La Voglia di fare

Serie: Di sicuro non è un libro


Comincia così questo libro, mentre ascolto musica house. Sinceramente, molte volte non l’avrò ascoltata per colpa di quella nostra paura di conoscenza di quello che non abbiamo mai provato. Penso che se fino ad ora ho sbagliato in qualche cosa è proprio in questo: avere avuto troppe volte paura di conoscere, persone, musiche, fatti, esperienze, argomenti, idee o semplicemente opinioni solo perché “pensavo” non appartenessero al mio mondo. Ma qual è il mondo di ognuno? Bella domanda. Per dimensioni, estensione e configurazione è qualcosa di più vasto. Un universo? O esiste magari un contenitore più grande?! Non mi va di scrivere per insegnare, lo puoi ottenere da un qualsiasi libro meta culturale o pseudo informativo o magari moralistico, uno di quelli che potrebbe scrivere il Cardin#, pardon, l’Emerito Cardinale Ruini o altri presunti uomini di dio che spacciano idee e conclusioni fatte dall’uomo e, per l’uomo. Io voglio solo parlare a iosa, a strafottere, voglio solo non fermare questo flusso (di coscienza?) o magari d’incoscienza che mi squarta. Parliamo di tanto durante tutti i giorni cui diamo voto sei, cioè se posso provare ad azzardare una dettatura matematica circa trecento giorni su trecentosessantacinque. Chissà, forse sono un po’ di più, ma sono comunque pochi i giorni in cui diamo valore ad ogni secondo. I giorni in cui sei vivo perché lo vuoi, perché il cuore batte per un qualsiasi tra gli infiniti motivi, che possono farlo battere. A voi sta battendo il cuore ora? Sì che vi batte, ma non ci state pensando. O magari qualcuno si? Io ci sto pensando e penso che il cuore non riesce a stare a tempo con questa fintissima batteria digitale che in questo momento mi annulla il cervello. Sto ascoltando house e lo faccio perché ora sono capace di non avere paura del diverso, e il mio amore per la musica è così elevato che dopo l’hip-hop, il rock, la musica dei cantautori, la classica, il blues, il jazz e tanti altri generi di cui magari conosco solo la punta dell’iceberg, ora so ascoltare anche house. E l’ho ballata pure, Cazzo! E pensare che non più di due anni fa dicevo con animo da superiore: “io non ci andrò mai in discoteca… troppo bordello inutile” e invece poco tempo fa mi sono ritrovato al Dome, un locale qui a Catania: la mia orrenda, incompleta, sempre disordinata, sporca, ma troppo piena di mille colori, città. La mia città. Il Dome è una di quelle classiche discoteche dove vai per ballare, per conoscere l’anima di passione della sera, per sballarsi con una tavolozza di droghe e per tanti altri motivi che sicuramente conoscerete meglio di me. Ci sono andato, e mi sono divertito anche. Perciò è questo il discorso che più mi azzanna la testa, è come se avessi scoperto l’acqua calda per qualcuno, ma ora l’ho capito, non devi buttare niente nella vita e fare tutto anche quando non ne sei pienamente convinto. Ho solo questo in testa in momento: fare, fare, fare. Quante cose riesci a fare durante il giorno? Si tu che leggi pensaci un attimo…no veramente fallo…e ora ti sentirai di merda se provi a pensare a quante non ne hai fatte nella tua vita. Io sono così, ma non mi sento di merda, perché, insomma, a ventuno’ anni, essersi svegliati da un semi torpore non è male, un torpore dovuto, anche a causa di una mancanza, a volte di mezzi, a volte di compagnia per fare alcune cose. Ma come dicevo non mi posso lamentare prima di ora, le ho fatte le mie belle cose. Solo che ora so viverle più intensamente e le faccio perché sono sicuro di voler fare tante cose, nel limite del de gustibus non disputandum estNon so come spiegarvelo, l’unica cosa che mi viene in mente è un film e un professore interpretato da Robin Williams (mitico!). Vi spiego: lui non fa altro che dire “Cogli l’attimo cogli l’attimo cogli l’attimo… l’attimo fuggente.” Come si fa? Te lo scordi in certi attimi, devi essere pervaso di questo concetto per rispettarlo alla lettera, e invece no, quello che ho capito è che non devi pensare all’attimo, ma essere vivi in quell’attimo, vivere quell’attimo essendo coscienti del proprio stato di coscienza nei confronti di ogni secondo e nei confronti di qualsiasi cosa stiate facendo. Sono stanco di scrivere verso un voi ora parlo ad ognuno come se fosse uno, in fondo un libro, in genere, non si legge due persone alla volta, non me ne vorranno chi invece fa questa cosa, se la fate vuol dire che siete delle persone che stanno bene insieme. Sono un po’ incasinato nella testa vero? Sì, la mia testa è come una bilancia, libra dicevano i latini: qualsiasi concetto o idea o pensiero o riflessione viene misurata, mai data per verità assoluta, viene sempre contrappesata da un lato e dall’altro per prendere un angolo di vista oppure l’altro. Penso a quei poveri neuroni mezzi bruciati dalle canne, che vitaccia che fanno! Quegli esserini come si vede in “Siamo fatti così“, quel cartone animato sul corpo umano dove i neuroni sono dei fondisti velocissimi che in testa hanno una specie di antennina. Immaginate i miei: mezzi sbronzi con una maglietta con scritto “Io Odio il THC“, tra parentesi, per chi non fuma, il thc è il principio attivo della pianta di marijuana. Beh immaginateli con questa maglietta che corrono all’impazzata da una parte all’altra del cervello, penso che un giorno faranno la fine di quello di Taxi Driver (eccellentissimo De Niro allo specchio con la pistola). Allora dici che sono pazzo? Beh, forse, non lo so! In fondo importa? Non credo proprio, perché ho capito che ognuno ha dei pensieri del cazzo nella testa più o meno complicati, ma sempre nascosti, perché oggi sai quanto cazzo conta l’immagine che dai? Stai attento non conta solo la tua immagine nel senso come ti vesti o come porti i capelli o la tua macchina o il cellulare, ma conta troppo quello che dici anche, è come se ognuno in base alle cose che dici riuscisse a inserirti in questo o quel gruppo di persone, torniamo quindi ai contenitori, Bleah!

Continua...

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