La torre

Serie: Babele


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo aver incontrato Ziusudra, a Nimrod viene una strana e terribile idea.

Viaggiarono velocemente verso la loro terra. Nimrod rifletteva sulle parole di Ziusudra. Aveva capito che c’erano dèi che non poteva vedere e altri, che abitavano la terra, erano spariti dopo il diluvio. Tornato nella sua città ordinò che tutti gli abitanti si radunassero nella piazza e lì parlò loro:

«Abitanti di Sumer, ascoltatemi», si fece subito silenzio.

«Il viaggio che ho compiuto si è rivelato molto fruttuoso. Ho incontrato l’immortale Ziusudra ed egli mi ha parlato. Le nostre leggende sono vere, la terra si è allagata tempo fa e quasi tutti sono periti.»

Queste parole provocarono lo stupore di molti presenti, credevano che non fosse possibile.

«Ziusudra mi ha parlato anche degli dèi che noi tutti adoriamo. Essi vivevano sulla terra prima dell’inondazione e davano consigli agli uomini parlando loro come sto facendo io con voi.»

Tra i presenti si diffuse ancora più stupore. Tutti sapevano che gli dèi stavano in cielo.

«Sappiamo dove si trovano gli dèi», e indicò il cielo, «Io vi propongo di raggiungerli.»

Nessuno capì cosa voleva dire. Come si poteva raggiungere il cielo?

«Fonderemo una nuova città. Sarà una sola torre alta abbastanza da raggiungere le nuvole e la dimora degli dèi», il popolo rimase in silenzio chiedendosi se il suo re fosse impazzito. Ma non sembrava, parlava seriamente.

«Da oggi in poi e fino al completamento dell’opera, tutti gli uomini in grado di lavorare fabbricheranno mattoni cotti al forno. Tutti saranno pagati e ci divideremo i compiti. Alcuni continueranno a coltivare la terra e a fornirci il cibo. Raggiungeremo i cieli e diventeremo noi stessi dèi!»

Gli uomini di Sumer sembravano d’accordo. Se il loro re diceva che era possibile chi erano loro, poveri illetterati, per contraddirlo. Un unico urlo si elevò nella città e tutti seguirono le istruzioni dei saggi che servivano Nimrod. Furono divisi in vari settori. La nuova città doveva sorgere poco lontano. La costruzione cominciò il giorno seguente.

L’innalzamento della torre-città procedeva lenta ma inesorabile. Tutti sapevano che ci sarebbero voluti vari anni, forse generazioni, prima di raggiungere il cielo.

Gli dèi ridevano degli uomini che erano così stupidi da pensare di raggiungere un reame spirituale costruendo una torre. Li guardavano da lontano e si prendevano gioco di loro.

Un giorno, in cielo, ci fu un’assemblea di tutti gli dèi. Si parlò a lungo dell’uomo e del suo destino. I più importanti erano Anu, Enlil, Ea e Shamash. Anu era il padre di tutti, li ascoltava e poi decideva e la sua parola era legge. Shamash amava gli uomini, anche in senso fisico, infatti si era unita con vari mortali e aveva dato alla luce semidei che avevano compiuto molte opere epiche. Anche Enki o Ea mostrava apertamente il suo affetto per i mortali e li aveva salvati al diluvio. Enlil e Anu, invece li odiavano nonostante li avessero creati.

Shamash parlò davanti a tutti preoccupata per come avrebbero potute andare le cose. Consigliò agli dèi di fermare la costruzione. Cosa sarebbe successo quando l’uomo avrebbe raggiunto le nuvole, se ci fosse davvero riuscito? Sarebbe stata una delusione troppo forte e l’uomo non avrebbe più avuto fede in loro. Anche Enki era dello stesso avviso. Se l’uomo non credeva, gli dèi non potevano esistere o almeno questo era il suo pensiero.

Alla fine Anu ed Enlil si convinsero ed escogitarono un piano per fermare gli uomini.

La fama di ciò che si stava compiendo in Mesopotamia era già giunta in molte parti del mondo. Tutti gli dèi radunarono i loro messaggeri e li mandarono in ogni parte della terra per avvisare gli uomini di radunarsi a Sumer. Nel giro di un anno cominciarono ad arrivare i pellegrini. Tutti parlavano la loro lingua e cercarono di dissuadere, come potevano, gli uomini che costruivano. Molti diedero le loro figlie in spose a quei forti uomini che smettevano di lavorare e andavano via da Sumer seguendo le loro mogli. Molti cominciarono a capire la differenza tra il mondo materiale e il mondo spirituale e smisero di lavorare sapendo che era tutto inutile. Altri studiarono le lingue degli altri popoli e diffusero le loro credenze come quella degli dèi che abitavano prima del diluvio, che si diffuse in ogni dove.

Nimrod non si perdeva d’animo e incitava i suoi sudditi, ma questi ormai si erano distratti con le altre culture e quasi tutti abbandonarono la costruzione. Nel giro di poco tempo essa fu messa del tutto da parte anche se restava l’edificio più alto mai costruito, anche delle piramidi ma nel corso delle generazioni innumerevoli furono i mattoni portati via dalla torre per costruire altre città. Quel luogo fu chiamato Babele o Babilonia perché lì l’uomo si confuse e imparò nuove lingue.

Serie: Babele


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Gli dei dei miti sono lo specchio dell’umanità, concordo che deluderebbero parecchio i loro fedeli al momento di un’incontro ravvicinato. In fondo l’essere umano aspira ai cieli da quando ha preso coscienza di sé: tecnologia, conoscenze, ogni progresso è finalizzato all’ottenimento dell’immortalità.