L’abbraccio dello Scorpione (versione 2026)
Xamidimura e Pipirima: sistema stellare binario nella costellazione dello Scorpione. Distanza: 0,5 secondi d’arco.
Per fortuna è passata. Anche questa volta è andata bene. Ma per quanto? Ogni volta la spinta è più forte, sento la superficie che si tende sempre di più, prima o poi si spaccherà. E adesso indietro, dall’altra parte. Forse lo preferisco, ma fa paura lo stesso. Il peso che schiaccia è così doloroso a volte. Preme su tutte le mie fibre e le spinge sempre più giù, così in basso da sfiorare l’impossibile.
Ma so che poi si ferma anche lì. È così da sempre, non ho ricordi di qualcos’altro. Solo questo avanti e indietro, il tendersi e contrarsi intorno a un punto. Sempre uguale.
Qualche volta il problema è il caldo. E poi di conseguenza il freddo. Arriva dal centro. Una fornace che inspira ed espira. Gas rosso, arancione, giallo, che poi diventa verde azzurro, blu.
Intorno a me non c’è nessuno. Solo nero. Lucido e ghiacciato. Immobile e infinito. Ognitanto mi sembra di scorgere qualche bagliore in lontananza. Ma forse sono visioni provocate dai gas quando mi espando.
***
È diverso. Che succede? Il rosso diventa arancione. Ma non diventa giallo. Il calore sale e la spinta aumenta. Mi schiaccia come non avevo mai provato. Dei sibili lunghissimi che poi si fermano di colpo e diventano schiocchi. Ma non è come sempre, la spinta è laterale. Una magnitudine diversa. Il ritmo si è incagliato, singhiozza, non è preciso. Poi si sposta, la sento più in basso. La magnitudine cambia senza lo schema che conosco. Infine la pressione si rilascia e vengo tirato verso l’esterno. La nebbia si dirada e il gas adesso è verde. No è già azzurro. Troppo in fretta. Voglio fermarmi ma non ci riesco, qualcosa sopra di me, no, sotto di me, no, accanto a me.
Tutto si ferma. Di colpo. I colori sono quelli giusti e la temperatura anche. Il nero è di nuovo lucido. Anche se… Dei filamenti di gas, bianchi argentei, quasi luccicanti, stanno scomparendo in lontananza. Tutto è immobile adesso. Come sempre.
***
Ricomincio a tendermi, questa è la spinta che conosco. Ma forse no, non è la stessa. La tensione è forte, quasi insopportabile, tra poco finirà e si invertirà. Ma ecco, di nuovo. A lato uno schiacciamento, ecco che mi sposta. Sì vado di là, è giusto. Deve essere così. La spinta accelera e la velocità anche. I gas cambiano colore con intervalli sempre più brevi. Ecco, la percepisco adesso. È vicina, tanto vicina. I suoi gas sono vicini, lunghi filamenti che si muovono e vengono verso di me. Il nero non è più lucido adesso. Mi sembra di toccarla, le nostre superfici si sfiorano. La trazione è costante, forte, sicura. Un’energia potente e affidabile. Il calore aumenta, non fa male.
Qualcosa sta cambiando. Mi sto spostando dall’orbita, non è più costante. La pressione diminuisce e anche la temperatura. I sibili hanno cambiato tonalità, sono diventati delle vibrazioni profonde. Sto scappando adesso. La velocità aumenta e non c’è più tensione. Il nero è di nuovo lucido. Immobile. Cerco i filamenti argentati ma non li trovo. Il vuoto è ancora lì, come è sempre stato.
Ma adesso lo so. Succederà ancora, tornerà. Nel frattempo la mia pressione salirà e scenderà, nulla cambia. Ma poi lei ci sarà. Di nuovo. Forse stavolta più vicina.
***
L’energia è calata, la spinta non è più forte come un tempo. E anche la pressione è diversa, più morbida. L’equilibrio è stabile. Ma poi lei si avvicina. Ormai so quando succederà, la perfezione di un movimento annunciato. Il familiare spostamento laterale che la pressione esterna genera è il segnale dell’inizio. I colori variano in una scala che adesso è conosciuta. Una scansione temporale perfetta. I sibili si allungano, so esattamente di quanto e so anche quando diverranno schiocchi e infine vibrazioni. Ecco i suoi gas. La prossimità si fa tangibile. Ma ogni volta è anche diverso. Il ritmo accelera, di poco ma lo sento. Lo percepisco nei colori, in quell’arcobaleno che cambia ma rimane sempre uguale. La velocità aumenta, ogni volta un po’ di più, e con lei anche la spinta e il calore. I suoi filamenti argentati ormai mi avvolgono e brillano intorno a me.
Questa volta lo sento bene. Mai stato così veloce. Anche le vibrazioni sono arrivate prima, mi scuotono dall’interno. I colori sono come impazziti, non riesco a percepire i cambiamenti, sono troppo veloci. La tensione è a livelli finora sconosciuti. Anche la pressione non è più laterale ma concentrata su unico punto. Verso di lei. La velocità aumenta ancora, il calore anche. I suoi gas hanno un colore diverso, non più argentei ma blu, scuro, cobalto. Si fondono con i miei e esplodono in nubi che si espandono in ogni direzione. Adesso non sento solo le mie vibrazioni ma anche le sue. Sembra che si uniscano in un’unica frequenza. La pressione adesso è insostenibile e anche la mia struttura sta cambiando. Mi sto allungando e schiacciando nello stesso momento, non ho più alcuna forma di controllo. La vibrazione è diventata ormai un rumore sordo, due enormi superfici che grattano una sull’altra.
Poi di colpo cambia. Non subito. Un rimbalzo al contrario. Una spinta indietro che mi tira. Forte, ancora più forte. Le nuvole di gas si disperdono, i suoi filamenti sono di nuovo lunghi e argentei. E la temperatura diminuisce. Dapprima poco. Poi in modo evidente. Anche i colori dei miei gas cambiano con regolarità adesso, nel modo consueto che conosco da sempre. Sento ancora le vibrazioni della sua vicinanza, la deformazione è permanente. Ci siamo toccati. Anzi no. Sfiorati.
***
Nero, lucido. Come sempre è stato. Mi tendo e mi schiaccio ma con forza sempre minore. I colori cambiano con regolarità. Rosso, arancione, giallo, e poi verde, azzurro, blu. Immutabili. Non sento i sibili, tantomeno le vibrazioni. La temperatura e costante. Solo la mia forma è diversa. Quella sfera perfetta adesso è un’ellisse. Sono schiacciata. Forse la prossima volta lo sarò ancora di più. Posso aspettare. La prossima volta. Magari sarà quella dell’Abbraccio.
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