
la venditrice di sogni
Lunedi mattina scuro, il cielo è gonfio di pioggia. Mi muovo velocemente tra i corridoi della metropolitana, puntando alla scala mobile. La gente si accalca come durante i saldi, c’è poco spazio per camminare, siamo tutti in fila indiana. Anche chi usa le scale mobili decide di scalarle, creando disagio agli altri. Piccole gocce cadono dal soffitto. Il temporale di questa notte è entrato nei cunicoli sotterranei. Appaiono secchi e deviazioni per il traffico metropolitano. Per ora non hanno chiuso nuove stazioni. Fortunatamente. Anche questa è Roma. Cerco di guadagnare terreno, superando suore e scolaresche, la vicinanza dei musei Vaticani è tangibile. Salgo sui gradini meccanici, respirando l’aria fredda invernale. Inebriante e fresca, troppo. Tiro il cappuccio sopra il basco alla francese e stringo la sciarpa-collo. Indossando i guanti con touch per leggere in libertà ed al caldo. All’uscita corro verso la strada, sono quasi in ritardo. Facendo ricorso a tutto il fiato presente nel mio corpo, riesco a giungere al portone della redazione senza intoppi. Da lontano intravedo una sagoma familiare, mi avvicino piano. L`uomo mi da le spalle e sta parlando, anzi urlando al cellulare, “Da oggi abbiano un addetta stampa e comunicazione”. E’ il capo della casa editrice in cui lavoro da cinque anni e non sta parlando di me, non mi ha fatto nuove proposte lavorative. Colpita e frastornata, chiamo l’ascensore, facendo attenzione di essere da sola e ripetendo mentalmente il mio mantra personale: respira, inspira…. Mi calmo e faccio l’entrata quotidiana regalando sorrisi e buongiorno, degna di una show girl. Nonostante stia morendo dentro. La novità continua ad aleggiare tra i pensieri, se fossi l’eroina di un fumetto, avrei una nuvoletta bianca con scritto nero su bianco: “ho un ottimo cv, sono preparata, flessibile e conosco la casa editrice. Perciò, perché non hanno scelto me?” Stordita dalla mia fantasia e consapevole che i sacrifici non valgono nulla se le aspettative volavano via come palloncini nel limitato cielo lavorativo, mi appresto ad essere operativa: pc acceso, telefono operativo. Guardo la lista degli scritti ricevuti, la scorro e mi fermo in un punto a a caso, “Miagolo’ per l’ultima volta, salendo sul ponte dell’arcobaleno”. Un quadrupede era passato a miglior vita, forse, ed il mio capo mi aveva tradito,una congiura. Sento uno strano rumore provenire dalla mia scrivania, mentre continuo a fissare la lista degli ultimi pezzi arrivati “Pronto, pronto..”, la voce della cornetta mi riporta bruscamente alla realtà. “Si pronto, la signora… “, guardo lo schermo del PC,” Cane?”, urlo, fingendo un disturbo della linea, “sono Sofia Fabiani”, continuo a parlare a pieni polmoni, “la chiamo dalla casa editrice Dreamers”. Un nome, una certezza, sino ad oggi. Fortunatamente il pilota automatico e’ presente ed attivo, e’ in onda mentre io sono ancora dietro le quinte, cercando il gobbo. Sospiro silenziosamente, lo spettacolo deve continuare. L’autrice deve avere la possibilità di dar nuova luce ai suoi scritti, entrare nella rosa dei nostri autori, darle una speranza. È il mio lavoro: vendo l’occasione di realizzare i propri desideri.
Sono una venditrice di sogni.
Serena Cane, merita un attimo di gloria e gratificazione letteraria. Nonostante il nome poco accattivante. Potrebbe usare un alias. Nel marketing è importante essere sempre tranquille e dare il massimo. Il contatto telefono è come un grande lago limpido e profondo. Si può attraversare e raggiungere l’autore sull’altra sponda senza problemi o cadere nei vortici delle domande e insicurezze. La bravura da sola non basta. Fortuna e credere in ciò che si propone è basilare per ogni offerta commerciale. Soprattutto quando si parla di investire soldi. Troppi scrittori sono inciampati in vere e proprie truffe. Dreamers realizza ciò che propone, mette tutto per iscritto, ma lo scetticismo come l’insicurezza sono sempre dietro l’angolo. Il commerciante diviene manager, psicologo, editing, amico a secondo della situazione. Nei casi di egocentrismo o vittimismo, tutto ciò non basta. Ancor di più se dall’altra parte della cornetta c’è una donna. La competizione è alta. Gli anni di studio, titoli ed esperienza di disperdono davanti al quesito vitale dell’autore: signorina o signorina?
Nel frattempo la signora Cane continua a raccontarmi di scrivere da sempre, aver abbracciato questa passione dopo che era venuto meno il suo adorato gattino, investito da una macchina.“oooo, mi dispiace molto, però è riuscita a cogliere il meglio di una situazione dolorosa”, la interrompo per riprendere in mano la situazione, devo condurre la conversazione.Lei rimane in silenzio, spiazzata dal mio intervento, sussurrando, “Ha ragione”, come se avessi rivelato una grande verità.“Vede che è tutto merito suo? È lei che compone versi emozionanti in cui ogni lettore può riflettersi”, continuo, per non perdere il punto acquistato, rileggendo ad alta voce l’incipit del suo brano e conducendola verso il mio obiettivo: la pubblicazione previo pagamento. Il resto della chiacchierata scorre semplice e rilassata, l’autrice ha superato la meraviglia della notizia ed accettato felicemente le mie condizioni. Tra donne non esistono dubbi o fraintendimenti, bianco o nero: si o no. Al contrario degli uomini che si dividono tra lumache (come chi chiede lo stato civile. Personalmente li rimetto in riga suggerendo di adottare il titolo accademico: Dottoressa. Le più sprovvedute rischiano di perdere tempo e voce, senza concludere nulla), i professionisti, indecisi ed i scrittori. Una fortezza inespugnabile. Magari hanno già pubblicato, hanno un ristretto numero di lettori e si sentono il nuovo Ungaretti.Da evitare.La signora Cane non corrisponde a nessuna di queste categorie. Il contatto era chiuso.Mettendo giù la cornetta e prendendo appunti, respiro rileggendo le linee guida personali appuntate sul un post it a forma di mela sul monitor del pc mentre passano le note di Yiruma:
-Presentazione personale, dell’azienda e dell’iniziativa commerciale;
– Intervista: domande rivolte al cliente per conoscerlo, entrare un empatia per giungere alla -“Motivazione”, in cui bisogna individuare l’interesse potenziale e superare le sue obiezioni.
-Chiusura, in cui la telefonata deve raggiungere la sua finalità prettamente commerciale, ottenendo il consenso esplicito del cliente.
-Post vendita : rendere responsabile autore per rinforzare positivamente l’accordo appena instaurato.
Riguardo il post it consapevole che i miei punti del marketing, modificati ad hoc, possono crear confusione alla mia compagna di banco. Una nuova recluta che fà da jolly in azienda perchè non laureata, giovane, inesperta, sfruttabile. Le sue mansioni variano dall’ordine del caffè al contatto con gli autori per 500 euro al mese. Sfruttamento a mio parere.
A breve avrei iniziato la seconda parte della giornata: fare la spesa, riordinare e mettere su la cena prima di riaccendere il pc per il giornale. Mi servirebbe una giornata di 48ore. Merito una pausa. Da me e dal mondo. Il post sarebbe rimasto al suo posto,pensai decisa a godermi un buon caffè. Mentre il liquido scuro scende nel bicchierino di carta, Carlotta attacca bruscamente il telefono, borbotta qualcosa e viene verso di me, anzi, l’ angolo break.
“Sono esausta”, dice ravvivando la chioma ramata, “la mamma di Giulio sta nuovamente male”, sussurra mentre ritiro la mia dose di caffeina.
“Vedrai che passa”, provo a rincuorarla mentre sorseggio la mistura calda. Sapendo di mentire, al cancro all’ultimo stadio non esiste rimedio. Spero solo non soffra, nonostante non la conosca personalmente, ma ho vissuto i silenzi interrotti dagli urli, i divani scomodi, le ossa che cedono ed i pomeriggi in terrazza accarezzati dal sole che fa sudare tutti tranne i malati. I giovani sono quelli che provano piu’ rabbia, rancore ed iniziano a pregare un Dio in cui non hanno mai creduto. Urlano, scalpitano inutilmente, il loro destino è segnato e non hanno lasciato il piu’ delle volte, traccia su questa terra. Troppo piccoli per essere genitori, grandi per essere figli. New Youg.
“Sicuramente cara, e poi lo dico a te”, dice sorridendo solidale, “siamo tutte donne, amanti, amiche, colf, dog sitter e badanti”, conclude trangugiando la sua bevanda calda e scura.
La fisso in silenzio, decisa a fumarmi una sigaretta e non riflettere troppo, odio esser riflessiva, mi crea ansia ed a volte tristezza. Il passato a volte mi travolge, mura che riecheggiano di parole e ricordi. Divani lisi dove accomodarsi per poco o notti intere. Posti dove accompagnare i propri cari verso l’ultimo saluto. Cliniche dell’addio. Edifici signorili, immersi nel verde nel centro di Roma dove il passato scompare insieme al futuro. Inutile lottare, è una guerra impari contro il male del secolo), che logora corpo e anima. Arriva senza invito. Non posso permettermelo, ho troppo da fare e perdere. Lentamente la redazione si svuota e rimango sola con Amedeo. In poche ore ho letto, corretto, disfatto, ricreato trame e vite mentre vendevo sogni. Un tour de force. Condividere la stanza con un uomo adulto, padre di famiglia tranquillo e riservato mi permette di rilassarmi e godermi il lavoro. “La venditrice di sogni , sorride, ti chiama : ehi tu vieni a vedere i bei sogni che ho e posso offrirti; li vendo per poco , basta un sorriso felice. Di questo son fatti i sogni del paradiso. La venditrice di sogni ringrazia, saluta e lascia un invito: conserva un sogno nel cassetto, cosi che un giorno verrò a ricevere il tuo sorriso. La venditrice di sogni si volta e camminando svanisce lasciandosi dietro il profumo dei sogni .
Vendo sogni e ne avevo molti chiusi nel cassetto.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
È un sistema economico, io nostro. È basato su regole ciniche e su dinamiche talvolta disumane. Questo spaccaro lucido e sentito di certe realtà editoriali ne è la prova. La vera consolazione è che, nonostante il contesto spietato, l’anima e la sensibilità delle persone a volte fanno da contrappeso. E a volte il sogno riescono a regalarlo anziché venderlo.
Grazie di avermi letto in primis, è un onore. E… marketing ed rte a volte vanno a Braccetto.. aimé….
Ciao , racconto ben strutturato , il ruolo della protagonista e’ chiaro , sembra che la sua personalita’ sia assorbita dal suo lavoro e il suo lavoro si crea ogni giorno grazie alle sue parole a quella dose di empatia e emotivita’. E’un racconto anche critico , denuncia una realta’ editoriale attuale. Il marketing della carta bianca . Sogni in vendita, mi piace il carattere della protagonista e la sua lucida quasi cinica consapevolezza. Per creare sogni bisogna conoscerli , c’e’ in lei un sogno cosi’ remoto che se lo porta addosso ogni giorno un giorno senza carta e inchiostro , cosi’ nascosto che chi l’ ascolta lo puo’ solo sentire nei suoi toni e nei suoi modi. Ed il sogno e’ forse questo , continuare a voltare pagina. Come puoi vedere il tuo racconto mi ha coinvolta anche emotivamente , brava!
Grazie di avermi letto e del bel commento. Hai ragione quando fai notare la similitudine tra arte, sogno e market. tutto è in vendita, a volte. anche l’anima….