L’Adamo

Lila accese l’autoradio non appena abbandonato il traffico, avviando l’esecuzione del cd musicale che aveva inserito nel riproduttore. Odiava guidare in città ed evitava ogni tipo di distrazione.

Aprì leggermente il finestrino e si rilassò. Le note del violino riempirono l’abitacolo completando la magia: finalmente, era giunta in campagna. La “sua” campagna. Possedeva un vecchio casolare che aveva ristrutturato cinque anni prima, immerso nel verde della Pianura Padano-Veneta.

Intonò la melodia a fior di labbra, lasciandosi trasportare dalla vivacità della giovane artista che aveva inciso quell’album musicale. Si diceva ancora, album musicale? Lila ridacchiò, sollevando gli occhi sullo specchietto dell’aletta parasole per un’occhiata veloce. Portava egregiamente i suoi settant’anni. I capelli corti color argento, tagliati alla “maschietta”, mettevano in risalto i suoi lineamenti marcati e gli occhiali dalla montatura rossa. Rosse erano anche le labbra vivaci, ancora piene e desiderose di vita. Come si chiamava, la violinista? Era stata Elettra, sua nipote, a fargliela conoscere. Lindsey Sterling. Le piaceva il suo stile, il tocco moderno con cui aveva riproposto quello strumento disdegnato da molti giovani.

Vide l’autostoppista non appena superata la curva; un giovanotto in canottiera con un paio di natiche degne di nota. Rallentò senza alcun tentennamento, non era solita pensare al peggio e il giovane le parve in difficoltà. Lui le corse incontro con un sorriso enorme, evidentemente sollevato. Quella era una strada piuttosto isolata, i veicoli non transitavano con un flusso continuo.

Il ragazzo aprì la portiera, affacciandosi.

«Buongiorno, Signora.»

«Dove sei diretto?»

Il sorriso di lui si fece timido. «Più avanti. Fino a dove potrà portarmi.»

Lila ridacchiò, invitandolo a sedersi con un cenno della mano. «Più avanti.»

L’autostoppista si accomodò, allacciando la cintura. Posò lo zainetto, semivuoto, sulle gambe e chinò il capo. «Grazie davvero.»

Lila riavviò l’auto. «Ho parecchia strada da fare per arrivare a casa, per te va bene?»

«Sì, Signora. Ovunque andrà bene.»

La donna aggrottò le sopracciglia, perplessa. Il ragazzo non fece cenno di estrarre un cellulare, né dalle tasche né dallo zaino. Indovinò che non lo possedeva.

«Dimmi, per caso sei scappato di prigione?»

Ricevette come risposta uno sguardo triste. «Una specie.»

Sebbene incuriosita, Lila tacque. Viaggiarono in quel modo per un paio d’ore, lasciando spazio solo alla musica. Il ragazzo si chiuse in un silenzio tranquillo e la donna indovinò che quell’atteggiamento apparteneva alla sua indole. Il suo passeggero non era di molte parole.

Le parve evidente che era a corto di denaro: gli abiti, pulitissimi, apparivano lisi.

«Io sono Lila, piacere di conoscerti.»

«Marino.»

Nome insolito. Lila decise di approfondire la conoscenza. «Hai una meta? Non so, forse hai trovato impiego da queste parti.» L’accento del ragazzo denunciava la sua origine campana.

«Vorrei. I tempi sono brutti, forse riuscirò a trovare qualcosa in una città. Non ho una professione, qualunque cosa andrebbe bene.»

Marino non sembrava avere le idee chiare sul suo futuro e la donna scosse la testa, perplessa; non riuscì a chiudere la sua boccaccia.

«Hai mai pensato di usare quel bel fisico?»

Marino arrossì fin sopra le orecchie, guardandola in tralice. Aveva afferrato lo zainetto, dando l’impressione di volersi fiondare fuori dalla portiera nonostante l’auto fosse in corsa.

Lila sorrise gentilmente, toccata dall’innocenza che lesse in quella reazione spontanea.

«Non intendo nulla di sconveniente, come la prostituzione o la pornografia. Ci sono altri modi per valorizzare quello che ti ha dato madre natura.»

Il ragazzo sembrò rasserenarsi; la presa con cui stringeva lo zaino si allentò.

«Ad esempio?»

«Io mi diletto di fotografia, mi piacciono i ritratti.» Lila scoppiò a ridere. «Non sono un’artista, la mia è una passione amatoriale. Di tanto in tanto organizzo un piccolo vernissage nella galleria d’arte di Battista, uno dei miei ex mariti; il terzo. Ci riuniamo fra amici e l’occasione è buona per terminare la serata in trattoria.»

«Ritratti?»

La donna annuì. «Ti piacerebbe saperne di più? Ti confesso che sarei interessata a fotografarti e vorrei farti una proposta. Ormai mancano una ventina di minuti prima della deviazione che mi porterà a casa. Posso lasciarti sulla strada principale, o posso ospitarti per questa notte. Ti spiegherò per bene cosa faccio e solo dopo deciderai se ti va o meno di farmi da modello. Alla peggio avrai guadagnato una camera calda, dove dormire da solo, una doccia e un pasto.»

Marino si morse le labbra, chiaramente inquieto, ma alla fine decise di accettare. «Va bene. Se non è di troppo disturbo.»

Lila scoppiò a ridere. «Non preoccuparti, ho una montagna di confezioni di lasagne nel freezer.»

***

Marino era una buona forchetta; divorò due porzioni di lasagne con voracità, accompagnandole con una lattina di cola. Aveva rifiutato il vino che Lila aveva posato a tavola, dicendo di essere astemio.

Una volta terminata la cena la padrona di casa lo condusse in un’ampia stanza al piano terra, dove aveva allestito il suo studio di fotografia. Marino sbirciò le attrezzature con curiosità, senza mai allungare le mani, allo stesso modo di un bambino a cui erano state insegnate le buone maniere.

«Come ti ho detto amo i ritratti. Nudi educati.»

Le guance del ragazzo tornarono a colorarsi. «Educati?»

«Niente genitali esposti.» Lila lo invitò ad avvicinarsi ad un’ampia scrivania, dove era posato un portfolio. «Vieni da questa parte, è più facile se ti faccio vedere cosa intendo.»

Marino la raggiunse, abbassando lo sguardo sulla cartellina. Quando Lila la aprì si trovò a fissare la foto di una ragazza alquanto graziosa. Il ritratto era in bianco e nero, con pochissimi tratti di colore che, comprese il ragazzo, erano stati applicati in seguito. Non se ne intendeva, ma gli parve bello.

«La modella che ha posato per questa foto è mia nipote, Elettra.»

Elettra era stata immortalata a corpo intero; le zone intime erano coperte ad arte da lunghi capelli ondulati di colore rosso fuoco. Il suo capo era cinto da una corona di spine. L’unico altro tratto di colore presente nella foto, era il verde smeraldo delle scaglie iridescenti del serpente che le cingeva le spalle e il braccio sinistro. L’espressione di Elettra era seria, fiera.

«Lo so, non è molto originale, ma lei è la “mia” Eva.» Lila pronunciò quelle parole con evidente orgoglio.

«È una foto molto bella.»

«Tu sarai il “mio” Adamo.»

Marino impallidì visibilmente: fissava il serpente ritratto con evidente timore, tanto che Lila scoppiò a ridere.

«No, no. Tu devi tenere in mano una melagrana aperta.»

Il sospiro di sollievo di lui aumentò l’intensità della sua risata.

«Senti, Marino, questa è la mia proposta. E credici, ci guadagno io. Tremila euro in contanti e domani ti porto alla stazione ferroviaria più vicina.»

Il ragazzo sollevò su di lei uno sguardo sgomento. «Tremila… euro?»

«Su, vai a preparati.» Lila gli indicò un camerino sul lato destro della stanza. «C’è un accappatoio pulito, quanto al resto non c’è nulla che io non abbia mai visto. Non con quattro mariti, due figli e tre nipoti maschi.»

***

«Ti piace?»

Elettra osservò la foto che la nonna le aveva consegnato, studiandola con attenzione. Il ragazzo immortalato era chiaramente piacente e la posa metteva in risalto il fisico scultoreo: Lila lo aveva voluto ritrarre di tre quarti, nascondendo i genitali grazie alla posizione della gamba destra, portata leggermente in avanti. Riconobbe subito l’espressione del volto che la nonna aveva voluto per quel ritratto e si chiese com’era riuscita a ottenerla. Lila amava appassionatamente l’opera del Canova, suo conterraneo. La ragazza conosceva a memoria ogni linea e piega impressa nelle sue creazioni: soprattutto Amore e Psiche, la sua preferita. Era riuscita a far assumere al ragazzo lo stesso sguardo dolce, malinconico, appassionato, del Dio. Quella che reggeva in mano era di sicuro una melagrana molto fortunata. Ricca di chicchi, rossa su bianco e nero.

Lila sembrò leggerle nel pensiero. «Ci abbiamo lavorato tutta la notte, ha studiato l’immagine che ho scaricato sul tablet per almeno un paio d’ore.»

«È stato gentile a non mandarti a quel paese.»

Quando le aveva raccontato dell’autostoppista, non le aveva dato della pazza per aver portato un estraneo in casa; era abituata ai colpi di testa della nonna. Per qualche misterioso motivo l’istinto di Lila era infallibile.

Il suono del campanello interruppe i suoi pensieri. Elettra posò il ritratto e sorrise.

«Vado io.»

Fece ritorno dopo un paio di minuti, reggendo fra le mani un enorme cesto di vimini, e Lila si affrettò a farle spazio sopra la scrivania. La ragazza posò il dono, rivolgendo alla nonna uno sguardo perplesso. «Un ammiratore?»

La donna si strinse nelle spalle, altrettanto curiosa. L’involucro trasparente non nascondeva la natura del contenuto del cesto, enormi melagrane rosse dall’aspetto appetitoso. Lila prelevò in bigliettino all’interno, sorridendo nel leggerlo.

«È l’Adamo. Che caro ragazzo, voleva ringraziarmi; l’ho mandato da Battista, a quanto pare gli ha trovato un impiego.»

«Ma… nonna, a te le melagrane non piacciono. Che ne facciamo?»

Lila sollevò le mani, unendo pollici e indici di entrambe a formare un’ideale inquadratura.

«Una bella, bellissima foto.»

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Discussioni

  1. Ciao Micol. Bel Lab! Fino all’ultimo ho atteso il colpo di scena. Pensavo che o la nonna o il ragazzo morissero fra atroci sofferenze. Per una leggerezza di lui, ad accettare un passaggio da chi sembrava innocuo, oppure per la pazzia di lei che pareva una brava vecchina. Mi hai stupita proprio perché invece non succede niente di eclatante, ma è un niente scritto bene. Che fa sperare! Esistono ancora le brave persone, esistono le possibilità fortuite di rimettersi in carreggiata. Alla prossima.

    1. Ciao Cristina, questa volta sono stata buona ;D
      Il desiderio di stravolgere tutto c’era, te lo confesso. Ma poi mi sono detta che anche le favole servono. Questa volta ci siamo invertite i ruoli, è stato il tuo autostoppista ad avere la peggio!

  2. Bellissimo Lab, che dimostra come tu sia in grado di appassionare il lettore in molti modi e con infiniti argomenti.
    Devo essere sincere fino all’ultimo ho aspettato che la strega Lila si rivelasse e cucinasse il bel Marino in un pentolone 🙂
    Ma in realtà il racconto è bello così.
    Grazie per aver partecipato.

    1. Ciao Ale, come ho detto a Dario avevo pensato all’ipotesi di cucinare Marino in umido. O fargli fare una fine peggiore, mi riservo l’idea per un prossimo lab ;D

  3. Ciao Micol! Eccoti in nuove vesti, camaleontica come sempre. Il lab è molto piacevole, scorrevole e curioso. Il personaggio di Lila mi piace molto, la sua audacia nel raccogliere l’ignaro autostoppista si ritrova nelle fotografie che hai davvero descritto bene. Me le sono immaginate alla perfezione, e chissà se trovo un Marino all’altezza ti tubo anche l’idea😂
    Come sempre brava, letto in un soffio👏👏

    1. Chiaramente era rubo e non tubo🤦‍♀️

    2. Ciao Virginia, ti ringrazio veramente per aver apprezzato lo sforzo 😀
      Lila non è una professionista, ma una fotografa dilettante e alquanto eccentrica. Quanto “al” Marino, temo sia un’impresa impossibile: negli ultimi anni gli autostoppisti sono una razza in estinzione

  4. La prima parte poteva benissimo essere un episodio della mia serie La città nel nulla.😂 Non mi sarei stupito se ad un certo punto la vecchia avesse tolto la maschera rivelandosi lo smilzo.🙃
    Ovviamente il proseguo ha rivelato tutt’altra realtà, una sorta di romance impreziosito da una protagonista bizzarra. Ma nella mia testa (bacata) ormai il “danno” è fatto: proprio un bel pg questa vecchia, mi sa che prenderò in prestito alcune caratteristiche per trasformarla in una servitrice dell’Abisso.😁😉

    1. Ciao Dario, ti confesso che anch’io ero indecisa sul metterlo in pentola o fargli una foto ;D
      In questo periodo sono super buona, dovrò porvi rimedio con i prossimi racconti. Quanto a Lila, te la cedo volentieri 😀

  5. Che dire, questo racconto è diverso dalla Micol cui siamo abituati (non c’è distopia, né ucronia 😉), ma la bravura è sempre la stessa.
    Ben tratteggiati personaggi, trama verosimile e finale piacevole!

    1. Ciao Sergio, questo lab è nato da una considerazione fatta nel gruppo Facebook, ovvero che l’autostoppista aveva una piacevole fisicità (in realtà ho detto lato “B”). Così mi sono immaginata questa signora fuori dalle righe che lo abbordava in auto per fargli una foto 😀

    2. Beh, poco male, si riconosceva comunque! Ed ho letto il brano con lei come sottofondo!

    1. .. E se questo non è un velato (ma neanche tanto) omaggio a Lindsey Stirling, peste mi colga! ❤️

    2. Hai ragione tu, non so perché il mio cervello diceva “Lisa” 😱

    3. ah, ma io non volevo correggerti! pensavo fosse intenzionale, Lindsey Stirling -> Lisa Sterling, una specie di cammeo mascherato 🙂

    4. In realtà, non so perché, ho scritto letto e riletto “Lisa” avendo in testa “Lindsey” 😀