La tecnica lanciamissili

I sentieri di Cecenia erano fangosi, sterrati, orribili, ma Ruslan aveva fiducia: la Cecenia sarebbe tornata a far parte della Federazione Russa.

Le truppe governative si muovevano su autocarri e UAZ di nostalgia sovietica mentre dei guerriglieri nemici non c’era traccia.

La radio della UAZ su cui si trovava Ruslan crepitò. «Voi altri, tornate alla base».

Ruslan sbuffò, ma obbedì. Sterzò per uscire dalla colonna e ritornò indietro.

La base governativa era persa fra i monti di Cecenia, un elicottero stava per decollare, altri ancora stavano lì fermi come statue.

Era stato il maggiore ad averli chiamati e questi gli indicò una rimessa.

«Signore» lo salutò Ruslan.

Si trattava di un tipo asciutto, molti dicevano che il suo battesimo del fuoco era stato nella Guerra dell’Ogaden, ma nessuno ne era certo: il maggiore era una creatura mitologica.

«Da oggi, questa UAZ diventerà “sperimentale”».

Ruslan non aveva idea di cosa stesse dicendo.

Scesero tutti dalla UAZ e dei tecnici la assalirono neanche fossero formiche. Portarono dei missili, una struttura che li reggeva, e dopo un’ora di lavoro finirono tutto.

Adesso, Ruslan aveva davanti a sé una UAZ che portava otto missili, neanche fosse un camion katyusha. Ma quella non era la Grande Guerra Patriottica, non era neppure il Ventesimo secolo.

«Adesso potete andare. La vostra, da ora in poi, sarà una tecnica lanciamissili». Il maggiore era tracotante.

Ruslan aveva qualche nozione di missilistica, ma giudicò che fossero dei razzi. Erano otto, in due file orizzontali di quattro. Forse sarebbero serviti per gli elicotteri?

La UAZ tornò nelle campagne cecene e Ruslan aveva paura che i razzi esplodessero.

Poi, di nuovo via radio, il maggiore comunicò. «Tirare razzi su questa posizione…». Seguì una stringa di numeri. Non avrebbero distrutto elicotteri, adesso era chiaro.

Ruslan frenò, parcheggiò, i compagni avevano preso appunti.

Di lì a poco, la rastrelliera dei razzi si sollevò come un robot e le cuspidi brillarono al sole che ogni tanto si intravedeva tra le nubi.

Ci volle un minuto, e un razzo partì con una fiammata e poi una voluta di fumo, un secondo lo imitò.

Forse i razzi avrebbero ucciso, comunque avrebbero distrutto, ma a Ruslan non importava: gli bastava soltanto che la Cecenia tornasse nella Federazione Russa, poi che i ceceni morissero tutti. La cosa fondamentale era la coesione della Rodina e che rimanesse tale anche a colpi di razzo.

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Discussioni

  1. Come sempre, quando leggo i tuoi racconti che descrivono alla perfezione lo spirito di una guerra sempre uguale, che senso in fondo non ha, mi intristisco per l’idiozia umana