis che torna in Portogallo, Tori Ukada alla ricerca di Kumico, Klaus e Lucas, e poi solo Lucas e poi solo Klaus, il commissario Bärlach giudice e boia, Winston Smith nella Stanza 101, una goccia che sale le scale, la macchia umana, migliaia di frasi sottolineate e invidiate perché non mie.
La storia che non riesco a scrivere una notte l’ho incontrata. Era lì, dietro la curva della mia coscienza, di spalle ad accarezzarsi i corti capelli rossi, la schiena e le spalle nude. Rideva di un riso sincero, quasi a farsi beffa di me. Non riuscivo a vederla in viso, l’ho chiamata perché si girasse in modo da poterla scrivere.
– Ehi, tu! Per favore, girati!
– No! Devi venire più vicino – mi risponde scherzosa – da così lontano son capaci tutti. Devi venire qui.
Faccio un passo verso di lei.
– Così va bene? – domando titubante.
– No, no, ancora! Devi prendermi e farmi tua. Devo prenderti e farti mio.
Un altro passo timoroso e un’altra risata ma questa volta più beffarda.
– Più vicino! Di cosa hai paura?
– Ho paura che poi non mi piaci più, che nessuno ti leggerà, che racconterai troppo di me! Ho paura che suoneremo ridicoli!
– Esci da quella corazza e siediti qui con me, accarezzami, toccami, baciami, sussurrami all’orecchio. Lascia andare i pensieri e raccontami di te.
– E a te cosa interessa? Sei la mia storia, sono io che ti scrivo e decido io come farlo!
Si alza, fa un passo in avanti per allontanarsi, si ferma ancora e con voce seria:
– Io non posso esistere senza di te! Senza la tua vita, le tue paure, le tue emozioni, il tuo passato io non sono che un’accozzaglia di parole in un foglio bianco. Devo nutrirmi della tua fantasia. Devi essere tu a darmi la vita senza condizioni e senza paure!
Spazientito faccio un balzo per prenderla. Allungo una mano e per un attimo la afferro. Si divincola e scappa oltre l’angolo, svanendo. Rimango lì, a guardare lo spazio bianco. Nel pugno stringo qualcosa, un Punto, nero, pulsante, che lentamente diventa sempre più piccolo portandosi via tutte le parole che aveva concluso, fino a scomparire.
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Che meraviglia, complimenti!
Grazie Arianna!
La difficoltà nello scrivere un racconto viene descritta e messa a nudo in modo molto chiaro. Bella l’idea di soffermarti anche su un dialogo tra la storia e te stesso: E a te cosa interessa? Sei la mia storia, sono io che ti scrivo e decido io come farlo!
Si alza, fa un passo in avanti per allontanarsi, si ferma ancora e con voce seria:
– Io non posso esistere senza di te! Senza la tua vita, le tue paure, le tue emozioni.
Lo trovo molto bello quest’ultimo passo. Come può nascere una storia, del resto, senza le paure e le emozioni dello scrittore stesso? Complimenti per tutto!!!
P.S.: scusa per il commento a due giorni dalla pubblicazione!!
Ma figurati Alfredo!!! Non è facile stare dietro a tutto e anche io non riesco a leggere o commentare qunto vorrei!! Grazie di essere passato, conta questo!!!
Grazie Alfredo!!!
Ci vuole sempre tanto coraggio, per uno scrittore, a mettersi a nudo. Quando però ci riesci, allora quella storia tua l’hai afferrata davvero, ti è entrata dentro e tu in lei. Complimenti Piergiorgio, una scelta coraggiosa e ben riuscita. Come guardarsi in uno specchio nel quale tutti riusciamo a vederci.
Grazie Cristiana!
“Ho paura che poi non mi piaci più, che nessuno ti leggerà, che racconterai troppo di me! Ho paura che suoneremo ridicoli!”
Sentimenti che affiorano sempre prima di pubblicare qualcosa.
Molto bello che venga rappresentata la storia come una persona; sembra un dialogo tra le nostre emozioni e la coscienza interna.
Molto bello.
Grazie Rachele!
La magia della scrittura trasforma punti deboli, piccoli e grandi dolori, ostacoli in frasi bellissime ed emozioni, qualcosa che faccia dire a chi legge “è vero, succede anche a me così!”
È quello che hai fatto con questa storia, complimenti Piergiorgio!
Grazie Melania, felice di esserci riuscito!
Ma quale magia ci sfoderi dal cilindro?
Davvero potente, e prezioso. Hai saputo cogliere l’essenza, l’animo della scrittura e dell’essere scrittori, in un modo che definirei disarmante, da tanto è nitido, ed efficace. Ti ho immaginato, dall’inizio del racconto, in un labirinto di lettere e parole, che te ne vai un poco a tentoni alla ricerca della tua storia che non si fa scrivere. Come seguire un filo e sbrogliare la matassa. Fino al finale, dove il senso non è ( almeno, secondo me) nella storia che non si lascia afferrare o nelle parole che scompaiono. Il senso è in quello che rimane. Cioè tu. Uno scrittore che ha scritto una figata pazzesca😊
Disarmato! E’ il senso che provo di fronte a questo commento! Anche un po’ lusingato lo ammetto… ma, c’è sempre un ma … ho solo messo in fila quello che provo spesso, o meglio sempre, da ‘scrittore’ e soprattutto lettore. Poi se andiamo a guardarla bene sarebbe da rivedere e sistemare tutto , soprattutto i dialoghi … ma mi sono lasciato prendere dall’istintività sia nella srittura che nella pubblicazione! Grazie Dea! Sei semrpe un’ispirazione e un motivo per continuare! Di cuore!!!
“Ho paura che poi non mi piaci più, che nessuno ti leggerà, che racconterai troppo di me! Ho paura che suoneremo ridicoli!”
Il tormento dell’essere scrittore concentrato in una battuta👏
Geniale
Grazie Guglielmo!
Che meraviglia! Detesto questa espressione, troppo spesso usata e abusata, ma qui ci vuole, la scrivo con sentimento. Questo racconto di “La storia che non riesco a scrivere” sei tu, sono io, siamo tutti noi qui su Open e sono tutti quelli sparsi nel mondo che inseguono sempre qualche storia nuova che a sua volta ci insegue. Quando il cerchio si chiude, con la storia iniziata e finita, ci sentiamo piú o meno soddisfatti. É una nostra creatura e bella o brutta che sia, non riusciamo a rinnegarla. Certe volte però la storia svanisce ancor prima di aver iniziato a prendere forma. E buon viaggio. C’é quasi sempre la fila, dietro, di altre storie che spingono per farsi avanti. Bisogna valutare se vale la pena di farle passare avanti, oppure ignorarle, dopo aver capito che non é ancora arrivata quella giusta.
Potremmo dirle con gentilezza: “Io ora ho bisogno di fare una pausa, puó rivolgersi a un collega, se vuole.”
Che dire Maria Luisa se non grazie grazie grazie!! Commento che mi ha emozionato un po’! Grazie!
Si, hai colpito! Tutti, prima o poi, ci troviamo a fissare una pagina bianca, tu le hai dato vita e ne hai fatto una perla, Bravo!
Grazie Giuseppe!! Felice, ma proprio felice che ti sia piaciuto!
Un’idea geniale nella sua linearità, e una fattispecie in cui credo tanti di noi si siano trovati. Complimenti
Grazie Roberto per il complimento! Mi piace questa tua nuova veste! Non so se sia nuova, ma mi piace! Commenti secchi e precisi senza fronzoli! Linearità (croce e delizia) è proprio la chiave, perchè non riesco a non esserlo! Ed è proprio qui che devo migliorare, soprattutto in racconti così emozionali! Devo cercare la chiave per essere meno ‘dritto’… nel senso di guidato dal flusso emozioni… devo perdere istintività, ma ci vuole tempo e pratica. Ci proverò, sono qui per questo! Grazie di cuore!
Se posso permettermi di darti la mia visione della scrittura, un autore è quello che è ed è esattamente ciò che lo caratterizza. Non credo si tratti di dover perdere qualcosa, all’opposto di affinarlo e renderlo il proprio marchio distintivo, da qualche parte si approda sempre.
Hai pienamente ragione! Ho erroneamente usato il termine ‘perdere’ e tu hai usato quello giusto, affinare! Grazie, è anche questo il confronto che cerco e sono lusingato che se ne possa instaurare un dialogo!!