La treccia del software

Serie: Il diario del tirocinante


Apro gli occhi molto prima della sveglia. Dalle finestre vedo le prime luci dell’alba colorare il cielo prima di lilla e poi di un arancione acceso sopra le colline verdi. Continuo a sonnecchiare per un po’ sotto le coperte, ma il cervello si è messo in moto e inizia a fare il programma della giornata. Oggi è il mio vero e proprio primo giorno di lavoro. Annullo la sveglia sul telefonino e mi alzo per fare colazione.

Il mio coinquilino dorme ancora. Luca è un ragazzo simpatico e gentile, abruzzese ma ha tutta la sua vita a Bologna, dove torna nel finesettimana. L’unico difetto è il disordine: è come vivere con un adolescente, un adolescente trentenne. Mi abituerò anche a questo. In fondo resto solo tre settimane.

«Uè Carlo, tutto bene? Dormito?» mi chiede Luca entrando in salotto. Accende la televisione sul notiziario e si prepara la colazione.

Seguo qualche notizia poi decido di uscire con largo anticipo. In macchina avvio il navigatore su Maps e parto. Il problema non è tanto arrivare all’area degli stabilimenti, ma arrivare esattamente nell’edificio dove c’è il mio ufficio. Faccio un paio di volte il giro completo con quella voce orribile che dal cellulare continua a ripetere “sei arrivato a destinazione”. Se sto continuando a girare attorno come un pirla non sono arrivato a destinazione! Quando la smetto di inveire contro il navigatore finalmente arrivo al parcheggio del mio ufficio.

Sono le otto in punto.

Entro e consegno le chiavi dell’auto alla reception, poi attendo l’arrivo del mio tutor.

Andrea arriva poco dopo e insieme saliamo verso l’ufficio.

La stanza è composta da sei lunghe scrivanie addossate a formare un unico grande tavolo di lavoro. Ci sono Roberto, Gianpaolo, Thomas, Enrico, Andrea e io. Gabriele verrà a metà mattina, dopo una riunione a distanza che effettuerà dall’hotel.

«Allora Carlo, oggi stai con me e te faccio vedè un po’ di software, da domani invece ho organizzato delle giornate nei vari reparti di produzione e progettazione» annuncia Andrea con quel suo simpatico accento romano.

«Non je da retta che la finisci come lui, un laziale» interviene Gianpaolo.

«A differenza di voi romanisti, che poi te sei pure de Anzio, noi laziali siamo sportivi.»

Il derby calcistico si allarga rapidamente coinvolgendo un interista e un milanista per qualche minuto, poi Roberto, da juventino, mette tutti a tacere.

«Che brutta maglia da carcerati che c’avete…» rimugina Andrea in direzione di Roberto.

Con Andrea ripasso alcuni concetti di termodinamica, vedo alcuni circuiti, due software aziendali per il dimensionamento termodinamico e infine mi da una lista di software esterni da scaricare. In teoria dovrei metterci tutta la mattinata ma dopo un’oretta ho già finito. Mi metto a rovistare dentro i software, prendo un po’ la mano e ipotizzo un progetto. Cerco le combinazioni migliori dei componenti, vedo le schede tecniche e compongo il mio circuito.

«Hai finì?» mi chiede all’improvviso Andrea.

«Scaricato tutto e fatto alcune prove.»

«Fa un po’ vedè?»

«Guarda che Carlo è troppo intelligente per stare con un laziale come te»

«Siete l’unica squadra ad aver perso la finale di Champions in casa, ai rigori. Quanto bisogna essere sfigati per perdere la Champions ai rigori in casa? Ecco, pensa a sto fatto e leccate le ferite.»

«Almeno noi ce siamo arrivati alla finale di Champions.»

«Nun l’ascoltà Carlo, è tutta invidia che la Lazio è nata prima della Roma. Allora, ti passo alcune cose da leggere e nel pomeriggio vediamo un po’ de roba.»

Andrea mi manda con l’e-mail interna i manuali dei due software aziendali. La roba pratica l’ho capita giocandoci per conto mio, mentre la parte teorica è nuovamente un ripasso di alcuni corsi fatti all’Università.

Una vera noia.

Preferirei scoprire le cose passo dopo passo, sbagliando, ma almeno lavorando su qualche progetto. Sbadiglio e con la testa appoggiata sulla mano scorro il testo sullo schermo del computer.

Vedo movimento nella sala riunioni davanti al nostro ufficio. Osservo lo schermo dove è proiettato un foglio di calcolo Excel con molte caselle colorate e il gruppo di uomini in giacca e cravatta discute animatamente attorno ad un tavolo. Indicano alcune caselle, scuotono la testa e allargano le braccia sconsolati.

Dal corridoio arriva una donna. Ha il passo deciso e cadenzato. Indossa un vestito nero che mette in risalto il fisico sportivo, una lunga treccia biondo cenere, sguardo e sorriso di chi è sicuro di sé e trucco nero attorno agli occhi. Si ferma davanti la sala riunioni. Apre la porta, ed entra con passo certo.

Lascia la porta socchiusa e percepisco alcune parole, sembra abbia l’accento di questa zona, potrebbe essere di una qualsiasi città tra Cesena e Pesaro per quanto ne sappia.

Ma è il tono risoluto che mi piace. Non si siede nemmeno, tutti gli uomini la guardano ammutoliti mentre spiega. Conclusa la sua presentazione, esce così come è entrata, muovendo la sua lunga treccia come una sirena con la sua coda. Gira lo sguardo nel nostro ufficio e io mi affretto a fingere di leggere sullo schermo del mio computer. Percepisco che si muove nella nostra direzione e mi sento in colpa, senza alcun motivo.

«Ciao ragazzi» mette la testa dentro. Ha la voce un po’ più acuta di quanto avessi intuito prima.

«Ciao Eleonò» recitano in coro tutti senza alzare lo sguardo dai loro schermi.

«Ele, per Bologna come procede?» chiede Roberto.

«Ne parliamo domani, ci sono problemi con i loro codici.»

«Domani pomeriggio vado a Milano, facciamo di mattina?»

«Certamente.»

Pronuncia l’ultima parola con lo stesso accento di Valentino Rossi e la cosa mi fa sorridere. Lei lo nota e mi lancia un breve sguardo con i suoi occhi penetranti, verde scuro sotto quel trucco nero.

«Ci vediamo ragazzi» saluta con la mano e noto una vistosa fede d’oro.

È ridicolo restare deluso per una persona che nemmeno conosco, però non posso farci niente. Guardo la treccia ondeggiare finchè non sparisce nel corridoio.

Percepisco un nuovo movimento in corridoio e spero che sia nuovamente lei, invece è Gabriele che ha finito la sua riunione a distanza in hotel.

Che delusione.

Serie: Il diario del tirocinante


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bello, il titolo: mi piace come hai giocato con le parole, resta impresso. Non è la sola cosa ad essermi piaciuta, ben inteso. Giusto in questi giorni raccolgo informazioni sul genere cozy (riferito al fantasy) e nel leggerti ho capito che questo aspetto gioca molto, in gran parte dei tuoi scritti: fanno sorridere, consentono un momento rilassante grazie ad una storia “buona”. Ce n’è bisogno.

    1. Credo di farlo inconsciamente, mi piace “entrare” nelle storie degli altri. Quando leggo voglio essere partecipe, non un uno spettatore lontano ed esterno, e questo mio desiderio inconsciamente si riflette sulla mia scrittura evidentemente.

  2. “Faccio un paio di volte il giro completo con quella voce orribile che dal cellulare continua a ripetere “sei arrivato a destinazione”. Se sto continuando a girare attorno come un pirla non sono arrivato a destinazione!”…Sto morendo 🤣
    Ho apprezzato molto anche la descrizione di quella donna che muoveva la treccia “come una sirena”.

  3. Caro Carlo, bello anche questo terzo episodio, e con un titolo strepitoso, che giustamente si comprende solo alla fine, quando metti la lettrice/il lettore che pensava ad un nuovo metodo di programmazione completamente fuori pista.

  4. Ciao Carlo, questa nuova serie mi sta coinvolgendo sempre piu`. Quest’ episodio ricco di dialoghi e per di piu` con i simpatiche espressioni dialettali e dispute calcistiche, rende vivace la narrazione e stimolante la lettura. Mi e` piaciuta anche la descrizione della bionda “sirena”. Una storia ricca di personaggi e di situazioni con molte sfaccettature. Andando avanti con questo ritmo narrativo il rilsultato finale sara` sicuramente

    1. Grazie Maria Luisa! Sono felice di coinvolgerti, direi che è l’obiettivo primario quando scriviamo no? Devo dire che la varietà degli accenti, i piccoli campanilismi (che anche noi conosciamo bene) e l’immancabile discussione sul calcio rendono l’ambiente di lavoro molto più stimolante. Ormai mi conosci bene e sai che prima o poi doveva spuntare una sirena, e come ogni mio personaggio femminile anche questa ha carattere e farà crescere il protagonista. Spero di non deluderti con i prossimi episodi! Buon fine settimana!

  5. Ogni episodio, a mio parere, risulta essere il perfetto incastro di una storia che si va delineando senza intoppi. Continuazione del precedente e anticipatore del successivo, aggiungendo gli elementi necessari affinché chi legge abbia l’idea di stare esattamente nel racconto. Mi piace molto lo stile scorrevole e ricco di particolari, ma mai eccessivo. Bello l’uso delle sfumature di colore che arricchiscono il testo. Stupenda la treccia di capelli che ondeggia quando lei cammina. Questa serie mi piace sempre di più perché mi fa immaginare di essere lì e mi incuriosisce su quanto potrebbe accadere. Bravissimo Carlo!

    1. Grazie Cristiana! Sono felice che questa serie ti piaccia di episodio in episodio e spero di non deluderti nei prossimi episodi. La cosa che mi inorgoglisce di più è averti portato dentro questo racconto e farti immaginare cosa succede! A presto, buon fine settimana!