L’altra me – Dettaglio (firmato Alba / Alceo Ferretti, Fiorani Edizioni)

Serie: OLOTIPI DELL'IMMAGINARIO


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: EPISODIO IN DUE PARTI: PARTE SECONDA.

Per raccontare questa terza vita, Alba non si fidò della semplice sequenza delle pagine: fece stampare l’intero romanzo su fogli di poliestere metallizzato, lucidi come gli specchi che sapeva incidere fin da bambina, e costruì il testo a inca­stro: ogni riga della pagina sinistra si interrompe a metà parola, e la sua metà mancante non si trova scritta da nessuna parte, se non capovolta e riflessa sulla pagina destra, leggibile soltanto inclinando il volume fino a trovare l’angolo esatto in cui il ri­flesso della destra completa, lettera su lettera, la frattura della sinistra. Ma la regola cambia, pagina dopo pagina, senza preavviso: a tratti è la destra a dover essere inclinata per completare la sinistra, a tratti il contrario, e in certi punti del libro nessuna delle due pagine è leggibile da sola in alcun verso – sono entrambe spezzate, entrambe incomplete, come composte da geroglifici, e solo trovando l’inclinazione esatta in cui i due riflessi si sovrap­pongono, a mezz’aria tra le pagine, le parole torna­no intere.

Chi legge il romanzo senza mai inclinarlo, prendendo ogni frase per quella che è, legge co­munque una storia completa e coerente: la prima vita, la trasformazione, il ritorno nella seconda identità. È un libro perfettamente leggibile così, e per questo perfettamente ingannevole, perché quel­la lettura racconta solo i due fallimenti – non a caso, l’unica versione della storia che si lascia leg­gere senza fatica è anche quella che finisce male due volte. La terza vita, quella riuscita, esiste solo nella cucitura tra le pagine, nel momento in cui il lettore smette di puntare dritto e comincia a cercare l’angolazione giusta: non è scritta, va assemblata, e più a lungo la si cerca, più la trama sembra dire che nessuna identità autentica si lascia mai leggere alla prima, comoda occhiata.

Il libro andrebbe dunque letto due volte, e le due letture non si sommano: si contraddicono, si correggono a vicenda, restituiscono due morali op­poste alla stessa identica storia.

Fiorani Edizioni ne stampò poche decine di copie, perché ogni foglio metallizzato andava ta­gliato e allineato a mano, controllando manual­mente ogni frattura di parola affinché il riflesso combaciasse – un lavoro che solo Alba, con la sua mano da incisore, sapeva davvero verificare senza errori.

Il libro non fu mai ristampato. Nessuna libre­ria capì mai bene sotto quale nome catalogarlo, e questo, più della tiratura limitata, bastò a farlo scomparire dai radar della distribuzione ufficiale nel giro di una stagione.

Alba non scrisse più nulla dopo L’altra me, e non ne diede mai una spiegazione ufficiale, ma chi le fu vicino raccontò che la ragione, semplicemen­te, non richiedeva spiegazioni: aveva scritto la sola cosa vera che avesse da dire, e l’aveva scritta nell’unico modo in cui una cosa vera si può dire senza mentire – nascondendola, rendendola diffici­le da trovare, visibile solo a chi fosse disposto a guardare oltre, non solo a leggere. Scrivere un se­condo romanzo, disse una volta a un’amica libraia che le chiese se avesse altro nel cassetto, sarebbe come ricominciare a cercarmi.

E io, ormai, mi sono già trovata.

Continua...

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