
La visione
Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno
- Episodio 1: L’arrivo e le altezze
- Episodio 2: Il coltello e i ricordi
- Episodio 3: Nel cuore della notte
- Episodio 4: Ombre rosse
- Episodio 5: Le parole nel buio
- Episodio 6: Il temporale
- Episodio 7: La visione
- Episodio 8: La rivista di poesia ermetica
- Episodio 9: La finestra dell’albergo
- Episodio 10: Il solletico dell’assassino
- Episodio 1: La prima accoglienza
- Episodio 2: Ingresso in camera
- Episodio 3: Prima di cena
- Episodio 4: Inizio della cena
- Episodio 5: L’arrivo a Praga
- Episodio 6: Vita con Edo
- Episodio 7: Delle carte utili e inutili
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Sentitolo tornare, Lara cominciò:
«È importante che tu sappia, per amore di onestà, che Gustav stanotte non voleva aprirti. Aveva paura di te. Sono stata io a convincerlo. Se fosse stato per lui avrebbe spento tutte le luci della casa e sarebbe ritornato a letto, lasciandoti fuori, senza nemmeno chiederti le ragioni della tua venuta. Poco prima che tu salissi tremava come un ragazzino, non riusciva a fermarsi e non si spiegava le ragioni per cui lo avessi raggiunto nel cuore della notte. Ha anche pensato a una disgrazia, ma io, che sono molto più lucida di lui, nonostante non sia una donna di legge ma una semplice dattilografa, gli ho detto che le disgrazie non si presentano mai con queste caratteristiche, ma si annunciano sempre attraverso un telefono, mai da un citofono, ma lui non riusciva a convincersi. Non è più la persona di una volta. È diventato sfuggente, distratto, suscettibile. Ha la mente altrove. Dimentica di continuo cose che mi ha detto, oggetti che ha appena riposto. A volte mi sembra di trovarmi accanto un uomo che non conosco e che non sa nulla di me» gli disse Lara, sempre alla finestra, col viso dritto alla pioggia, quando suonò il telefono.
Lei raggiunse il corridoio e rispose, mentre il poeta restò in ascolto.
«Gustav è in tribunale.(…) Oggi non sono andata al lavoro. (…) Fa freddo, piove, c’è vento. (…) Mi è scoppiata un’emicrania tremenda. (…) Una delle peggiori, ma non c’entra il tempo cattivo. (…) Di solito mi scoppia col sole, quando sono al parco con le bambine. (…) Forse. (…) Alla pista di pattinaggio: quando le vedo vorticare troppo in fretta, allora il loro moto perpetuo mi frastorna. (…) Una volta la più piccola scivolò, battendo con il mento. Io ebbi un tale sussulto da non riuscire più a muovermi. Rimasi paralizzata per più di venti minuti. Le bambine dissero al medico di non conoscermi, pensa. (…) Mia sorella è meno ansiosa di me, vero. (…) Lo riconosco, perché non dovrei. (…) Se non fosse stato per lei, non avremmo mai permesso alle bambine di partecipare alla gita scolastica a Locarno. (…) Sì, Ariele. (…) Oh, capisco, riguardo a Stain non devi temere nulla. È tutto sotto controllo. (…) Sì, è qui con me, nella nostra cucina, ad asciugarsi. È tutto spugnato. (…) Un tipo tranquillo, un po’ sulle sue. (…) Me lo aspettavo diverso. (…) Ha preso tantissima acqua. (…) Per colpa mia. (…) Sono stata una stupida, avrei dovuto controllare quale ombrello prendesse. (…) Ero sicura che Gustav lo avesse fatto riparare, invece è rimasto mezzo rotto, nel portaombrelli. (…) Lo avrà dimenticato. (…) Come suo solito. (…) Se adesso vuoi parlargli… (…) Non credo proprio che Gustav riuscirà a raggiungervi per pranzo. (…) Sì, certo, se lo sento posso dire di richiamarti, ma dubito che si farà vivo prima del tardo pomeriggio. (…) Nemmeno io ho l’abitudine di chiamarlo quando è in tribunale. Preferisce di no. (…) Il pomeriggio allo studio è diverso. (…) Quando lo sento gli dirò della tua chiamata, d’accordo. (…) Ora ti passo il poeta (…) Credo che sarà contento di parlarti» gli disse Lara e subito corse in cucina, dove lo trovò addormentato con la testa sul tavolo – ma la comunicazione con Ariele era già caduta.
***
«È stato il loro primo vero incontro» diceva Lara al suo Gustav, diverse ore dopo, allo stesso tavolo di cucina, dopo aver cenato insieme. Davanti a loro due un liquore alla Genziana, poche parole, una sigaretta accesa nell’incavo di un portacenere. I due, Stain Lopez, il poeta, e il commerciante di coltelli Ariele, avevano prenotato un tavolo al vecchio ristorante Parmenide.
«A tavola sono sicuro che avranno parlato di noi, soprattutto il poeta. Ha la lingua di un diavolo!» le fece Gustav, sbucciando una mela. Lara lo guardava con stanchezza, ma alquanto sorpresa delle sue esternazioni. Ogni tanto riprendeva a cucire un bottone a una camicia diplomatica.
«Durante il temporale, quando si è avvicinato alla finestra, lo sguardo del tuo amico era diverso, come se fosse preso da un’ispirazione drammatica. Chissà se adesso…»
«Non è un mio amico. Non lo è mai stato. È un mio compagno di classe. È bene chiarirlo» le disse Gustav, con tono brusco, deciso.
«Perché? Un compagno di classe non può essere un amico? Non ti capisco» le chiese lei, continuando a cucire il bottone alla sua camicia diplomatica, senza guardarlo.
«Non nel suo caso.»
«La vedo una persona sensibile, ma tormentata. Si vede che è molto profonda, ricca di immaginazione e di poesia. Una persona fuori dal comune.»
«Credo che sia un fallito, invece. Tutte le sue capacità che gli erano esplose da ragazzo le avrà perdute, e poi, a quanto mi ha accennato Ariele, non ha nessuno. E nemmeno ha scritto più saggi su poeti e non ha più pubblicato i suoi versi, a cui teneva tanto. Erano la cosa più preziosa che aveva. Rimanere da soli non è mai un buon segno, secondo me. Significa che da qualche parte vi sia un guasto.»
«Nemmeno una fidanzata?» gli chiese Lara, sollevando il viso pallido dalla camicia bianca che teneva sulle ginocchia scoperte.
Gustav si alzò, si avvicinò allo scaffale e impugnò il coltello da sub dal manico rosso. Poi guardò Lara, con aria inquieta.
«Credi che sia normale presentarsi a casa di un compagno di classe con un affare del genere? Allora?»
«Non pensarci, Gustav. Prima o poi passerà a riprenderlo, andiamo» gli fece Lara, trascinandosi dietro la camicia diplomatica, chiudendo la cassetta in legno decorato con ago, filo, ditali e bottoni.
«Vado a letto. Sono distrutta. Tu cosa fai?»
«Rimango ancora un po’» gli fece Gustav, riponendo il coltello da sub allo stesso posto e poi spostandosi verso la finestra, fissando la strada, quando di colpo lo rivide, dritto e immobile, come una sentinella del terrore, accanto a un lampione tremolante. Era proprio lui. Stain Lopez, il poeta. Il tempo di spegnere la luce e ritornare dietro i vetri, facendosi ombra delle nuove tenebre, che nel giro di pochi istanti era svanito.
Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno
- Episodio 1: L’arrivo e le altezze
- Episodio 2: Il coltello e i ricordi
- Episodio 3: Nel cuore della notte
- Episodio 4: Ombre rosse
- Episodio 5: Le parole nel buio
- Episodio 6: Il temporale
- Episodio 7: La visione
- Episodio 8: La rivista di poesia ermetica
- Episodio 9: La finestra dell’albergo
- Episodio 10: Il solletico dell’assassino
“«Nemmeno una fidanzata?» gli chiese Lara, sollevando il viso pallido dalla camicia bianca che teneva sulle ginocchia scoperte.”
La protagonista femminile è una donna di molte parole: dialoghi, monologhi, conversazioni telefoniche, sogni, veglia. Lei parla molto, eppure le sue parole spesso si perdono al vento, leggere come lei. Tuttavia, a volte ci sono cose che lei dice in maniera apparentemente distratta che sono come lo squarcio del fulmine in un cielo notturno. L’immagine è bellissima: lo sguardo fugace, il pallore, quella frase buttata li. Mi domando, ancora una volta: lui, dove si trova esattamente? Questi momenti di vita coniugale sono piccoli gioielli di narrativa. Bravissimo.
Questi personaggi li sento tutti delle creature mutanti, imprevedibili, sempre attraversate da un velo sovrannaturale di nebbia, ciascuno dalla sua angolazione e prospettiva sensoriale nei confronti del suo ruolo. Lara è una persona che si potrebbe incontrare da sola a un tavolino di un bar, come una delle tante persone innocue, anonime, con cui ci si guarda per pochi istanti distratti, o forse appena intriganti, e poi ritrovare il suo viso qualche giorno dopo in una pagina di cronaca per un attentato dinamitardo. Nulla nei contrasti presenti nel racconto esclude questa complessa armonia degli opposti, che circuisce queste figure con i loro destini attraverso l’incubo della loro lingua sempre attraversata da uno sfondo illusorio di incanto sinistro e allucinatorio dei sentimenti. Lara parla, sussurra, controlla, articola, verbalizza, ma nello stesso tempo la scorgiamo in questo gesto di resa, raccolto e arcano, in cui cuce, sul finire di una giornata, una camicia diplomatica al marito avvocato alla luce domestica di una cucina moderna – ma tenendo le ginocchia scoperte, forse per preservare quel grado sottile di erotismo e di seduzione che nel racconto appare intriso soprattutto di paure e di ricordi, più che di desideri. Lo straniamento labirintico dei luoghi e delle postazioni sceniche dei personaggi, che tu hai sensibilmente captato, mettono il lettore sullo stesso livello fobico delle parti della storia meno consapevoli dei suoi strati interni, in parte le più sonnambule alla rivelazione, ma anche le più sensibili alle vibrazioni di accadimenti paralleli, che ogni tanto lanciano un loro strale, come accade alla strada dalla finestra durante il lampo di temporale, o l’apparizione inattesa del poeta, intravisto da Gustav come “sentinella del terrore”. Ancora grazie della tua visita e della tua magnifica interpetazione.
“interpretazione” pardon.
Sarà interessante capire cosa ne verrà fuori dall’incontro tra Stain e Ariele.
Questo mistero sembra non avere via d’uscita.
Vi è un continuo ribaltamento di posizioni, di condizioni emotive, di inquadrature di una stessa realtà, che sembra non offrire svolte, vie d’uscita, orizzonti. Ne è una riprova il comportamento controverso di Lara e il totale stravolgimento delle dinamiche relative all’arrivo notturno del poeta, in cui gli configura, senza alcuna esitazione, una versione esattamente opposta a quella realmente accaduta. Lo sfondo del temporale è il riflesso di ciò che accade e si smuove dentro ciascuno di loro, a volte senza che i personaggi ne siano del tutto consapevoli. Questo loro confronto apre quindi diversi fronti di esplorazione e di conflitto.
Molto interessante il modo in cui fai emergere la figura del poeta. Si muove poco, sono gli altri a narrare di lui e raccontarcelo. Somiglia alla visione della scena finale. Ho sempre la sensazione, leggendo, di essere in bilico tra realtà e finzione, e questo rende l’intero mistero ancora più credibile.
Mi ritrovo perfettamente nella tua sensazione. È proprio il bilico costante la linea dove si smuove questa particolare dimensione narrativa, con i suoi strati e molteplici intrecci. Il poeta è colui che attiva, con il suo arrivo, una profonda crisi nei personaggi, il rapporto con le loro sicurezze, i loro affetti, le loro coscienze e identità. Proprio colui che non si è realizzato, che lungo gli anni non ha concluso o compiuto nulla, a livello affettivo, creativo professionale, rappresenta l’unico detonatore di tutti gli equilibri già stabili. Nella sensazione del bilico, avverto il progressivo distanziamento delle situazioni e dei sentimenti dalla linea retta a una geometria dell’astratto, o dell’abisso, non così lontana da quella evocata nell’altra serie dallo scrittore della “Camera Bianca” e della “Camera nera.” Grazie della visita.
Però! Wow
Grazie.