L’aeroclub

Serie: Planavamo a stento


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: I due amici si cominciano a frequentare

Qualche giorno dopo eravamo all’Università e come al solito eravamo andati a pranzo in centro. Parlavamo delle lezioni mentre passeggiavamo subito dopo aver mangiato e a un certo punto notammo un piccolo aereo da turismo che volava nel cielo della giornata tersa di Dicembre. Senza esitazione Carlo riconobbe il modello di quell’aereo, anche se era molto piccolo sopra di noi.

“Sei davvero incredibile, quasi un mostro: sai davvero tutto degli aerei”. Gli dissi, stupendomi della profondità della sua conoscenza di quel mondo, così astratto per me. “Mi piacerebbe essere lassù su quell’aereo in una giornata come questa… e pensare invece che non ho ancora mai volato.”

“Come non hai mai volato?” Mi chiese guardandomi stupito.

“Beh, sai, andare in vacanza con l’aereo è sempre stato troppo costoso e in altro modo non saprei neanche come farlo.”

“Ma dai, è semplice: basta che andiamo all’aeroclub che sta accanto all’aeroporto e prenotiamo mezz’ora di volo a pagamento. Non ci costa neanche tanto più di una cena.”

“Ma davvero?” Gli chiesi un po’ diffidente.

“Ma sì, io ci andavo spesso quando ero al Liceo, quando ho fatto il corso per paracadutismo. Lanciarmi non mi piaceva neanche un po’, ma mi piaceva l’ambiente e il volo che ci portava su.” Disse lui con grande entusiasmo.

“Ma come? Hai fatto anche il paracadutista?” Dissi inizialmente sorpreso. Ma invece me lo riuscivo ad immaginare benissimo, con indosso una tuta, un casco sulla testa, qualche complicata imbracatura e l’ingombro compatto del paracadute sulle spalle.

“Si, ne ho fatti solo dieci, il minimo che serviva per prendere il brevetto. Era l’unica attività aeronautica che mi potevo permettere durante gli anni del liceo. Però saltare fuori dall’aereo era totalmente innaturale per me, ero terrorizzato ogni volta e mi prendeva l’ansia giorni prima di ogni lancio programmato. Me lo imponevo solamente perché volevo avere questo titolo che mi sembrava che legittimasse in qualche modo una minima appartenenza attiva a quel mondo dei voli. Però dopo il brevetto ho rinunciato completamente ai lanci e ho pensato che potevo andare lì solo per fare qualche mezz’ora di volo finché non avrei avuto più soldi per prendere il brevetto di pilota. Ci sono andato solo un paio di volte però, perché dopo con l’Università non volevo distrarmi troppo”. Lo potevo distintamente sentire che prendeva velocità e accelerava sempre più dietro questa idea di andare a fare un volo insieme. “Dai, allora dobbiamo organizzarci. Potremmo fare anche un giorno della prossima settimana.”

Io ormai mi ero fatto coinvolgere nel suo entusiasmo e dissi: “Magari Mercoledì, che tanto ci sono solo esercitazioni”.

Quel mercoledì andai a prendere Carlo al pensionato verso le nove di mattina. Lui mi aspettava all’esterno della portineria, con un giubbotto di pelle marrone da aviatore e i pantaloni cachi e degli anfibi di tipo militare ai piedi. Sembrava una specie di pilota americano di stanza in qualche savana pronto a qualche avventurosa azione e mi sembrava raggiante e pieno di un entusiasmo che faceva fatica a reprimere. Io, fino a quel momento, ero stato più che altro curioso di questa novità ma, mentre ci muovevamo in macchina verso l’aeroclub, potevo percepire distintamente il suo entusiasmo che come un campo elettrico si trasmetteva verso di me. Cominciai a sentirmi felice di essere lì insieme a lui in quella mattinata radiosa andando verso un’esperienza completamente nuova.

Arrivammo al campo di volo e mi sembrò molto più piccolo di come me l’ero immaginato, sembrava un piccolo avamposto in mezzo a una terra straniera, un fortino in un territorio nemico fatto di piccoli capannoni industriali squallidi e di brutte insegne d’attività artigianali.

Dentro però era incredibilmente caldo e accogliente, con un soffitto basso e scuro, ampie pareti finestrate che guardavano verso la pista attraverso un portico piccolo. Le pareti della sala principale erano coperte di quadri e vecchie foto di velivoli e ritratti di piloti d’ogni epoca. Dietro il banco c’era un signore anziano che riconobbe Carlo e gli sorrise dicendogli che era contento che fosse tornato, perché era un po’ che non lo vedeva. Lui rispose che aveva cominciato l’Università e poi, indicandomi con il dito, gli disse “Signor Tommasi, oggi ho portato il mio amico Federico Monti per fare il battesimo dell’aria!”.

“Benissimo, sono contento quando qualcuno vola per la prima volta. Se volete vi posso portare io: oggi volevo far fare un giro al mio vecchio Cessna e … quale occasione migliore di questa!”

“Ottimo, per noi va bene fare la classica mezz’ora, se il prezzo è sempre lo stesso dell’anno scorso.”, disse Carlo.

“Non ti preoccupare, tanto sarei andato lo stesso e quindi il volo stavolta lo offro io.”

Carlo si voltò verso di me ancora più raggiante e disse “Visto, Federico? Siamo davvero fortunati oggi”.

Serie: Planavamo a stento


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Discussioni

    1. Si, è vero, ma poi ho dovuto fare delle correzioni e ci sono stati alcuni problemi informatici che i gestori hanno dovuto risolvere: anche ora gli episodi non sono nell’ordine corretto 😉