
La vita nuova
Pomodoro e mozzarella di soja, credo.
No, macché tonno.
Al giorno d’oggi se vuoi avere successo devi essere non dico vegano, ma minimo minimo vegetariano.
Del resto, io la carne ho smesso di mangiarla da anni, perché non sapevo più dove comprarla. Quella buona, intendo. Avevo un macellaio di fiducia, poi però ha chiuso perché gli hanno offerto un posto da primario in un ospedale di Milano.
Da allora la mia vita è un tripudio di zucchine e proteine vegetali.
E poi al lavoro abbiamo la mensa gratis.
Oggi il pranzo lo offro io.
Sì, devo dire che ultimamente me la passo bene.
Ma mi fa sempre piacere rivedere un vecchio amico. Compagno di sventure.
Se è vero che le sfighe uniscono le persone, noi dovremmo minimo minimo essere gemelli siamesi. Uniti per l’anca.
Ti ricordi quando passavamo giornate intere seduti qui, a lamentarci del mondo, del governo, della pioggia?
Ecco, io ho capito una cosa: lamentarsi ti fa rimanere dove sei.
Bisogna cambiare mentalità.
Pensare vincente.
Tu pensi vincente?
Da quando penso vincente, è cambiato tutto.
Guarda che bel vestito. Lo vedi dal mio vestito, che è cambiato tutto.
Tutto è iniziato quando ho perso il lavoro.
E mica solo il lavoro.
La casa, la famiglia.
Vivevo su quella panchina.
E per ripararmi dal freddo mi ricoprivo di giornali, tipo triglia in pescheria.
Un giorno (avevo già cominciato a pensare vincente da un paio di settimane) mi cade l’occhio su un articolo, che parlava di questo progetto di riqualificazione professionale della Regione.
Ho deciso di provare ad entrarci.
Non è stato facilissimo.
Quando vai ad iscriverti ti chiedono perché sei disoccupato, e sai come sono in Lombardia, se rispondi che c’è la crisi ti dicono di smetterla di fare la vittima, che se uno vuole il lavoro lo trova, e a quel punto piuttosto che te è meglio aiutare un migrante, che almeno lui lo spirito di iniziativa lo ha dimostrato prendendo il barcone.
Allora devi inventarti che hai perso il lavoro per colpa tua, ma non puoi dire ad esempio che bevi, perché anche in quel caso è meglio un musulmano. Quindi ho risolto dicendo che mi hanno licenziato perché ho molestato una mia collega, giovane, stagista, che sul momento mi aveva fatto credere che ci stava, ma poi ho capito il mio errore e mi sono pentito.
Tutte palle ovviamente.
In realtà lavoravo nei cantieri, donne non ce n’erano, tranne un carpentiere brasiliano che di notte faceva il trans per arrotondare, ma ti assicuro che vedendolo al mattino presto con la barbetta e le occhiaie tutto ti veniva in mente tranne che molestarlo.
Vanity.
Il nome da trans, dico.
Saldava da dio.
Chissà che fine ha fatto.
Comunque alla Regione mi hanno detto che se davvero ero pentito, siccome una seconda scians bisogna darla a tutti, allora in quel caso andava bene, e mi hanno preso.
Alla fine le palle funzionano. Se c’è dietro il pensare vincente, alla fine funzionano sempre.
Sai come sono in Lombardia.
Il progetto di riqualificazione si basava sul pensare in modo giovane, con la testa dei giovani che sanno affrontare il futuro perché sono abituati al cambiamento veloce.
Allora ci hanno dato questo compito, di intervistare un giovane.
Gli ho chiesto di che età, mi hanno risposto meglio sotto i sedici anni, perché oggi come oggi a venti sei già un po’ fuori mercato.
Così ho chiamato mio nipote, tredicenne, per chiedergli se mi concedeva un’intervista. Mi ha detto che non aveva molto tempo perché stava lanciando questa nuova app. Si chiama Fishbook. E’ un po’ come Facebook, solo che ci si scambia le foto dei pesci.
Era molto contento perché dice che solo l’anno scorso ha fatturato più della Lituania, l’unico problema era che la prof di matematica si lamentava che non faceva i compiti.
Ma sì, gli ho detto, fregatene, gli insegnanti sono solo bravi a lamentarsi, l’importante è non ascoltarli troppo altrimenti diventi come loro. Dài retta allo zio.
La battuta gli è piaciuta, allora ha detto che mi concedeva l’intervista, solo una domanda però, perché dopo cinque minuti aveva una videoconferenza con i primi ministri di Norvegia e Giappone per la riapertura della caccia alla balena.
Una domanda sola in effetti è un po’ poco, per concentrarci un’intervista.
Ho iniziato a pensarci e ripensarci, a quale fosse quella giusta, alla lunga si è spazientito e stava per riattaccare, allora a bruciapelo gli ho chiesto:
Cosa vuoi fare da grande?
Silenzio. Credevo fosse caduta la linea, ma in realtà stava pensando.
Chi dice che i ragazzi al giorno d’oggi non pensano, non è mai stato al telefono con mio nipote.
Tieni conto che stavo pagando io la telefonata, e già ne ho pochi, ma pagare per ascoltare il silenzio non è il massimo.
Alla fine mi ha risposto.
Ovvio, ha detto. L’italiano all’estero. E’ quello che fanno tutti.
E ha messo giù.
Però non ci crederai, il giorno dopo mi richiama, dice che l’intervista lo aveva fatto riflettere su se stesso, sulle sue priorità e i valori aziendali che intendeva promuovere. E così su due piedi mi offre un lavoro come consulente.
Dice che la mia esperienza può aiutarlo a crescere, e parlava dell’azienda, non dell’adolescenza.
Così ha detto. Esperienza, non vecchiaia.
Tutto merito del pensare vincente.
E tu? Cosa racconti?
Piaciuto il panino?
Certo che era al tonno.
Non mi dirai che ci hai creduto.
Macché pomodoro e mozzarella di soja.
Caritas.
Davvero ci hai creduto?
Allora vedi che avevo ragione?
Alla fine le palle funzionano sempre.
Il vestito? Era per un colloquio.
Anzi devo ridarlo indietro.
Bene. Benissimo.
Mi faranno sapere.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Riccardo,
veramente un racconto crudo, aspro e purtroppo in alcuni punti anche vero! Tagliente e con un’ironica intensità. Complimenti! ?
Grazie mille Isabella, per avermi letto e per il tuo commento!
Dissacrante al punto giusto… 😉
Grazie mille!
Mi è piaciuto moltissimo
Grazie Loredana!
Feedback come questi sono davvero incoraggianti.
Questa intensità è una tua prerogativa credo. Asciutto, cinico, diretto, mai banale. Molto suggestivo, crea cose in testa mentre leggi: tono di voce, espressioni del viso, pause.
????????????????????????????
“Crea cose in testa mentre leggi.”
Ma come fai a fare letteratura anche nei commenti?
Grazie di cuore.
Un brano molto carino davvero, ironico, irriverente, politicamente scorretto quel tanto che basta.
Complimenti
Bello, mi piace.
“Politicamente scorretto” mi piace molto.
Grazie grazie.
Ciao Riccardo, idea geniale e teatrale direi, un racconto dai mille spunti di riflessione inusuale ma allo stesso tempo molto creativo. Diciamo che pone il lettore sotto una prospettiva più “attiva”, quasi dialogante con l’incedere preciso e serrato delle battute del tuo protagonista. Ottimo davvero, soprattutto per la scelta stilistica! Alla prossima!
Geniale, dài, è troppo…
Per quanto riguarda il “teatrale”, che dire, mi hai scoperto.
Diciamo che “vengo” dal teatro.
(Spero di aver chiuso a chiave uscendo.)
Comunque grazie mille Antonino, la tua lettura è analitica, puntuale e precisissima. Come sempre.
A presto!
Al di là della profondità dei temi trattati, ho apprezzato molto la veridicità di questo monologo. Davvero credibile e ben scritto. Mi sono divertita a leggerti. Non perché io sia insensibile, almeno spero. Ma perché è esattamente quello che dovrebbe fare chi scrive. Intrattenere piacevolmente, raccontando tante verità. Bravissimo! Un saluto.
Grazie mille Cristina.
Sono d’accordissimo su quello che dici dovrebbe fare la scrittura.
Se il monologo che hai letto riesce a realizzarne anche solo una parte, mi fa solo grande piacere.
A presto