LA VOCE NEL BUIO

Serie: La mia ombra


Così come il mio piede destro si muove oltre l’uscio della porta della mia abitazione, sento la mia mente sprofondare, tutto d’un tratto, in un immenso buio. Nonostante ciò, il mio corpo, continuava a camminare, come ignorando questa mia situazione.

Inizia a spifferare, all’interno della mia mente, una sottile voce, fredda e sinistra, come quella di tra notti orsono eppure, mi sembra diversa. Mi sembra più giovane… più familiare.

<Eppure mi sembra che la Vecchia te lo abbia detto chiaramente.>

Simile ad un borbottio, questa voce risuona nella mia mente. Il mio passo si arresta, nello stesso istante e l’uomo, che sino a poco fa, il mio corpo seguiva senza remore sotto quell’infinita serie di portici, si voltò chiamandomi.

<C’è qualche problema signor Morris?>

<No, nessuno.>

Risposi subito, come d’istinto, alla sua domanda indaghevole.

Mi ero reso conto però, allo stesso tempo, di aver disobbedito a me stesso. A quella parte di me, che sino ad ora, si era comportata all’ordine dell’uomo in bianco. Mi parve come, in quella frazione di secondo, di voler rispondere affermativamente e di raccontargli quello che avevo appena sentito, pur senza la mia reale volontà di farlo.

Ripresi il passo mentre quella voce, continuava a parlarmi.

<Osserva quell’uomo Kevin… osservalo bene.>

Il mio sguardo, seguendo quelle parole, iniziò a scrutare la figura dell’uomo, osservandone i lineamenti e i tratti, le spalle, le braccia, le gambe… sino a giungere alle suole delle sue scarpe che, come il ticchettio d’un orologio, battevano incessantemente sul pavimento.

Non potevo però, osservarne l’ombra.

<Ci sei arrivato finalmente…>

Eppure, dalla finestra… mi pareva di averla vista… lo ricordo bene.

<Infatti lei è qui. E quell’uomo che non esiste.>

Continuavo a non capire. Volevo fargli altre domande, continuare quella conversazione, ma il mio corpo era giunto alla fine di quel porticato dove, al bordo del marciapiede, un auto, in tinta con l’uomo, attendeva con lo sportello posteriore aperto in nostra direzione e, ogni mia parola con quella voce, comportava un piccolo gesto di disapprovazione, in quella volontà che muoveva la mia materia.

Il mio corpo infatti, arriva ai piedi dell’auto. L’uomo si volta verso di me, invitandomi a salire.

<Non vorrai salire spero…>

Rituonò furiosa quella voce in me a tal punto, che il mio corpo esitando nell’entrare, insospettì l’uomo, mettendolo in allarme.

<Ora comprendo perché ti hanno assegnato uno come me.>

affermò l’uomo avvicinandosi a me.

Volevo scappare ma il mio corpo si opponeva. Volevo ribellarmi, ma la mia mente me lo impediva.

Intanto, l’altro, mi mise una mano sulla spalla, dopo di che, i miei occhi si chiusero lentamente ed un buio, sempre più intenso, avvolse il mio sguardo, trascinandolo nell’oscurità.

Serie: La mia ombra


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