Labirintum

Serie: Non dimenticare Monterutto


Venerdì è sempre un gran giorno, gli ultimi rantoli sulla tastiera e poi si stacca per quarantotto ore; ormai è il momento, casa e doccia, non ho più nulla da dare qui.

Stasera è meglio fare un po’ di fondo prima di uscire, poi ho voglia di coccolarmi con un po’ di unto; amo la cucina, ma non sempre ho voglia di mettere mano ai fornelli, oggi però si.

La fiamma che arroventa lentamente il ferro della fonda padella e l’olio verdino, la salsiccia fresca che sfrigola e scoppietta armoniosamente, le righe di peperoni che si lasciano abbracciare, le patate ancora crude che vogliono unirsi alle danze, due cucchiai di pomodori spremuti in ricordo dell’Estate montanara, sale, pepe e il piccante giusto per scaldare l’Inverno con l’Inferno, acqua santa a coprire i tuberi e il coperchio comprato in Purgatorio, perché il Diavolo non li fa; li lascio fare in tranquillità, il divano mi chiama.

La cena è quasi pronta e ormai la brucio per colpa di Mario Run, ma sono salvo, anzi è quasi meglio con quella leggera crosticina che non ti fanno trovare in alcun ristorante, tantomeno nelle pubblicità Bio sui social network.

Doccia, olio su barba, due colpi di pettine e tutti fuori che i bicchieri cominciano a tintinnare.

Parcheggio al solito posto in quattordicesima fila, gli spazi accanto alla stazione degli autobus sono sempre pieni zeppi a quest’ora, anche se in realtà la gente non si sa dove sia considerando che in piazza non c’è nessuno.

Adoro l’orario tra l’aperitivo e la serata, quello dove i precoci vanno a casa e i ritardatari stanno ancora riflettendo su cosa indossare, il momento in cui trovo le persone più interessanti al Labirintum; pensare che fino a poco tempo fa non mi piaceva nemmeno questo Pub, ma poi il mio fratello acquisito, Enrico, ne è diventato il responsabile e gli ha dato un’anima indecentemente meravigliosa, di quelle che ti fanno tornare in mente il suo significato originale, cioè “Public House”.

Una Public House è facile da capire, deve essere una Casa, una Famiglia, un posto in cui ti senti al sicuro e dove puoi rinfrancare lo spirito o affogare i pensieri, a volte le due cose insieme; il Labirintum è così, il buco del culo di Modena, ma se ci entri puoi risalire l’intestino sino all’Anima, perché del resto si sa che questa risiede tra l’ingresso del Cuore e l’uscita dell’ano.

Continua a fare un freddo cane, tolgo gli occhiali per evitare di rimanere cieco a causa della condensa che appanna le lenti appena entro, spingo la porta e mi accoglie il tormento indiavolato e abrasivo di Hell Broke Luce di Tom Waits, seguito da quel cretino di Enry che segue il <Left, Right> ballando con le braccia su e giù; ama la pizza, ma non ha mai digerito l’inglese, lo guardo e faccio finta di uscire aspettando il suo <Ooooh…ben arrivato! Allora?>.

<Tutto a posto…niente a posto, solite cose> rispondo mentre gli batto un moscio brofist.

<Oh Vecchio…devo raccontarti un pacco di cose> continua lui sghignazzando.

Non sono sicuro di essere pronto a sentirle, di solito per andare dal punto A al punto B lui fa tutto l’alfabeto cinque o sei volte; ma ora che ci penso no…non sono proprio pronto.

<Ok, ma prima mi fai un’APA piccola per favore?>

<Agli ordini, lo schiavo obbedisce> risponde lui, come al solito con il suo tono autoironico.

Sì lo so, sono consapevole del fatto che ora i Fenomeni della Birra Artigianale e i Maschi Veri, nonché i miei adorati sbronzoni, grideranno alla blasfemia osannando il machismo da Birra Media e che io potrei ribattere buttando sul bancone la tradizione del Bere di Colonia, il fatto che la birra piccola rimane sempre fresca, il calcolo di dieci birre da zerodue che ne fanno comunque cinque da zeroquattro, ma hanno ragione loro, se non fosse che io più di bere adoro solo una cosa in un pub: ordinare un bicchiere.

Amo quel momento in cui mi appoggio al bancone, mi scruto intorno per osservare chi beve con me, incrocio gli occhi del barista e chiedo la mia bevuta; la frase <Il solito> la lascio ad Hollywood, io preferisco il dondolante annuire con la testa quando chi mi serve sa già cosa voglio, quasi come in un rito.

Concludendo il pensiero, cari i miei Crociati della Birra Media, alzate il calice, sbattetelo contro il mio e fate uscire dalla vostra bocca solo un motivo per brindare, qualora ne servisse uno.

Il bicchiere è pronto, Enrico comincia a raccontarmi e io provo a seguirlo, ma non ci riesco, non del tutto almeno, però se siamo Fratelli un motivo ci sarà e comunque ci capiamo.

Elisa e Stefania sistemano il locale dopo l’aperitivo, il Siculo se la ride con il Polacco e Kalashnikov siede al suo solito angolo con hot dog e birra media in attesa dell’arrivo di Cicchetto.

Una ventata di aria fredda mi arriva in faccia, la porta si è aperta e sta entrando qualcuno che non conosco.

<Bella Az> grida Enrico.

<Ciao Enrico, come stai? Aaah c’è anche Stefania stasera> risponde lo sconosciuto con un sorriso infinito.

Si salutano e scambiano due chiacchiere allegramente, sembra si conoscano da una vita.

Non so proprio chi sia, ma del resto vengo qui da poche settimane e ci sta; lui è un uomo sulla quarantina, pelle scura ma non riesco a decifrarne i lineamenti, così a primo impatto direi africano, però non sono convinto.

Sarà la timidezza, sarà non so cosa, forse solo il mio modo di essere, ma non mi piace conoscere tutti e quando lo faccio devo dire sempre qualche cazzata per non far sembrare la cosa troppo seria, odio le cose serie, lo sono già abbastanza di mio; questa persona mi ha incuriosito, ben vestita ed elegantemente vivace.

Guardo lo sconosciuto, guardo Enrico, guardo lo sconosciuto, guardo Enrico.

<Beh quindi? Stasera beviamo o no?> chiedo tra il serio e il divertito all’uomo.

<Certo…Enrico mi fai una APA media per favore?> risponde lui.

<Subito Az> ed Enry si mette all’opera lavando il bicchiere prima di abbassare la leva del paradiso luppolato.

Loro continuano a conversare, io ascolto e mi unisco alle chiacchiere del Venerdì sera.

Una birra, due birre, tre birre, gli sguardi che si mischiano alle parole degli avventori assetati, i miei dialoghi spezzettati rimbalzano di qua e di là, alla ricerca dell’Anima di questa notte.

Alla quarta birra Aziz diventa già un amico, ma poi saluta scusandosi perché ci deve lasciare per andare a trovare altri amici in altri locali.

<É stato un piacere averti conosciuto> mi dice lui sorridendo, con un tono di voce che sembra una nuvola di sincerità che ti avvolge la testa come un berretto caldo, rimango un attimo felicemente sorpreso.

<Il piacere è stato mio> replico ricambiando il sorriso.

Lui esce, Enrico resta e il mio sguardo lo cerca al di là delle spine.

<Beh…mi sembra un bel personaggio> dico io.

<Vero? Viene qua da un po’ e mi sembra una bella persona> risponde lui convinto.

<Ely…> chiamo con un sorriso ruffiano, cercando lo sguardo della ragazza al banco.

<<APA piccola?>> chiede lei con occhi complici, mentre si volta a cogliere il calice, io annuisco con la testa e il bicchiere viaggia dall’acqua pulitrice alla fine cascata ambrata.

La gente comincia ad affollare la piazza ed inizia la serata della confusione, quella della leggera sbronza che ti fa vedere un mondo diverso, volatile, che libera i personaggi più strambi come il Bergamasco Leghista di passaggio, che a momenti si fa tirare due pugni da un gruppo di ragazzi di Napoli palesemente irritati dalla sua arrogante ideologia; Cicchetto che sorseggia e fuma in totale tranquillità, le splendide ragazze della piazza vestite in ogni modo, il locale accanto che si fa odiare anche stasera, il brusio che tra un paio d’ore svanirà.

Si fa chiusura, pizzetta al forno e poi a dormire.

<Dario vieni su con me, portiamo Elisa a casa, poi porto te e domani veniamo a prendere la macchina> se ne esce il solito premuroso Enrico.

<Vecchio, tranquillo, la questura non sarebbe d’accordo in fatto di punti decimali, ma sono lucido, la strada è libera e vado piano, grazie e vai sereno> gli rispondo io sorridendo e cercando di mantenere un tono più sobrio di quel che è in realtà.

Ed effettivamente è andata proprio così, come sempre arrivo a casa tutto intatto, i problemi sono al massimo la mattina dopo, ma il vecchio trucco, se non mischi, funziona sempre: mezzo litro d’acqua e il giorno dopo sei un leone, o quasi.

Serie: Non dimenticare Monterutto


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. MESSAGGIO IMPORTANTE
    Tiziano mi ha fatto notare alcuni piccoli dettagli ed onde evitare fraintendimenti vorrei fare alcune specifiche:
    1) Il titolo di questa serie è uguale al titolo del libro che ho pubblicato (e promosso sotto gli episodi)? SÍ
    2) I primi 2 capitoli di questa serie sono uguali a quelli del libro che ho pubblicato (e promosso sotto gli episodi)? SÍ
    3) La serie sarà una riproduzione parziale del libro pubblicato? NO
    Sono uno scrittore emergente (ma preferirei dire “novello”) e quindi cerco di migliorarmi ed allenarmi.
    Amo profondamente il libro che ho pubblicato (e che trovate sotto ogni episodio di questa serie) e ho voluto provare a dargli un taglio differente qui sopra.
    Questa serie mi servirà da esercizio e sto provando ad utilizzare un inizio uguale (solo i primi due capitoli) per stendere una storia diversa e più vicina alla serie.
    Questo per dirvi che:
    1) Questa serie avrà una fine: non preoccupatevi 🙂
    2) Il libro che potete acquistare ha una storia differente, seguendo il link di Amazon troverete l’estratto con i primi 5 capitoli offerti e noterete le differenze già dal terzo capitolo in poi): quindi se lo comprerete, non preoccupatevi 🙂

    Ci tenevo a fare queste precisazioni poiché non vorrei creare dubbi e vorrei garantirvi comunque un racconto completo qui sopra. Se poi vi piace come scrivo (come appare dai vostri commenti), sarò super felice di sapere che avrete letto anche il mio libro pubblicato 🙂
    Un abbraccio a tutti
    Dario

  2. Ciao Dario, questo realismo mi affascina…mi ha fatto venire fame e poi sete di birra, anche se non ho trovato particolarmente azzeccate alcune ridondanze tipo “paradiso luppolato” o “fine cascata ambrata”, ma è chiaro che é il mio modesto pensiero e non una critica oggettiva. Per come la vedo, spero in un risvolto strabiliante e di contrasto!

    1. Ciao Maria, piacere di conoscerti 🙂
      Beh intanto grazie per i complimenti e, se vuoi, puoi specificare meglio il tuo pensiero, ogni critica costruttiva è ben accetta 🙂 Tu che termini avresti utilizzato? Mi fa piacere sapere 🙂

  3. Mi piace questo stile a mo’ di sceneggiatura, per qualche minuto sono stata anche io in quel pub, con tutti i personaggi che mi ruotavano attorno mentre sorseggiavo una birra. Come qualcun altro ha già detto, manca una meta, un punto d’arrivo, ma forse è proprio il “capire dove vuoi andare a parare” che innesca la curiosità a leggere l’episodio successivo. Aspetto il proseguimento 🙂

  4. Il racconto scorre bene e quello che descrivi arriva alla mente del lettore come se stesse guardando un video. Quello che manca è un punto di arrivo, o di partenza; questa storia potrebbe portare da qualsiasi parte. Sono sicuro che nel prossimo episodio la direzione che vorrai intraprendere diventerà chiarissima.?

  5. Eccomi al secondo episodio. Esprimo la mia (personalissima) opinione sui consueti due aspetti di una storia: stile e trama. Come ho già avuto modo di dire nel primo episodio adoro questo genere di scrittura cosi verbosa, fatta di periodi lungi e assetati. Sintassi perfetta, sapiente uso del punto e virgola. C’è anche un altro autore qui che scrive in questo modo: @franksato (Francesco Barone). Il rischio di questo genere di scrittura è quello di focalizzare l’enfasi sullo stile, a discapito della tensione narrativa, dunque è fondamentale, oltre alle riflessioni ad alta voce, avere davvero una storia da raccontare. Nel tuo caso l’azione tra i personaggi non manca, sono buoni e realistici i dialoghi e la descrizione degli scenari è davvero curata. Mancherebbe un gancio finale che invogli il lettore a leggere l’episodio successivo ma soprattutto, a mio modestissimo avviso, il protagonista dovrebbe avere uno scopo chiaro, un obiettivo attorno al quale far ruotare gli eventi. Anche se questa è un’indicazione scolastica, da manuale, penso sia importate per coinvolgere il lettore fino in fondo. Al prossimo episodio! 🙂

    1. Ciao Tiziano, hai perfettamente ragione e sostengo il tuo commento perchè non è una vera e propria “serie”, la storia e lo scopo si scoprono piano piano, più lentamente rispetto ad una serie classica; per questo mi piace definirlo “Screen Novel”, un romanzo con il ritmo di una sceneggiatura, ma pur sempre romanzo rimane 🙂

  6. A te che leggi (in questo momento siete stati in 12) non chiedo di offrirmi un caffè (certo se lo farai significherò davvero tantissimo per me) o per forza di condividermi (magari ti faccio pure schifo :D), però ti sarei molto grato se mi lasciassi un tuo parere.
    Mi ritengo adulto e ho affrontato ben di peggio rispetto a commenti negativi, quindi qualsiasi cosa pensi dimmela per favore, solo così potrò crescere come persona e come scrittore 🙂
    Ti è piaciuto il capitolo? Esaltami
    Ti ha schifato? Seppelliscimi
    Ti è del tutto indifferente? Dimmi dove ti sei bloccato, ma parlami…siamo qui per questo, no? Dovrei essere io ad aver timore di un commento, non tu a scriverlo 🙂

    Peace&Love

    Dario