La visita medica

“Il concerto dei Metallica si terrà alla nuova Arena Quadrifoglio il 20 giugno”

“Mi domando come facciano a stare in piedi, e a cantare ancora, visto il precario stato di salute. Non trovi che sia incredibile? Deve essere il potere del rock!”

“Vero Dan, è il rock che tiene insieme quelle quattro ossa sul palcoscenico. Ma ora, cari ascoltatori, siete pronti? Il primo che telefonerà riceverà in omaggio due biglietti per il concerto! La nuova Arena è il massimo del confort: poltrone reclinabili, aria condizionata, scale e pedane mobili che vi portano direttamente al posto a voi assegnato!”


A questo punto della conversazione decido di spegnere la radio sveglia e di costringere il mio povero corpo ad alzarsi dal letto. Invece dello sproloquio dei due dj potevano mettere una canzone della band. Tutte quelle parole in prima mattinata distruggono il povero neurone appena destatosi dal coma notturno.

Apro il frigo sospirando. Devo sforzarmi a mangiare più carboidrati. Le fragole mi fissano ammiccando ma decido di essere irremovibile e di impegnarmi oggi. Le ignoro e prendo la torta glassata che ho comprato appositamente per la visita. Lo stomaco sussulta, reprimo un conato appena deglutisco il boccone ultra-zuccheroso. Devo farmi forza. Verso nel bicchiere almeno due dita di Coca Cola Star. Le stelline di zucchero lentamente si adagiano sul fondo. Il processo chimico che ne inibisce la dissolvenza è un segreto industriale. Chiudo gli occhi e ingoio tutto in un unico sorso.

Accendo nuovamente la radio, ho bisogno di rumori di sottofondo per rilassarmi.

Le previsioni dicono che supereremo il picco dei quaranta gradi.

Le protesi sono ormai logore. Il nuovo modello è rivestito di gel refrigerante e le cinghie di sostegno sono senza cuciture. Deve essere piacevole indossarlo, spero di riuscire ad acquistarlo tramite il Bonus Salute.

Spalmo la crema d’aloe sui segni rossi che riesco a scorgere. Sotto il seno si è formata una piccola vescica, purtroppo l’impianto dell’addome risulta essere il più pesante da sostenere. Il modello che indosso ora è costituito da un rivestimento di lattice e l’interno di gommapiuma. Le mie dita sprofondano negli spazi ormai svuotati. Di solito non mi importa. Per gli altri risulta difficile accorgersene osservandomi, certo nel caso di un abbraccio caloroso si noterebbe, ma nessuno osa avvicinarsi così tanto. Hanno paura che la malattia sia contagiosa.

Sudo mentre cerco di infilare la gamba, ricoperta di gommapiuma, nei pantaloni. Il negozio che mi procura taglie small ha detto che il fornitore ha smesso di produrle. Devo assolutamente aumentare di peso, così da passare al modello taglia M di protesi.

L’ennesimo guasto della metropolitana mi costringe ad attendere sulla banchina. Oggi vi sono pochi pendolari, dato l’aumento delle temperature il Comune ha obbligato le aziende ad estendere lo smart working. L’annuncio del vagone in arrivo interrompe la pubblicità delle caramelle gommose vitaminiche.

Hanno aperto una nuova catena di fast food. Il cartellone pubblicitario sostiene che siano più ricchi di antibiotici dei loro concorrenti. “Perfetti per una crescita salutare dei vostri bambini!” cita lo slogan. Il piccolo modello con le guance paffute mi sorride gioioso mentre stringe tra le dita il suo Big Burger. Mi sento giudicata da quello sguardo felice, nascondo le dita scheletriche sotto la borsetta. Purtroppo, il costo delle protesi per le mani non è coperto dallo Stato, dovrei rivolgermi ad un costoso chirurgo specializzato privato.

Uno stato d’ansia mi assale appena scendo alla fermata del Policlinico. La pedana mobilie PM2 termina davanti all’ascensore che collega la metropolitana al reparto. Posiziono il visore del cellulare davanti al lettore di Qrcode e le porte si aprono.

Buongiorno, Ovidia. Siamo felici di averla con noi per il suo esame di controllo. Il medico l’attende in studio. L’ambulatorio assegnatole è il numero 19. Lo troverà esattamente davanti all’ascensore. Le auguriamo buona giornata.” 

La voce atona dell’AI medica si interrompe nel momento esatto in cui l’ascensore si ferma.

Un bel respiro, magari questa volta andrà meglio.

Busso alla porta designata con mano tremante.

«Prego, si accomodi pure.» Il dottore sorride benevolo. Gli occhi sono due fessure che scompaiono e riappaiono quando parla.

L’infermiera termina di indossare il guanto di lattice e mi fissa col sopracciglio alzato, le sue dita ricordano i salumi in vendita al supermercato. Con un cenno mi invita a togliermi le protesi per procedere con la visita.

È il momento che temo di più: mostrare il mio corpo magro e deforme allo sguardo giudicante altrui.

Mentre mi siedo sul lettino, priva dell’armatura, sento il medico sospirare.

«Continua ad avere problemi ad assumere carne?» Non alza lo sguardo su di me, digita pensieroso al computer.

«Sì, ecco… io … preferirei proprio non doverla mangiare.» Sussurro.

«Signora non va bene, in quale altro modo lei potrebbe assumere gli antibiotici necessari per una vita sana? Il suo corpo ha bisogno di tali elementi nutritivi. E mi dica, è riuscita ad aumentare la dose di zucchero quotidiana?»

«Sto migliorando, stamattina ho mangiato una torta e bevuto un poco di Coca Cola senza avere conati»

«Bene, bene questo è positivo.» La sedia emette un rumore stridulo mentre viene spostata verso la parete. «Ora vediamo se la massa grassa è aumentata. Infermiera mi passi il cicciometro.»

Mi sdraio sul lettino adatto a pazienti almeno quattro volte più grandi di me, vorrei poter occupare più spazio. Il disgusto silenzioso dell’infermiera mi trafigge il cuore.

La pinza a fatica riesce a catturare la pelle dei fianchi.

«No, assolutamente non ci siamo. Non ha messo su nulla dall’anno scorso.» Scuote la testa rassegnato. «Ora scenda che la pesiamo.»

A testa bassa, trattenendo le lacrime, salgo sulla pesa.

«Dovevo portarmi la bilancia alimentare da casa! Pesa appena 56 kili! Ma lei vuole morire! Un fisico sano deve raggiungere almeno i 100! Si rivesta. Le prescriverò una nuova dieta»

Annuisco vergognandomi di me stessa, del mio corpo, della mia incapacità di mangiare ciò che è corretto per una vita sana. 

Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. E’ molto efficace il tuo racconto che presenta un’idea centrale forte e disturbante. La costruzione di una distopia “al contrario” crea un mondo in cui la salute coincide con l’obesità, gli zuccheri, gli antibiotici nella carne, le protesi per sembrare più grassi.
    La voce narrante è ironica e fragile, ma mai patetica. Essa racconta un corpo fuori norma dentro una società che ha trasformato la salute in imposizione grottesca.
    Le immagini forti creano un’atmosfera inquietante e credibile. Davvero brava.
    Mi piace molto dove usi l’assurdo per parlare di vergogna, controllo sociale e solitudine.