La voce della pioggia

Te lo ripeto, non ho notizie di Mr. Thompson da settimane, Timothy. L’ultima volta che l’ho visto? Beh, eravamo in un caffè vicino Piccadilly. Ci eravamo trovati per una colazione. Sai, non ci eravamo visti per parecchio tempo. La proposta era stata mia: avevo voglia di sentire il mio vecchio amico e ricevere qualche aggiornamento interessante dei suoi, che da uomo di mondo – conosce la città in tutti i suoi aspetti come le sue tasche – sa sempre come tirare fuori. Lui aveva accettato di buon grado, mi era parso, e tre giorni dopo sedevamo insieme allo stesso tavolo davanti a una vetrata rigata dalla pioggia, che si apriva su una Londra altrettanto umida, per così dire. Tuttavia, il suo umore mi sembrava cambiato.

«Non smette un secondo di piovere, eh?» osservai alternando lo sguardo dalla vetrata al volto del mio amico, dopo che si era seduto di fronte a me.

«Già, già. Neanche un secondo.»

Il tono della risposta non era stato esattamente antipatico, ma individuai una traccia di fastidio nella sua voce che mi fece subito mutare atteggiamento. Era stato come se la mia osservazione sulla pioggia gli fosse parsa scontata e noiosa (e in effetti un po’ lo era stata!) se non quasi offensiva. Non mi aveva guardato nel rispondermi.

«Voi come ve la passate?» chiese poi in modo sinceramente cordiale – il suo, il modo di Mr. Thompson – mentre mi volgeva un sorriso come a voler rimediare alla sua risposta annoiata.

Nel frattempo ci aveva raggiunto una cameriera e aveva preso le nostre ordinazioni: kippers con pane e burro da parte mia, e solamente un tè con latte da parte sua. Deve aver già alzato le posate questa mattina, pensai tra me e me.

«Non c’è male» replicai con calma una volta che la cameriera si fu allontanata. «Gli affari vanno come al solito, ma questo tempo appiattisce ancora di più la monotonia.»

Mi accorsi che avevo espresso un’altra considerazione sul clima, senza volerlo. Prima che potessi rigirargli la domanda, Mr. Thompson aveva già preso a parlare.

«Questa pioggia sta sconvolgendo tutti in città, è evidente. Ricordate di Clarke Raymond? Andai a fargli visita la settimana scorsa, e quasi non potevo riconoscere il mio amico.»

Mi ricordavo di questo Raymond, naturalmente. Lui e Mr. Thompson erano amici sin da ragazzi, ma nonostante i buoni rapporti che aveva anche con me, da parte mia non lo avevo mai considerato nulla più che un conoscente. Con l’espressione del viso incitai il mio amico ad approfondire, ed egli continuò.

«Il rumore della pioggia risuonava particolarmente forte nel suo appartamento, e ad aprirmi la porta era stato un uomo piccolo e del tutto sbiancato in volto. Sembrava che non vedesse la luce del sole da anni. “Che bello vederti qui” mi disse, richiudendosi la porta alle spalle. “La voce della pioggia mi fa sentire solo”. Mi sorpresi della sua specifica espressione: la voce della pioggia. Poi, guardandomi attorno, trovai più di una ragione per sorprendermi ancora. Tutto l’appartamento era disseminato di specchi: alcuni minuscoli, appoggiati nei posti più impensati; altri erano lunghi e stretti, che ti estendevano il riflesso, messi a coprire gli angoli; altri ancora decisamente grandi, al posto quasi di un’intera parete. Ogni spazio che fosse sgombro di altri oggetti era stato occupato da uno specchio.

«Voi lo sapete, non me la cavo per niente bene a nascondere i miei pensieri o le mie impressioni agli occhi altrui, specie a quelli di chi conosco da molti anni; perciò il mio amico dovette accorgersi di qualcosa. “Gli specchi mi danno conforto, Charles” disse con le palpebre spalancate. “Anche se temo che a breve scomparirò”. Non mi sembrava neanche che quello davanti a me fosse il mio vecchio amico, perché ebbi la sgradevole sensazione di essere in compagnia di un estraneo. Ci credete? Ospite in casa di un estraneo!

«Certamente con quel suo “a breve scomparirò” mi sbalordì non poco. Conoscevo bene le stramberie di Clarke, ma questa volta non riuscivo proprio a capire che cosa gli passasse per la testa. Tuttavia lui precedette le mie domande. “La pioggia è interminabile, Charles. Davvero interminabile. Non cresce, né cala d’intensità. È sempre costante: giorno e notte è sempre la stessa. A volte la sento che mi sussurra delle cose, soprattutto mentre dormo o, per meglio dire, mentre dovrei dormire. Preannuncia qualcosa di incombente, di disastroso. Dice che presto non ci sarò più. Dice che svanirò là fuori” e nel dire questo mi indicò la finestra con un fare fin troppo esagerato, mi parve. “Gli specchi mi servono a questo, Charles: voglio tenere la mia immagine sempre sott’occhio, devo assicurami di non svanire!”».

Sapevo che quel Raymond viveva da solo e che era un po’ strambo, ma il racconto di Mr. Thompson mi sembrò proprio assurdo, Timothy. Eppure aveva un’aria serissima, oltreché preoccupata.

«Poi disse altre cose che non ricordo bene» proseguì lui. «Forse farneticò qualcosa a proposito del fatto che altri lo seguiranno nel suo “viaggio”. Ma, onestamente, ero davvero in pensiero per Clarke. Lo andai a trovare nei giorni successivi, perché mi dispiaceva vederlo ridotto a quello stato. Questa incessante pioggia non gli faceva bene.»

Nel frattempo, mentre ascoltavo, ogni tanto buttavo l’occhio verso la vetrata davanti a me – e che quindi era di spalle rispetto a Mr. Thompson – e alle strade londinesi al di là di essa: pioggia o non pioggia, erano sempre gremite di gente. Anche la folla non accennava a crescere, né calare d’intensità.

«E come lo avete trovato, le volte successive? È sulla via per riprendersi?» chiesi io incuriosito, dopo un momento di silenzio.

«Le ultime tre volte, nessuno mi aprì la porta.»

Aveva risposto con lo sguardo basso, in direzione di quel poco burro che era avanzato nel mio piatto. A quel punto non seppi più che cosa rispondere perché ero troppo disorientato, ma il mio amico era immerso nei suoi pensieri e non faceva caso a me. Però, nel momento in cui si era alzato dal tavolo, prima che ci congedassimo, mi era parso che fosse in ascolto di qualcosa, Timothy. Sono certo che stesse ascoltando molto attentamente.

Avete messo Mi Piace8 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bellissimo racconto, perfettamente nel tuo stile.
    Ho notato che hai adattato il linguaggio dei personaggi all’epoca in cui vivono, e questo li rende credibili.
    Azzeccatissimo anche il colpo di scena finale!

  2. Mi piace tantissimo il tuo stile. Questo racconto è davvero intrigante e ricco di atmosfera! La narrazione è avvolgente e riesce a creare un senso di mistero e inquietudine che ti cattura fin dalle prime righe. Affronti il tema della solitudine, della paura di svanire con un tocco delicato. Complimenti!

  3. Si respira aria di suspense e mistero dietro ogni singola parola di questo racconto, quasi fosse segno di un cattivo presagio. Il tempo, si sa, è argomento preferito soprattutto dai londinesi che amano fare conversazione a ogni costo. Tuttavia, tu hai esasperato il tema fino a rendere la pioggia colpevole dello sfocarsi lento delle persone. Molto ben scritto.

    1. Ciao Cristiana! Fa sempre piacere conoscere che cosa hai da dire riguardo a quello che leggi: sollevi spesso e volentieri sfumature originali e interessanti. Questo mio primo librick sotto le mille parole (un po’ in ritardo, ma ci rifaremo) è stato soprattutto un piccolo esperimento, senza troppe pretese, per vedere come si può rendere qualcosa di così breve comunque efficace. L’uso dei dialoghi, in questo, si è rivelato fondamentale.

      1. Esatto! E credo che, sotto le mille parole, sia importantissimo anche non perdersi in fronzoli e ripetizioni inutili, quanto piuttosto venire ‘al succo’ immaginando un finale che lasci il lettore a bocca aperta. Esattamente come sei riuscito a fare tu. Pertanto, mi pare che l’esperimento sia particolarmente ben riuscito.

  4. Un horror molto velato, ma, al tempo stesso, elegante e perfettamente immerso nell’atmosfera del tempo.
    La curiosità, che lascia alla fine, è veramente piacevole e stuzzicante.
    Ben fatto! 👌

    1. Ciao Giuseppe, grazie mille per il commento! Mi fa sempre piacere che tu riesca a trovare il tempo di leggere le diavolerie che mi passano per la testa. Ultimamente in effetti mi sto prendendo con “gli horror velati” (infatti qui ho trovato più adatta la categoria Narrativa): li trovo, proprio come hai detto tu, eleganti e più raffinati, in un certo senso. Ma sono davvero contento soprattutto che sia risaltata l’atmosfera del tempo, di una Londra del 900, la quale trovo si sposi magnificamente col tema per molteplici ragioni che non serve stia qui a spiegare 😉
      Un saluto e ci vediamo presto su Rue Morgue!

  5. Il limite delle mille parole ci obbliga talvolta a lasciare qualcosa di non detto. E in questo racconto parole in più avrebbero svelato troppo. A mio parere il bello è proprio come hai lasciato aperte molte porte…
    Aggiungo ancora un plus: l’ambientazione e la pioggia che “Non cresce, né cala d’intensità. È sempre costante: giorno e notte è sempre la stessa.”
    Bello.

    1. Grazie molte Antonio! Dico la verità, ho sempre sofferto molto i limiti di parole, ma non per questo mi tiro indietro, anzi, è sempre curioso vedere cosa si può trarre da una sfida in più. Talvolta mi è capitato in passato di lasciare davvero troppo nella parte del “non detto” (i finali troppo aperti a me non piacciono molto, perché in un modo o nell’altro trovo che il lettore debba sempre avere chiara la conclusione di una vicenda, sia pur sfumata), e sono intenzionato a condensare meglio il tutto con le prossime storie.
      Onorato che tu abbia apprezzato 🙂

    1. Grazie Melania! Questo è il primo librick che scrivo con il “nuovo” limite delle 1000 parole: spero che, nonostante la curiosità, sia stato in grado di sorreggersi autonomamente 🙂

  6. Ciao Gabriele! Il tuo racconto mi ha tenuto un po’ di compagnia in questa notte insonne😊 Mistero che si mescola a follia, una follia contagiosa (e poi gli specchi: un tema, quello dei riflessi, che avevi già trattato magnificamente in quel tuo racconto del lago). Bellissimo 👏🏻
    A proposito di pioggia: se vuoi leggere un libro strano, e un po’ più ostico della media, ti consiglio Malacqua, di Nicola Pugliese. È un romanzo unico nello stile, e di un genere che non saprei inquadrare😁

    1. Ciao Nicholas, da quanto tempo! Devo assolutamente ripassare dal tuo profilo per leggere qualcosa, nei prossimi giorni.
      Grazie per il commento, e mi fa piacere che la storia ti abbia tenuto compagnia. È da un po’ che non scrivevo personalmente qui su edizioni open, ed è il mio primo librick sotto le mille parole (a dire il vero secondo il contatore del sito sono 1000 esatte😁): ero curioso di mettere alla prova le mie capacità di sintesi, per cui ho optato per qualcosa in gran parte dialogato. E anche il finale non poteva che essere sospeso nell’aria di mistero, sebbene si comprenda benissimo cosa succederà.
      Grazie ancora! Mi appunto la tua raccomandazione 😉