
La zanzara
Serie: Pane e sabbia
- Episodio 1: Posso giocare?
- Episodio 2: La zanzara
- Episodio 3: La zanzara – Parte 2
- Episodio 4: La vecchietta
- Episodio 5: In compagnia della solitudine
- Episodio 6: La culla
STAGIONE 1
Parte 1
Da che ne ho ricordo, mia nonna mi accoglie alla soglia con un largo sorriso, asciugandosi le mani sul suo grembiule bianco e rosa, dicendo che la stanza è pronta. Ha cambiato le lenzuola, ha liberato l’armadio e sistemato il bagno. La sua casa a Selinunte è piccola ma ha tutto il necessario. Una veranda in cui rilassarsi, un salotto e cucina in cui riunirsi durante i pasti, due bagni e tre camere da letto. La mia camera è dotata di bagno privato e una porta bianca che affaccia sul ripostiglio e una scala a chiocciola di metallo grigia che conduce all’ampio terrazzo. Così, quando arrivo, piazzo l’enorme valigia a terra, la disfo e comincio a mettere in ordine il contenuto. Vestiti, intimo, costumi, soluzione unica per le lenti a contatto, spazzolino e così via. È da qualche anno – da quando ho scoperto la passione per la lettura – che l’abat-jour non si accende, e mia nonna si ostina a non volerla buttare. Quando le domandi se sia possibile rimuovere la lampadina e sostituirla con una nuova di zecca, risponde che l’abat-jour è troppo vecchia e la lampadina di ricambio ormai non è più in commercio, e dunque è impossibile rimediarne un’altra. A maggior ragione allora le chiedo di buttarla, perché questa abat-jour è diventata inutile e ingombrante. Lei mi risponde che è un ricordo, e i ricordi che si buttano poi si dimenticano. Mia nonna conserva tutto, anche il superfluo, perché è una donna che ha paura di dimenticare. Nonostante questo, ha provveduto a comprarne una nuova. È una lampada da comodino moderna con tre intensità di luce, ed è moderata da quattro pareti che la avvolgono con disegni di palazzi in stile skyline di New York.
Quando non rincaso troppo tardi, mi piace leggere un capitolo prima di andare a dormire. Così accendo la lucina, mi soffermo a sentire l’odore del repellente per le zanzare elettrico, e mi preparo alla lettura. Ogni sera di ogni anno, c’è un istante in cui medito se indossare o no una maglietta leggera. Titubo non per il caldo – perché a luglio e agosto l’afa è insopportabile – ma perché voglio evitare di essere punto da una zanzara e passare i due giorni successivi a grattarmi o a trattenermi dal farlo. Dopo un po’ di esitazione, rinuncio alla maglietta, mi tuffo nel letto, apro il libro e riprendo da dove mi ero interrotto. Nella stanza accanto mia nonna russa rumorosamente, in lontananza sento i motorini che scorrazzano, un bambino che piange. Succede poi che comincio ad avvertire un ronzio nella stanza, così stacco gli occhi dalle pagine per alzarli al soffitto. Inserisco il segnalibro e abbandono il romanzo sulle lenzuola. Prima mi metto seduto sul letto, oriento lo sguardo di qua e di là cercando di concentrarmi sulla possibile origine del suono, poi mi alzo e cammino per la stanza perché udire non basta più. Le zanzare sono piccole, quindi ho bisogno di muovermi per individuarla. Le pareti bianche mi aiutano notevolmente a scovarle, ma queste puttane – è così che le chiamo – sono furbe. Si posano sugli armadi, sulla testata del letto, sui mobili e soprammobili, sulle porte e sugli zaini, e per riuscire a scovarle è necessaria tutta la mia concentrazione, tutta la mia cura ai dettagli. Quando non la intravedo all’interno della camera, immagino che stia svolazzando in bagno. Apro la porta a scomparsa e subito mi pare di essere come un selvaggio nella giungla armato di lancia appuntita, i capelli lunghi come Tarzan, un gonnellino a coprire le grazie, intento a rimanere in assoluto silenzio per percepire il più minimo rumore, lo spostamento impercettibile di una foglia, l’ondeggiare di un ramo pendente, o che so io. Alzo il mento al soffitto e, con una spinta di adrenalina, quasi come fossi un cacciatore, la trovo che ronza in alto, troppo in alto per poterla raggiungere con un balzo. Così mi guardo intorno e cerco qualcosa su cui possa sostenermi, che sia la tazza chiusa del cesso o il mobiletto. Poi ricordo che il mio essere maldestro, l’anno scorso, ha causato la rottura del lavandino, e onde evitare di procurare disagio alla mia famiglia, rinuncio ad arrampicarmi e resto in attesa.
Serie: Pane e sabbia
- Episodio 1: Posso giocare?
- Episodio 2: La zanzara
- Episodio 3: La zanzara – Parte 2
- Episodio 4: La vecchietta
- Episodio 5: In compagnia della solitudine
- Episodio 6: La culla
Mi hai fatto piegare in due dalle risate! Comunque, mi sa che le zanzare le chiamiamo un pò tutti allo stesso modo!
Pare che tutto sia calato e fermo in una grande afa. Bell’intensità il personaggio della nonna, con il particolare attaccamento alle cose con le quali tiene vicino a sé i ricordi.
Ciao Simone,
L’incipit mi piace, è scivolato via leggero fino all’ultima riga sia stilisticamente che nella trama. Vado a leggere il secondo episodio 😀